L’Unione fa la forzaIl pacchetto di coesione con cui Bruxelles vuole rendere più verde l’Europa

Il piano che oggi il Parlamento in plenaria adotterà in via definitiva rappresenta la più grande somma mai stanziata dal bilancio comunitario 2021-2027. Sosterrà gli Stati nella ripresa post pandemia, favorendo la sostenibilità ambientale e la lotta al climate change, la creazione di nuovi posti di lavoro e la riduzione delle disuguaglianze

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Tre finanziamenti che aiuteranno le regioni nella fase di ripresa post Covid-19 riducendo le disuguaglianze, rendendole più verdi e creando posti di lavoro.

Sono i fondi europei, focalizzati sull’azione climatica, sviluppo urbano sostenibile e programmi sociali: andranno a costituire il pacchetto di coesione da 243 miliardi – la più grande somma mai stanziata dal bilancio europeo 2021-2027 – che oggi sarà adottato dalla plenaria del Parlamento europeo in via definitiva e finanziato anche grazie al piano di ripresa “Next Generation EU”.

«Lo sviluppo delle regioni europee – si legge in una nota del Parlamento europeo – procede a ritmi diversi, ecco perché il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale costituisce una delle priorità dell’Ue».

«La nuova politica di coesione – prosegue la nota – dovrebbe aiutare a semplificare le procedure, rendere più efficaci gli investimenti e allinearli alla transizione delle regioni verso un’Europa a neutralità climatica, in linea con il Green Deal europeo e il piano di ripresa post Covid-19».

«Dopo tre anni, torna in plenaria un testo molto solido che orienterà per decenni il modello di sviluppo della nostra Unione», aveva dichiarato a metà giugno l’eurodeputato Andrea Cozzolino (S&D), dopo il via libera della commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento europeo alle disposizioni comuni sui fondi Ue. «Tramite la definizione del regolamento disciplinante l’insieme di due dei più importanti fondi strutturali dell’Ue, abbiamo rispettato la missione di fondo che i trattati attribuiscono alla Politica di coesione: vivere l’integrazione europea anche come processo di riduzione del divario tra i livelli di sviluppo delle sue regioni».

Il pacchetto che sarà votato oggi include l’obiettivo di cooperazione territoriale europea (Interreg) – cui verranno destinati circa 8 miliardi -, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione (FESR-CF) e il regolamento sulle disposizioni comuni (CPR). Si tratta di norme che regoleranno i fondi regionali, di coesione e sociali comunitari per i prossimi sette anni.

Interreg, creato nel 1990, sostiene progetti transfrontalieri in materia di salute, ambiente così come la cooperazione transfrontaliera, transnazionale, interregionale e delle regioni ultraperiferiche e fornisce finanziamenti per azioni legate al clima e ai programmi sociali, compresa la salute pubblica, così come per piccoli progetti

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), creato nel 1975, ha invece tra i suoi obiettivi la riduzione del divario nello sviluppo delle regioni europee e il ritardo delle regioni svantaggiate ma anche l sostegno la trasformazione delle regioni industriali in declino, riservando una particolare attenzione alle regioni regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici.

Invece, il Fondo di coesione (Fc), istituito nel 1994, oltre a sostenere gli investimenti nel campo dell’ambiente e delle reti transeuropee e a finanziare progetti nell’ambito dell’obiettivo “investimenti per la crescita e l’occupazione”, si rivolge ai progetti negli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media dell’Unione.

Almeno il 30% delle risorse investite verrà destinato all’azione per il clima, all’economia circolare e agli investimenti nella crescita sostenibile. La politica di coesione dovrebbe inoltre investire nella crescita sostenibile e nella creazione di posti di lavoro, offrire un supporto su misura a regioni periferiche, isole e aree spopolate, puntare su ricerca e innovazione, destinare almeno l’8% dei fondi Fesr allo sviluppo urbano sostenibile.

Saranno invece esclusi da questo processo gli investimenti relativi all’energia nucleare e ai combustibili fossili, ad eccezione dei progetti che mirano a sostituire il petrolio con il gas naturale, che potranno continuare ad essere finanziati fino al 31 dicembre 2025.

Il pacchetto andrà a sostenere la cultura, il turismo sostenibile, la digitalizzazione e il rafforzamento della politiche sanitarie. Dopo il voto di oggi, seguirà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 30 giugno, poi l’entrata in vigore il 1 luglio.