Non plus ultraIl nuovo Erasmus dovrà rendere l’Europa più inclusiva

Il presidente di Erasmus Student Network Italia Giovanni Telesca loda la decisione del Parlamento europeo di raddoppiare i fondi per uno dei programmi Ue più famosi, ma secondo lui non basta incrementare il numero di partecipanti, bisogna guardare anche a “chi” partecipa e includere coloro che ancora non possono farlo

Commissione Ue

I prossimi 24 mesi saranno determinanti per il futuro dell’Unione, singoli Stati membri e cittadini, con nuove sfide, appuntaneti, scadenze, nuovi inizi e cambiamenti a livello internazionale. L’associazione Erasmo ha scelto di concentrare la propria attenzione su questo arco temporale, per analizzare gli eventi in programma con le partnership di Linkiesta, Spinelli Group, Re-Generation, Fondazione Antonio Megalizzi, Cultura Italiae, Comunita di Connessioni, Italiacamp, GaragErasmus e A2A.

Nella sua ultima sessione plenaria il Parlamento europeo ha raddoppiato i fondi per il programma Erasmus+ 2021-2027: 26,2 miliardi a cui si aggiungeranno 2,2 miliardi provenienti dagli strumenti di finanziamento esterno dell’Ue. Il doppio dei 14,7 miliardi di euro usati per finanziare il progetto nei sette anni precedenti. 

Incassata la buona notizia dell’incremento dei fondi, seppur ridotti rispetto alle intenzioni iniziali (la Commissione Ue nel 2018 aveva promesso 30 miliardi) a causa dell’emergenza sanitaria in corso, c’è da chiedersi: quali saranno le sfide di Erasmus+ nei prossimi sette anni? A quali bisogni dei giovani europei dovrà rispondere? Come?

Non sono domande semplici a cui rispondere perché risulta facile cambiare qualcosa che non funziona, ma come si fa ad innovare un programma di successo che ha oltre 30 anni di vita e che è riuscito ad entrare nei cuori di oltre 10 milioni di partecipanti definendone addirittura l’identità? Erasmus+ ha infatti amplificato il senso di appartenenza all’Unione Europea, la partecipazione attiva alla vita della stessa, la capacità per sapersi orientare in un mondo sempre più complesso.

Si potrebbe rispondere che il programma va già bene così e che l’unico obiettivo per il 2027 dev’essere quello di aumentare la partecipazione delle persone allo stesso, aumentando risorse economiche e numero di attività. Ciò non sarebbe però sufficiente non solo perché Erasmus+ è il programma simbolo e che meglio rappresenta le giovani generazioni europee, ma anche perché deve rispondere alle esigenze delle stesse avendo come riferimento le priorità dell’Unione Europea.

Non basta quindi incrementare il numero di partecipanti, bisogna guardare anche a “chi” partecipa e includere chi ancora non può partecipare. Sono queste le vere sfide per il nuovo programma: guardare a istanze e bisogni delle nuove generazioni, avendo chiaro che le conseguenze economiche della situazione emergenziale hanno colpito soprattutto i giovani e, in misura ancor maggiore, le giovani donne.

Priorità e strumenti di Erasmus+ 2021-2027 sono quattro, tutti ambiziosi: inclusione sociale e diversità; trasformazione digitale; transizione ecologica e lotta al cambiamento climatico; partecipazione dei giovani europei alla vita democratica dell’Ue. Per raggiungere tali obiettivi il programma si dota di strumenti innovativi e mira a potenziare quelli già in essere. Parallelamente vengono aumentati i fondi per le borse di studio.

Qui proviamo a ragionare sulle novità del programma riferite al capitolo principale, quello rivolto a studenti e università, rispetto alle tante attività per molteplici altri destinatari.

Erasmus+ mira ad aumentare le opportunità per coloro che hanno un background socio economico svantaggiato e definisce in modo dettagliato i soggetti per cui deve essere reso accessibile: persone con disabilità e problemi di salute fisica e mentale, quanti abbandono gli studi, i NEET, chi affronta barriere legate a differenze culturali (famiglie di migranti e minoranze etniche) e infine soggetti che provengono da contesti rurali e di periferia. Per queste categorie oltre a un accesso prioritario si prevede che siano equipaggiate con risorse aggiuntive per poter effettuare un’esperienza di mobilità.

L’emergenza sanitaria ha fatto emergere bisogno e importanza di trasformazione ed educazione digitale, per questo E+ aspira a sviluppare il potenziale delle tecnologie per l’apprendimento sfruttando al massimo le opportunità che queste offrono favorendo l’utilizzo di strumenti digitali e l’apprendimento di nuove competenze necessarie nel mondo del lavoro. Erasmus+ mette a disposizione anche piattaforme online per favorire l’insegnamento delle lingue e la nuova “Erasmus+ App”, l’applicazione che supporterà globalmente gli studenti nel loro percorso, strumento con cui la Commissione punta a digitalizzare la gestione della mobilità entro il 2022, semplificandola ed eliminando i documenti cartacei.

