Messaggio per partiti e parti socialiL’appello di Gentiloni all’unità per far funzionare il Recovery Plan

Il commissario Ue agli Affari economici spiega che «per il rilancio c’è molto da fare. E molto dipende da noi italiani. Abbiamo il debito più alto e utilizziamo i prestiti del Recovery. Quindi ci serve una crescita forte e duratura, e prudenza nella spesa corrente. Tutti ci stanno a guardare». E aggiunge: «L’intera classe dirigente ne deve essere consapevole. Con Draghi siamo fortunati»

(Johanna Geron, Pool via AP)

«Il Recovery arriva al momento giusto. La ripresa è in atto. L’ottimismo è giustificato. L’Unione europea avrà almeno per i prossimi due anni una crescita economica tra il 4 e il 5 per cento. È una cosa senza precedenti». Lo dice a Repubblica il commissario europeo per gli Affari economici Paolo Gentiloni, dopo l’approvazione di 12 Piani nazionali da parte della Commissione, tra cui quello italiano.

Ma c’è un «ma». Il lavoro non è affatto finito. «E molto dipende da noi italiani, tutti ci stanno a guardare. Abbiamo il debito più alto», avverte Gentiloni. Per questo fa appello all’unità di tutte le forze del Paese: «L’intera classe dirigente ne deve essere consapevole. Con Draghi siamo fortunati. Servirà unità».

Anche perché le incognite in grado di compromettere questa prima ripresa non sono svanite: «Bisogna fare attenzione alle catene di produzione e al prezzo di alcune materie prime che scarseggiano. Alcuni settori devono riprendersi del tutto. Esiste la possibilità di un rialzo dei tassi di interesse americani ma qui in Europa l’inflazione appare solo temporanea. Insomma, il quadro resta positivo. C’è tanto risparmio accumulato e il lockdown è stato l’occasione per innovare molte aziende e avviarle verso la digitalizzazione».

Sui piani nazionali, Gentiloni spiega che «l’approvazione finale ci sarà a luglio all’Ecofin» e che «l’ok della Commissione è il risultato di quattro mesi di dialogo. Migliaia di pagine sono state scambiate. Sono stati compiuti lunghi tratti di strada per arrivare a questo obiettivo. In Italia si è iniziato a dicembre per arrivare al traguardo».

Ma resterà lo sguardo vigile della Commissione sulla realizzazione dei piani. «La natura di questo programma consiste nel fatto che la Commissione ha stretto un patto con i 27 Paesi», spiega Gentiloni. «L’Italia da sola percepirà un terzo di tutti i sussidi e prestiti. È un patto consensuale, ma vincolante. È legato a centinaia di obiettivi e scadenze. Le erogazioni quest’anno saranno il 13 per cento del totale. Nel 2022, invece, l’Italia riceverà 50 miliardi. Quasi un quarto dell’intero ammontare di finanziamenti. Ma, appunto, i soldi non sono una imprevista fortuna. Sono legati al raggiungimento di obiettivi e scadenze di questo patto vincolante».

Non ci saranno scadenze fisse e uguali per tutti. Ma per rispettare i «milestone» servirà un’efficienza governativa. «Sì», ammette Gentiloni, «siamo fortunati perché c’è una persona come Draghi e una maggioranza di una ampiezza inusuale. Ma è l’insieme della classe dirigente che deve essere consapevole di quanto sia ambiziosa l’operazione. Anche in Parlamento. Ci vuole una unità fuori dal comune tra forze politiche, sociali, enti locali. Dobbiamo scalare una vetta, non nuotare su un mare di soldi europei. Vale per noi e per gli altri».

Ma se tra 18 mesi rientra in vigore il vecchio Patto di Stabilità, le cose si complicheranno. Ecco perché il commissario dice: «Rilanceremo la revisione del Patto in autunno. Dobbiamo cercare un consenso maggioritario per delle regole modificate. Bisogna tenere conto della situazione attuale. Il debito pubblico dell’eurozona è al 102 per cento. Il Patto di Stabilità e Crescita dovrebbe diventare il Patto di Crescita sostenibile e Stabilità».

Una rivoluzione rispetto alla logica di Maastricht: «Ma noi cosa vogliamo quando parliamo di Recovery? Solo un rimbalzo? Probabilmente già lo abbiamo. Vogliamo tornare alla “normalità”? Oppure cerchiamo di uscire da 20 anni di crescita striminzita per una crescita duratura più verde e digitale? Non sarà certo facile. Le tensioni tra i Paesi non è che sono sparite. Ma sono ottimista sulla possibilità che la Commissione avanzi una proposta e che si arrivi al consenso necessario».

Gentiloni spiega: «Non credo che si potranno modificare i Trattati e comunque non è compito della Commissione proporlo. Capisco l’argomento sul piano culturale. Il 60% era la media del debito all’epoca, appunto, dell’accordo di Maastricht. Da allora il debito è cresciuto per tutti e costa meno perché i tassi sono più bassi. A trattati invariati, si possono però modificare le regole sui percorsi di rientro dai debiti e le modalità di investimento rispetto alle grandi transizioni green e digitale».

Il punto è che, dice, «le regole devono essere realistiche, altrimenti non sono applicabili. E devono essere utili al futuro dell’economia europea». Certo, ammette, «per il rilancio c’è molto da fare. E molto dipende da noi italiani. Abbiamo il debito più alto e utilizziamo i prestiti del Recovery. Quindi ci serve una crescita forte e duratura, e prudenza nella spesa corrente. Tutti ci stanno a guardare».