Diplomazia stradaleIl curioso caso dell’autostrada che aumenta la tensione tra Slovacchia e Ungheria

La via più veloce per passare da Bratislava a Košice, rispettivamente all’estremo occidentale e orientale è il tratto autostradale che passa nella nazione magiara. L’infrastruttura voluta dal premier Orbàn è anche una mossa politica

LaPresse

Da anni la Slovacchia ha bisogno di una autostrada che colleghi le sue due più grandi città, Bratislava e Košice, rispettivamente all’estremo occidentale e all’estremo orientale del Paese. L’infrastruttura ancora non è stata completata ma rischia di essere già obsoleta perché stanno finendo i lavori del tratto autostradale tra Budapest e Tornyosnémeti, cittadina ungherese di confine molto vicina a Košice. 

Sembra un paradosso ma la via la via più veloce tra i due angoli della Slovacchia passerà dall’UngheriaNon è normale nell’Ue che per spostarsi tra i due poli più importanti di un paese i cittadini debbano uscire dal proprio Stato per poi rientrarvi. A maggior ragione in un paese relativamente piccolo: la Slovacchia è grande circa come Piemonte e Lombardia. 

Da questa situazione bizzarra potrebbero nascere dei vantaggi per il governo ungherese. In Slovacchia vive infatti una cospicua minoranza magiara (circa l’8.4%), come in altri paesi confinanti con l’Ungheria.  Minoranze oltre confine che sono un lascito del Trattato del Trianon, siglato il 4 giugno 1920 a Parigi, solitamente interpretato come la “tragedia nazionale” par excellence dai nazionalisti ungheresi. Trattando il Regno di Ungheria (la “Transleitania”, la metà orientale dell’Impero austro-ungarico) come un paese sconfitto e quindi obbligato a pagare ingenti riparazioni di guerre, le potenze vincitrici ridussero il paese di due terzi, lasciando milioni di persone di nazionalità ungherese nei paesi vicini: Romania, Cecoslovacchia, Jugoslavia e, in misura minore, Austria. Dopo la fine della Guerra fredda, tutti i governi dell’Ungheria indipendente hanno agito per recuperare il legame con queste comunità di connazionali segregate dall’altra parte della frontiera. 

L’esecutivo di Viktor Orbán, al potere dal 2010, ha però radicalizzato questa azione, facendo del sostegno agli ungheresi residenti nei paesi confinanti uno dei pilastri della propria azione politica: è una carta nazionalista che porta voti. La questione della minoranza ungherese in Slovacchia resta una delle pietre della discordia tra i due paesi.  

«Il confine è aperto e attraversabile, ma la maggioranza slovacca e la minoranza magiara continuano a vivere in due Stati diversi. Questa comunità potrebbe essere un ponte tra i due Stati, ma Bratislava non li considera affidabili e Budapest cerca di cooptarne alcuni rappresentanti per tenere alta l’animosità tra le due sponde del Danubio», spiega a Linkiesta ha contattato Tomáš Strážay, direttore del Centro di ricerca dell’Associazione per la politica estera slovacca «Gli slovacco-ungheresi sentono di avere una doppia identità. Sono leali cittadini slovacchi, ma culturalmente appartenenti all’ecosistema ungherese: l’Ungheria resta la loro patria» 

L’ostilità tra Ungheria e Slovacchia oggi resta una delle diatribe bilaterali più tese tra quelle rintracciabili nell’Ue. Negli ultimi dieci anni, le élite politiche slovacca e ungherese si sono adagiate sugli allori, non agendo per risolvere le controversie ancora aperte. Come quella della doppia cittadinanza. «A oggi abbiamo due decisioni unilaterali prese dai due governi e non pare che le posizioni si possano armonizzare a breve. Poi l’Ungheria sponsorizza le associazioni culturali della minoranza con fondi copiosi. E i politici ungheresi si recano in visita sul territorio slovacco senza notificare la controparte, un atteggiamento che genera tensioni», spiega Strážay. «A mio avviso, servirebbe una piattaforma istituzionale di dialogo tra la maggioranza slovacca e la minoranza ungherese per promuovere lo scambio e la riconciliazione. Abbiamo solo il trattato del 1995, rimasto in parte lettera morta. 

Inoltre, dalle scorse elezioni (2020), per la prima volta dall’indipendenza dalla Slovacchia, non siedono rappresentanti ungheresi in Parlamento. «Sarebbe meglio che ci fossero, secondo me. Gli ungheresi una minoranza numerosa, dovrebbero avere una rappresentanza. E storicamente i partiti ungheresi hanno preso parte a molti governi, contribuendo al miglioramento della situazione della minoranza, per esempio con l’introduzione dei cartelli bilingue nelle zone miste. Tuttavia, il diritto slovacco non accorda privilegi speciali alle minoranze: i partiti etnici sono trattati come tutti gli altri partiti, competono alla pari», conclude Strážay.