Viene inoltre introdotta la mobilità “blended”, ovvero un’esperienza in cui si alternino didattica online e mobilità fisica con l’obiettivo di dare ulteriore supporto agli studenti altrimenti impossibilitati per condizioni economiche e sociali. Formula che dovrà comunque contenere un’esperienza, seppur breve, all’estero senza mettere in discussione la componente fisica della mobilità.

In linea con l’obiettivo dell’Unione Europea di ridurre drasticamente il proprio impatto climatico entro il 2050, il nuovo programma Erasmus+ mette al centro la transizione ecologica adottando un approccio environmental-friendly, attraverso la promozione di progetti e iniziative che incoraggino i giovani cittadini verso stili di vita consapevoli e garantendo un supporto pratico ed economico per coloro che, nella propria esperienza di mobilità, scelgono trasporti a basso impatto ambientale.

Il programma ha inoltre l’obiettivo di sostenere la partecipazione dei cittadini ai processi democratici dell’UE, attraverso attività di apprendimento non formali sviluppando senso di appartenenza e cittadinanza europea, pensiero critico e impegno sociale, potenziando gli scambi per gruppi informali di singoli e organizzazioni.

Vi è poi DiscoverEU, nata per dare ai diciottenni l’opportunità di vivere una prima breve esperienza di viaggio in Europa nel quadro di un’attività di educazione informale per sviluppare senso di appartenenza per la dimensione comunitaria e valore della diversità culturale. Rientra infine nelle priorità di Erasmus+ anche la promozione dell’attività sportiva, con nuovi fondi dedicati a questo scopo e con il finanziamento ad hoc di eventi sportivi senza scopo di lucro che mirino ad accrescere inclusione sociale, pari opportunità e attività fisiche salutari.

Il programma si pone quindi obiettivi importanti e ambiziosi, non perdendo la sua missione originaria ma strumento con cui l’Unione e gli attori coinvolti (giovani, università, scuole, organizzazioni giovanili) possano rispondere alle sfide attuali e future delle nuove generazioni.

Per fare ciò è necessario però dell’impegno attivo degli stakeholder coinvolti nella sua implementazione e soprattutto una complementare opera di semplificazione. Per fare qualche esempio: la garanzia del riconoscimento totale delle attività formative svolte durante l’Erasmus, che ancora oggi risultano essere ostacoli, reali o percepiti, e spesso motivi che portano molti studenti a non considerare l’esperienza di studio all’estero come un valore aggiunto al proprio curriculum; il potenziamento ulteriore dei servizi universitari per il supporto psicologico che permetta allo studente di affrontare, qualora necessario, le difficoltà legate alla partenza e all’integrazione in un nuovo contesto; un più forte sostegno dell’apprendimento linguistico in linea con l’obiettivo UE della conoscenza di più lingue.

È importante sottolineare come, nonostante la pandemia, il programma Erasmus non si sia mai fermato. Se all’inizio dell’emergenza l’esperienza Erasmus si è trasformata in “Erasmus at home” (permettendo di seguire l’attività didattiche presso un’università straniera, pur non potendo trasferirsi nel paese ospitante) col passare dei mesi si è assistito a un trend che ha visto il ritorno (numero significativo ma non paragonabile agli scorsi anni), degli studenti di scambio in tutto il Continente.

Oggi è prioritario per gli Atenei italiani potenziare i servizi per gli studenti internazionali che scelgono l’Italia come meta Erasmus, anche in seguito all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue (e dal programma Erasmus), il nostro Paese dovrà essere in grado di riempire il vuoto lasciato da uno dei primi cinque Paesi da sempre più attrattivi per gli studenti. Per questo obiettivo, vi è la necessità che tutte le istituzioni coinvolte nel processo di internazionalizzazione dei nostri Atenei si dedichino anche con l’impegno delle necessarie risorse.

Come detto in apertura, Erasmus+ si colloca dentro la programmazione Ue 2021/2027 ed è importante che insieme al programma, funzionino tutte le altre iniziative previste nel settennato: parliamo di risorse e attività notevoli e non meno importanti del Next Generation UE. Che il “Biennio Europeo” promosso da Erasmo abbia messo la nuova programmazione al centro dell’attenzione è di per sé un valore: come l’Erasmus vivrà e si svilupperà in questi 24 mesi sarà decisivo per il buon andamento di una delle realtà che più di altre ha “costruito” l’Europa.

Giovanni Telesca è presidente Erasmus Student Network Italia