Corona EconomyLa formula perfetta per lo smart working, i sostegni bis e la carenza di manodopera nei ristoranti

Nella newsletter di questa settimana: l’Atlantic dice che bisognerebbe lavorare due giorni da casa e tre in ufficio mentre il ceo di WeWork critica chi sceglie di non andare in azienda; il governo Draghi si appresta a varare i nuovi ristori e smantellare l’Anpal, mentre i sindacati chiedono un posto al tavolo del Recovery. Ma anche la nuova riforma spagnola e le sex worker nella pandemia. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

ALLA RICERCA DELLA FORMULA “REMOTA”
What’s next Che la pandemia abbia rivoluzionato il mondo del lavoro lo abbiamo detto più volte. Ma cosa succederà ora che i vaccini avanzano anche in Italia? Il mondo delle imprese e dei lavoratori si sta dividendo tra pro e contro il lavoro a distanza. Alla ricerca del giusto mix tra lavoro in presenza e da remoto.

  • Contro Sandeep Mathrani, ceo della catena di coworking WeWork, non senza qualche interesse di parte, ha detto che solo i lavoratori meno “engaged” – coinvolti, impegnati – vogliono continuare a lavorare da casa. E ha aggiunto che il numero di giorni che desiderano trascorrere lontano dall’ufficio è direttamente proporzionale al loro grado di coinvolgimento nel lavoro. Mentre quelli che sono molto coinvolti saranno presenti almeno per due terzi del tempo.
  • Pro Ovviamente, le affermazione di Mathrani hanno creato polemiche e commenti sarcastici, anche da parte dei vertici delle big tech, com il ceo di Uber. E Wired ha spiegato perché invece per avere lavoratori più coinvolti e felici le aziende dovrebbero fornire loro sempre l’opzione di poter lavorare da remoto.

Sì, ma quanti giorni? Secondo quanto scrive Axios, la maggior parte dei lavoratori da remoto continuerà a restare a casa almeno un giorno alla settimana. E una ricerca di Gartner dice che il 69% dei datori di lavoro americani si aspetta che almeno la metà dei propri dipendenti lavori a distanza “alcune volte” a settimana. In Italia il 40% ha voglia di rientrare in ufficio, ma 5 milioni di lavoratori resteranno “smart”. Le persone chiederanno la possibilità di lavorare da casa, spiegano dalla Brookings Institution, e i datori di lavoro che non offrono questa possibilità potrebbero avere difficoltà a reclutare nuovo personale. Non a caso, le aziende stanno già assumendo nuovi manager addetti a supervisionare il lavoro a distanza, e continueranno a farlo.

Il numero magico: 2 Lo schema lineare delle cinque giornate di lavoro da otto ore sembra ormai un ricordo del passato. Ma secondo The Atlantic, la formula perfetta potrebbe essere tre giorni in ufficio e due da casa. In questo modo si può evitare l’isolamento da lockdown e nello stesso tempo godere della flessibilità della nuova modalità di lavoro. Una formula intermedia tra l’ufficio vecchia scuola e il nomadismo digitale più spinto. Lavoro intelligente, appunto.

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RECOVERY ITALIA
Il momento del bis La settimana si apre con l’attesa del varo del nuovo decreto sostegni bis, slittato ancora una volta. Il provvedimento da 40 miliardi, atteso in consiglio dei ministri a metà settimana, dovrebbe includere i ristori alle aziende e il rinvio a fine giugno dello stop alle cartelle fiscali. Gli aiuti alle imprese dovrebbero essere in due tempi, con la replica del fondo perduto concesso a marzo e poi la possibilità di un conguaglio a fine anno in base al calo degli utili. Ma bisogna trovare ancora la quadra politica su diversi punti.

Abbiamo un piano In vista dello sblocco dei licenziamenti, il decreto dovrebbe contenere anche un nuovo «contratto di rioccupazione» con sgravi contributivi di sei mesi per i datori di lavoro che assumono i disoccupati con un contratto stabile. Se non scatta l’assunzione, però, lo sconto dovrà essere restituito. In più, la Naspi sarà senza decurtazioni fino a fine anno. Sono previsti poi contratti di solidarietà pagati in parte dallo Stato e contratti di espansione con la soglia ridotta da 250 a 100 dipendenti.

