Inside SofiaLa lunga agonia delle elezioni parlamentari in Bulgaria

Il prossimo 11 luglio il Paese tornerà al voto tra scandali e colpi di scena influenzati dal tramonto politico dell’ex premier Boyko Borisov. Il quadro politico si prospetta più frammentato che mai: né il partito GERB, né il movimento antisistema ITN, dello showman Slavi Trifonov, avranno una reale maggioranza

LaPresse

Imprenditori che accusano il governo di estorsione. Intercettazioni. Banche che aiutano imprese “amiche”. Scene degne di “House of Cards” ma in realtà sono solo alcuni degli ultimi episodi che stanno avvenendo in Bulgaria, dove il prossimo 11 luglio ci saranno per la seconda volta le elezioni generali nel giro di sei mesi. Dall’ultima tornata elettorale, svoltasi in aprile, la situazione non è però particolarmente migliorata: il quadro politico si prospetta più frammentato che mai, visto che il partito GERB, dell’ex premier Boyko Borisov, e il movimento antisistema ITN, dello showman Slavi Trifonov, sono privi di una reale maggioranza.

Dietro acquista sempre più consenso il movimento conservatore (a livello europeo è affiliato al PPE, come il GERB peraltro) Bulgaria democratica (DB) che, dopo aver ottenuto il 10% ad aprile, punta a diventare la terza forza del prossimo Parlamento superando il cartello di partiti di sinistra Coalizione per la Bulgaria. Un sorpasso che potrebbe mutare gli equilibri in fase di consultazioni.

Gli scandali
«I partiti che vinceranno le elezioni in Bulgaria non saranno molto diversi dall’ultima volta: questo significa che il prossimo Parlamento sarà ancora frammentato e avrà una forte linea di demarcazione tra i vecchi partiti e quelli nuovi, anti establishment. Con queste condizioni sarà più difficile formare un governo forte», ha sentenziato Damian Vodenitcharov, corrispondente da Sofia di Euronews.

La vita politica in Bulgaria non è rimasta ferma in questi due mesi senza un chiaro vincitore e lo dimostra l’insediamento del governo ad interim guidato dal generale Stefan Yanev, nato per portare il Paese alle elezioni e combattere la pandemia. Non ci si è fermati qui però. Il Parlamento infatti ha cambiato nel frattempo le regole elettorali, in modo da ridurre al minimo le frodi, e istituito una commissione per indagare sull’ultimo governo di Borisov.

Sono nati così gli ultimi scandali che hanno raccontato come alcune aziende amiche del precedente esecutivo abbiano ricevuto un miliardo di euro di denaro statale senza alcun titolo, come l’ospedale pubblico “Lozenets” abbia effettuato trapianti illegali e come addirittura il 90 per cento degli ordini del Ministero della Difesa siano stati assegnati senza un regolare concorso. Accuse che si aggiungono alla precedente imputazione di estorsione formulata da un imprenditore agricolo, Svetoslav Ilchovski, che ha dichiarato di essere stato costretto per anni da uomini vicini al premier e dal ministro dello Sviluppo regionale, Petya Avramova, a eseguire le loro richieste pena la chiusura della sua attività e il carcere (per spaventarlo gli uomini del premier gli avrebbero mostrato un video con un uomo di affari abusato dopo il suo arresto).

E, se tutto questo non bastasse a danneggiare il consenso di Borisov, come dimostrano i sondaggi che lo danno in costante calo da settimane, ci sono un paio di storie provenienti dall’estero che rischiano di minare ulteriormente la fiducia verso il leader di GERB. «Ho intenzione di entrare in politica: serve un progetto nuovo che tolga il potere a Borisov», ha dichiarato Vasil Bozhkov, magnate del gioco d’azzardo un tempo classificato tra le persone più ricche dell’Est Europa (il suo patrimonio è stimato intorno agli 1,5 miliardi di dollari) e oggi accusato di 18 reati tra cui tentata corruzione e quattro casi di omicidio su commissione. Per questa ragione è fuggito dalla Bulgaria e si trova attualmente a Dubai, anche se non sembra volerci restare ancora per molto.

