ScenarioViaggio nell’agricoltura di resistenza che salva il Pianeta

Il programma Giahs della Fao tutela le tecniche di agricoltura tradizionale, fondamentali per preservare la biodiversità della Terra. Due le zone protette in Italia: i vigneti del Soave, in Veneto, e gli oliveti umbri, tra Assisi e Spoleto

Foto di Gabriella Clare Marino

C’è una strada che taglia a metà l’Umbria tra Assisi e Spoleto, in un percorso che regala splendidi scorci panoramici e paesaggi incontaminati; dal 2018 questo ecosistema sostenibile dove gli oliveti si distendono tra ciglioni, terrazzamenti e torri colombaie è tutelato dal Globally Important Agricultural Heritage Systems (Giahs) della Fao.

Questo programma preserva le tecniche tradizionali di produzione agricola trasformandole in strumenti di sviluppo a vantaggio delle comunità locali. Secondo Mauro Agnoletti, presidente del comitato scientifico dei Giahs, è giunto il momento di prendere atto del fallimento dell’agricoltura intensiva: «A livello energetico e di emissioni di carbonio l’agricoltura tradizionale presenta input e output che la rendono più efficiente rispetto ai sistemi agricoli industriali e più sostenibile in termini di impatto ambientale».

I sistemi di coltivazione tradizionali costituiscono la base per le innovazioni e le tecnologie agricole contemporanee e future. Un patrimonio eccezionale di saperi e biodiversità che rischia di essere cancellato dal cambiamento climatico e dall’abbandono delle pratiche tradizionali.

In Italia ci sono due territori tutelati dai Giahs: la fascia olivata tra Assisi e Spoleto e la zona di produzione del Soave, diventata punto di riferimento della viticoltura a livello mondiale.

Gli oliveti tra Assisi e Spoleto

L’area tra Assisi e Spoleto è vocata all’olivicoltura fin dai tempi antichi come testimoniano i reperti ritrovati in alcune tombe etrusche risalenti al settimo secolo avanti Cristo.

Il sistema tradizionale di coltivazione sono i terrazzamenti in pietra costruiti nei secoli sui costoni delle montagne. Questa pratica consente un ottimo drenaggio delle falde acquifere in perfetto equilibrio con il paesaggio locale. Il costante rimodellamento dei pendii attraverso la realizzazione di questi estesi sistemi idraulici permette di coltivare terreni altrimenti troppo ripidi e protegge il territorio dal rischio idrogeologico.

La superficie destinata all’olivicoltura si estende su 27mila ettari; i circa 5,5 milioni di ulivi garantiscono ogni anno una produzione finale di olio tra le 5.500 e le 11mila tonnellate.

Tradizionalmente gli uliveti presenti in quest’area vengono allevati ad alberello e la raccolta è fatta a mano con reti stese sotto le piante dopo il pascolamento delle chiome come prevede il disciplinare dell’Umbria Dop.

La zona è famosa per la produzione di Moraiolo, una delle varietà di olivo più rinomate e pregiate, che si somma alle cultivar Frantoio e Leccino. A differenza delle altre zone di produzione vicine al mare, l’Umbria ha un clima continentale con forti escursioni termiche, inverni molto rigidi ed estati estremamente calde. Queste caratteristiche climatiche sono la chiave del successo perché assicurano all’olio una qualità eccellente. Inoltre, i monti della fascia pedemontana della catena preappenninica presentano un terreno calcareo che assicura agli olivi un drenaggio ideale, evitando ristagni idrici.

Nel corso dei decenni la varietà di olivo tipica di questo territorio, il Moraiolo, si è adattata a queste particolari condizioni pedoclimatiche producendo un olio ricco in polifenoli con un carattere olfattivo erbaceo e spiccate note amare e piccanti, apprezzato in tutto il mondo.

Tra le colline del Soave

L’altra zona tutelata dai Giahs è il vigneto tradizionale del Soave coltivato con il metodo della pergola veronese. Rispetto alle più moderne strutture a spalliera, la pergola intercetta meglio i raggi del sole massimizzando la produzione di grappoli ma, per contro, non consente di usare macchinari nei vigneti: sia il lavoro di manutenzione dei tralci sia la vendemmia devono essere svolte a mano.

La zona del Soave conta due varietà autoctone: la Garganega, che rappresenta un vitigno antico e rinomato, coltivato soprattutto nelle province di Verona e Vicenza e il Trebbiano di Soave, una varietà anch’essa antica, conosciuta fin dall’epoca romana.

Per immergersi nel cuore verde del Veneto il modo migliore è percorrere la strada del Soave, una cinquantina di chilometri tra castelli, vigneti e capitelli alla scoperta delle altre eccellenze del territorio: il prosciutto crudo di Soave, la soppressa veronese, il formaggio Monte Veronese e il Vialone Nano.

Passeggiando tra i vigneti a piedi o in bicicletta si noterà che i filari seguono in parallelo le curve dei pendii: è l’aratura di contorno, un metodo di agricoltura sostenibile perfetto per trattenere il terreno e limitare il deflusso superficiale dell’acqua piovana.

Nonostante questa tecnica sia comune in altre parti d’Italia, l’aratura di contorno si adatta perfettamente alle colline del Soave dove la forma dei campi è irregolare e le dimensioni limitate a causa dell’elevata frammentazione della proprietà. Altre caratteristiche del paesaggio sono i muretti a secco che delimitano le proprietà, i castagneti storici mantenuti tra i vigneti e i corridoi ecologici che favoriscono la conservazione della biodiversità.