  • Il niet dei sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono una proroga generalizzata del blocco dei licenziamenti. E Maurizio Landini va in pressing sul governo, ribadendo che i sindacati devono essere coinvolti nei tavoli per le riforme del Recovery Plan. Non è il tempo della «pace sociale», dice, ma della «mediazione sociale». E se il governo non aprirà al confronto preventivo sui decreti del Recovery come promesso, «dovremo valutare quali sono le iniziative più utili da mettere in campo».

Back to Mississippi Nel sostegni bis è atteso anche il commissariamento dell’Agenzia nazionale delle politiche attive, Anpal. È previsto lo smantellamento di tutta la governance dell’agenzia e la creazione di una divisione specifica sulle politiche attive al ministero del Lavoro. Il trasferimento però potrebbe richiedere molto tempo. Intanto, il presidente Mimmo Parisi, il professore del Mississippi voluto da Di Maio, dice di essere all’oscuro di tutto e parla di una manovra politica contro di lui. Si fa il nome del segretario generale del ministero del Lavoro Raffaele Michele Tangorra come possibile sostituto. Come avevamo scritto su Linkiesta, era stato lo stesso Tangorra a inviare a Parisi una lettera durissima chiedendogli conto dei rimborsi spese e del regolamento che aveva approvato per volare in business class.

  • Ma cacciare Parisi non basta, ha scritto sul Foglio l’economista Paolo Reboani, indicando quattro svolte sulle politiche attive, tra cui la stipula di un patto tra pubblico e privato senza nessuna preclusione ideologica.
  • La vera emergenza però è che nessuno sa come cercare il lavoro, ha ricordato Riccardo Maggiolo, fondatore del progetto Job Club.


FASE DUE
Cronoscalata Repubblica mette in fila quali sono le riforme attese nei prossimi tre mesi per «blindare» il Piano nazionale di ripresa e resilienza: per fine mese è atteso il decreto sulla governance del piano e le semplificazioni, poi il decreto concorrenza e il ridisegno dell’Irpef, entro fine anno la riforma della giustizia. Il Sole 24 Ore fa i conti: sono 48 le riforme totali previste nel piano, di cui nove entro giugno.

  • Concorsi È stato approvato l’emendamento al decreto Covid che prevede un cambio di rotta sulle regole per i concorsi pubblici dettate da Brunetta: al momento di stilare le graduatorie, i titoli e le esperienze conteranno di meno, con l’obiettivo di non penalizzare i giovani.

Fattore giovani Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Toniolo, si aggrava la situazione dei 30enni italiani che non hanno un impiego o ne hanno uno precario: quattro su dieci sono costretti a restare a casa con i genitori.

  • Doppia matricola Da segnalare anche la battaglia del deputato di PiùEuropa Alessandro Fusacchia in commissione Cultura per abolire il divieto di iscrizione contemporanea a due lauree o master che esiste dal 1933. A giugno il testo unificato sarà in aula alla Camera.

OCCHIO AI DATI
Effetto Pnrr Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea, che tengono conto dell’impatto del Recovery e dei vaccini, dicono che il Pil italiano crescerà del +4,2% quest’anno e +4,4% il prossimo.

La vera disoccupazione Se si includono i lavoratori scoraggiati e i cassintegrati stabili – come suggerisce di fare Fabio Panetta dalla Bce – il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe al 25%. In pratica, un quarto del mondo del lavoro italiano è paralizzato. In Europa la media è al 15%.


SENZA BARRIERE Il lavoro è uno dei principali strumenti di inclusione e autonomia per le persone con disabilità. In Italia, nonostante la legge 68 del 1999, solo il 35,8% delle persone con disabilità è occupato. Per far crescere questi numeri, IG Samsic HR sta lanciando il programma Inclusion, che prevede diversi strumenti: dai voucher per l’adeguamento delle infrastrutture ai programmi match di inserimento mirato.

DOSSIER CALDI
Mayday Nel decreto sostegni bis, il governo si prepara a stanziare circa 800 milioni di euro per far decollare la nuova compagnia aerea Ita, sbloccando quindi parte dei 3 miliardi complessivi destinati alla nuova società di Alitalia. Ma la norma potrebbe complicare le già complicate trattative con la Commissione europea.

