Parigi vuole spendereGli Stati europei dovrebbero aumentare ulteriormente i sostegni all’economia, dicono i francesi

Due economisti molto vicini al presidente Macron propongono di fare una politica di bilancio ancora più espansiva, con qualche spunto anche per l’Italia

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La Francia è uno degli Stati europei che ha speso e spenderà di più per sostenere la sua economia durante la pandemia. E a giudicare dai primi dati, soprattutto sulla disoccupazione, a fine 2020 tornata ai livelli pre pandemia, all’8%, i risultati sono soddisfacenti.

Se il debito pubblico è aumentato di 9,2 punti nel 2020, superando il 115% del Pil, le previsioni di crescita per i prossimi anni dovrebbero riuscire a contenere il rapporto, visto che il paese dovrebbe crescere del 5,9% nel 2021 (primo in Europa) e del 3,8% nel 2022.

In questo contesto, il Groupe d’études géopolitiques, think tank abbastanza ascoltato dal governo francese, ha pubblicato oggi un policy paper firmato da Jean Pisani-Ferry e Olivier Blanchard, che invita il governo a iniettare più soldi nell’economia per accelerare la ripresa.

Il documento è importante perché chi lo firma ha un peso notevole nella definizione delle politiche economiche di Emmanuel Macron. Jean Pisani-Ferry è l’artefice del progetto macronista presentato durante la campagna elettorale del 2017, uno degli intellettuali considerati di “sinistra” ancora vicini al presidente; Olivier Blanchard è il capo di una commissione di 26 economisti nominata da Macron per fare proposte all’Eliseo su clima, diseguaglianze e demografia, ed è l’ex capo economista al Fondo monetario internazionale. 

I due economisti si dicono soddisfatti del modo in cui la Francia ha affrontato la pandemia, ma invitano a non abbassare la guardia. È una proposta che indica anche un certo dibattito interno al governo francese: il ministero dell’Economia guidato da Bruno Le Maire è tradizionalmente più conservatore sulla politica economica rispetto all’Eliseo, meno preoccupato dall’aumento del debito a causa di una maggiore spesa.

«Due motivi di inquietudine invitano a preparare una risposta per la fase di normalizzazione che verrà a seguito dell’allentamento delle restrizioni sanitarie. In primo luogo non è certo che il rimbalzo spontaneo dei consumi previsto per la fine dell’anno sia sufficiente a innescare una dinamica forte abbastanza da risolvere le conseguenze dello shock causato dal Covid. In secondo luogo, a medio termine (tra due, tre anni), la scelta di stabilire la strategia di finanza pubblica sulla base di una perdita permanente di potenziale economico rischia di convalidare un’analisi esageratamente pessimista degli effetti sull’offerta».

Tenuto conto di queste premesse e della natura di questa crisi, scrivono i due economisti, bisognerebbe cercare di sostenere sia la domanda che l’offerta nei prossimi mesi e anni, in modo da recuperare entro la fine di quest’anno i livelli di attività di fine 2019, e di crescere a sufficienza da riassorbire le mancata crescita entro il 2023.

Blanchard e Pisani-Ferry invitano comunque a considerare con un certo ottimismo le prospettive economiche europee a causa dell’aumento della produttività che la reazione alla pandemia ha provocato. «Il ritorno alla normalità offrirà alle imprese la possibilità di tornare ai modi di funzionamento precedenti alla pandemia, ma conservando le innovazioni che hanno aumentato la loro efficacia. Ci sarà quindi inevitabilmente un miglioramento della produttività, che negli Stati Uniti crescerà del 4% nel periodo 2020-2022».

Visto dall’Italia, che soffre da tempo di un enorme problema di produttività, è un segnale incoraggiante. Secondo unelaborazione del Sole 24 Ore su dati Ocse, tra il 2010 e il 2016 la produttività italiana è aumentata in media solo dello 0,14% all’anno, un dato non influenzato dalla crisi economica del 2007/2008, visto che dal 2001 al 2017 la produttività è addirittura calata dello 0,01% annuo.

In Francia come in Italia, il risparmio indotto dalle restrizioni ha aumentato di molto il potere d’acquisto di ampie parti della popolazione. La sfida per i governi è evitare che la ripresa sia rallentata da una posizione troppo conservativa di chi ha risparmiato, che potrebbe decidere di rinviare ancora spese o investimenti.

Per Blanchard e Pisani-Ferry, la Francia deve quindi provvedere a «sostenere il reddito delle categorie a basso risparmio e forte propensione al consumo (categorie popolari, lavoratori di seconda linea, giovani, studenti)» e per rendere questo sostegno più utile, sarebbe ideale intervenire prima dell’estate «istituendo un sostegno mirato per supportare il consumo popolare con misure fino a 5 miliardi di euro, 350 euro in media a famiglia».

In totale, i due economisti raccomandano il governo francese di aumentare la spesa per sostenere domanda e offerta per circa 50 miliardi.

Infine, la proposta di Blanchard e Pisani-Ferry è interessante per l’Italia perché invita implicitamente gli altri paesi membri dell’Unione europea a fare la stessa cosa: «Se anche le altre capitali sostengono le loro economie nello stesso modo, gli effetti sulla bilancia commerciale dovrebbero essere limitati». 

Insomma, piuttosto che negoziare nuovi strumenti europei per aggiustare il tiro, è meglio sfruttare la momentanea sospensione del patto di stabilità e la propensione dei mercati a concedere credito a tassi molto bassi.