«Potrei andare avanti qui fino all’infinito ma voglio tornare a casa», ha dichiarato Bozhkov a Bloomberg. Sebbene sia considerato un criminale, le sue accuse contro il governo sono state prese molto sul serio. Bozhkov sostiene che nel 2017 gli sia stata estorta una tangente di oltre 60 milioni di lev (al cambio fanno 30,6 milioni di euro) in contanti finita poi direttamente nelle tasche di Borisov e del ministro delle Finanze, Vladislav Goranov, al solo scopo di poter mantenere il suo giro di affari.

Un’accusa negata sia da Goranov sia da Borisov che hanno sempre dichiarato di non aver mai preso un euro. In un simile contesto si aggiunge anche la segnalazione di cinque cittadini bulgari per corruzione da parte del Dipartimento di Stato americano ai sensi della “Legge Magnitsky”, che prende di mira a livello globale gli individui sospettati di violare i diritti umani o coinvolti in scambi di denaro poco chiari. Tra questi c’è l’ex deputato e magnate dei media Delyan Peevski, dal 2009 deputato del partito filoturco Movimento per i diritti e le libertà (DPS), che ha creato un impero economico in grado di controllare giornali e televisioni. Una segnalazione a cui ha subito fatto seguito la risposta di Sofia, che ha promesso di interrompere qualsiasi tipo di legame con queste persone.

Corrotti e intercettati
Date le premesse, non sembra facile capire come voteranno i bulgari a luglio. «È difficile prevedere i risultati delle elezioni. Faremo tutto il possibile per attirare i giovani che non hanno mai votato e quel 20% di elettori delusi che dicono di voler cambiare il loro voto. E questo è già un notevole elemento di cambiamento nelle prossime elezioni», ha dichiarato ad Euronews Hristo Ivanov, leader di Bulgaria Democratica e vicesindaco di Varna.

Il movimento, di stampo conservatore, punta a diventare il terzo partito grazie a una forte campagna anticorruzione, uno dei mali endemici della Bulgaria. Transparency International classifica Sofia al 69esimo posto nell’indice di percezione della corruzione, dietro Paesi come Barbados, São Tomé e Príncipe
e persino la Bielorussia. Lo scandalo più grande però riguarda le intercettazioni. A maggio, il deputato di Bulgaria Democratica Atanas Atanasov ha dichiarato che più di 30 politici dell’opposizione sono stati intercettati nel periodo precedente alle elezioni generali di aprile.

Sebbene l’elenco dei politici e i motivi delle intercettazioni non siano pubblici, il ministro degli Interni ad interim Boyko Rashkov ha confermato le affermazioni e ha dichiarato che anche il primo ministro ad interim Yanev era tra coloro il cui telefono era sotto controllo. I pubblici ministeri bulgari stanno ora indagando sulle accuse. «Stiamo assistendo a un raro momento nella vita politica bulgara negli ultimi 30 anni: il modello dell’egemonia di un partito è stato infranto. Fino a quando il cambiamento non si sarà cristallizzato, tutto è possibile», ha dichiarato Genoveva Petrova, sociologa bulgara e direttrice esecutiva di Alpha Research, a Politico Europe. Una situazione che rischia di trascinarsi anche in queste ultime settimane di campagna elettorale. Infatti, all’interno di GERB l’ex premier Borisov cerca di apparire come la vittima di un complotto che punta addirittura ad arrestarlo.

Il suo principale rivale, Trifonov, ha invece dichiarato che non si candiderà al Parlamento, un segnale che potrebbe essere un bluff o potrebbe aprire strade come la presidenza della Repubblica o il premierato mentre i socialisti di Coalizione per la Bulgaria sono alle prese con la definizione del cartello elettorale che in questo caso potrebbe essere meno ampio del previsto (con conseguenti mal di pancia). I nazionalisti invece rischiano addirittura di non superare la soglia del 4 per cento e quindi di non entrare in Parlamento. A poco più di tre settimane dalle elezioni c’è da scommettere che le sorprese non siano ancora finite.