Patto d’acciaio Il Consiglio di Stato si è preso altro tempo per decidere sul ricorso presentato da Mittal e Ilva in amministrazione straordinaria contro la sentenza del Tar di Lecce che impone lo stop agli impianti ritenuti inquinanti. Il ministro Giorgetti, al terzo tavolo con i sindacati, ha ribadito l’impegno a rilanciare il settore arrivando a una produzione «ecosostenibile» e accelerando anche l’impegno pubblico nell’azienda. Ma per i sindacati non basta. La situazione a Taranto «peggiora di giorno in giorno», dicono.

Sicuri Il ministro Orlando ha annunciato che saranno assunti 2.100 nuovi ispettori del lavoro per potenziare i controlli nelle aziende e garantire il rispetto delle norme sulla sicurezza, dopo che i sindacati avevano lanciato l’allarme su «un’emergenza nazionale» in seguito agli ultimi incidenti mortali sul lavoro. Giovedì 20 maggio, giorno simbolico dell’anniversario dell’approvazione dello Statuto dei lavoratori, si tiene una giornata di mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil sul tema della sicurezza.

Iniezioni Il ministro dell’Economia Franco ha firmato il decreto Apporti, uno degli ultimi step necessari per la partenza del Fondo patrimonio rilancio da 40 miliardi che servirà per ricapitalizzare le imprese con fatturato oltre i 50 milioni. Il provvedimento prevede un primo apporto da 3 miliardi.

LAVORO IN QUARANTENA
Zaino austriaco Il governo spagnolo di Pedro Sanchez si avvia a varare una nuova riforma del lavoro, di pari passo con il Recovery Plan. Dovranno essere cambiate le regole attuate da Rajoy, riducendo il numero dei contratti e prevedendo indennizzi più equi per i licenziamenti. Tra le possibilità, si discute il sistema della mochila austriaca (lo zaino austriaco), nel quale il lavoratore durante la carriera accumula e porta con sé, di contratto in contratto, un suo fondo individuale di indennizzo. Un modo per superare le disuguaglianze di tutele tra contratti a tempo indeterminato e quelli a termine.

Domanda e offerta Con la campagna vaccinale che galoppa e le riaperture, i datori di lavoro negli Stati Uniti provano ad attirare i dipendenti aumentando le paghe orarie. Nonostante l’alto tasso di disoccupazione, la difficoltà maggiore a reperire personale si registra infatti nella ristorazione, tra la paura di contrarre il virus, difficoltà nella gestione dei figli e le generose indennità di disoccupazione. Anche in Italia i ristoratori lamentano la stessa cosa. C’è chi ha dato subito la colpa al reddito di cittadinanza. Ma, come raccontano i protagonisti, in tanti – vista la crisi del settore – hanno cambiato lavoro.

Sex worker La prostituzione è uno di quei lavori che non si è mai fermato durante le guerre o le carestie. Sarebbe da ingenui pensare che sia accaduto con la pandemia, scrive The Conversation. Anzi, con la crisi economica, molte ex prostitute sono tornate a fare questo lavoro. E sono anche tanti quelli che, avendo perso il posto di lavoro, hanno cominciato a farlo per la prima volta. La competizione nel mercato è aumentata, con prezzi più bassi. E rischi più alti.

 

AGENDA Oggi l’Istat ha diffuso il dato sull’inflazione ad aprile. Domani, 18 maggio, Fipe-Confcommercio diffondono il Rapporto ristorazione 2020; in commissione Lavoro della Camera prosegue l’indagine conoscitiva sui lavoratori che creano contenuti digitali e si tengono le audizioni sulla parità di retribuzione tra uomini e donne. Il 19 maggio si prosegue con l’indagine sulle nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo del lavoro; in commissione Ecomafie viene audito il ministro Roberto Cingolani; e l’Inps diffonde i dati sul reddito di cittadinanza ad aprile. Giovedì 20, il ministro Giovannini è atteso in audizione alla Camera sul Recovery e l’Inps diffonde i dati su cassa integrazione e precariato. Senza dimenticare che questa settimana dovrebbero essere anche decise le nomine delle principali società partecipate.

 

Buona settimana,
Lidia Baratta


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