Resterà solo Di MaioLa tragicomica faida tra Grillo e Conte sulle macerie dei Cinquestelle

Non conviene né al comico né al povero avvocato di Volturara Appula spezzare l’ultimo anello che può tenere insieme il più grande equivoco della politica italiana degli ultimi anni. Un nuovo vecchio partito potrebbe rivelarsi un circo più piccolo e modesto, ma pur sempre in piedi

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In questa storia della lotta per il potere tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte si sfarinano tanti capisaldi della mitologia dei Cinquestelle: altro che uno vale uno, bisognerebbe adesso dire non ne resterà che uno solo, come nei gialli, o nei western. Sulla rotta maledetta del Potere vengono fatalmente in collisione il primo Movimento, quello dei tempi belli dello Tsunami tour del comico, e il secondo Movimento, quello del doroteismo dei poveri, impersonificato dall’avvocato, e la dissonanza fra i due movimenti è fastidiosissima come il famoso gessetto sulla lavagna. Grillo si sente un’imperatore insignito dagli dèi e non può neppure immaginare che il suo potere venga scalfito – anzi: scalzato – da alcuno, tantomeno da un volto nella folla come quello di un leader per caso armato di furbizia e latinorum per aver ragione della allucinata fantasia del comico.

Sono due modalità umane che vengono a scontrarsi, l’artista e il borghesuccio, e se fosse una tragedia sarebbero due maschere shakespeariane in lotta per il comando su una truppa in ritirata, il fool e l’aspirante Re, ma siamo più nella commedia all’italiana, Gassman e Tognazzi ne I Mostri, con tutto il rispetto per quei grandi attori. Il punto vero è che hanno bisogno l’uno dell’altro se vogliono sbarcare il lunario in un quadro politico che non gli arride più, guardate le tempeste all’orizzonte delle amministrative, non avranno nemmeno un sindaco.

Che farà, Conte, si inginocchierà o gonfierà il petto, quest’uomo incline come pochi altri ad accettare di tutto pur di conservare il potere all’ombra delle paludi della politica, o sorprenderà il mondo opponendo un gran rifiuto non per viltade ma per dignità? Scommetteremmo che l’italianissimo istinto di salvare capre e cavoli alla fine partorirà un qualche pastrocchio – suonando il flauto la chiameranno mediazione – un’intesa si troverà, come quasi sempre accade fra uomini di affari qualunque livello.

Eh già, perché qui la ciccia è sostanziosa, in fondo si tratta di assicurare un futuro a un Movimento ancora in doppia cifra e a tutte le famiglie che ne fanno parte: anzi, a questo proposito, sia il visionario Grillo che il pragmatico Conte si metteranno d’accordo per aggirare il più possibile la dannata tagliola del doppio mandato che se scattasse secondo le regola del Movimento delle origini taglierebbe fuori dalla politica l’attuale ministro degli Esteri, tanto per dirne uno. E paradossalmente in questo conflitto fra Grillo e Conte chi gode di più è proprio lui, Luigi Di Maio, che li lascia scornare e indebolirsi reciprocamente mentre gira l’Europa e di fatto detiene il potere vero nelle sue mani.

Se invece dovesse saltare tutto, anche perché Beppe in questo periodo è particolarmente imprevedibile per non dire inaffidabile, al povero avvocato di Volturara Appula non resterebbe che tentare la via dell’azzardo con la formazione di un suo partito personale – ma nella storia italiana solo uno c’è riuscito, si chiama Silvio Berlusconi, e Conte non ha esattamente lo stesso phisique du rôle – imbarcandosi in un’avventura solitaria spaventevole, a rischio suicidio politico. È lo spin che hanno fatto girare i contiani ma a pensarci un attimo non conviene, a Giuseppe, che non è un Giovanni Soldini che salpa l’ancora per cercare il mondo tutto solo, al massimo è un traghettatore di anime che procede a zig zag nel mare della politica.

Così come non conviene neppure a Beppe rompere con un uomo che bene o male è ben conosciuto nel Paese e anche apprezzato da tanti che ne scorsero un tratto molto umano quando scoppiò una pandemia troppo più forte di lui. E che quindi è una polizza sulla vita del nuovo Movimento. Non conviene a nessuno insomma spezzare l’ultimo anello che può tenere insieme il più grande equivoco della politica italiana degli ultimi anni che comunque vuol dire pezzi di potere, privilegi, denari, notorietà, tutte cose che il comico e l’avvocato hanno trovato a prezzi di saldo a una bancarella della politica che forse nell’éra del draghismo finirà per chiudere i battenti e quindi bisogna affrettarsi a mettere al riparo.

Dicono che i due si vedranno lontano da orecchie indiscrete, come sempre è avvenuto nei momenti importanti – altro che streaming – forse a Roma, forse sulla spiaggia di Bibbona, per un faccia a faccia delicatissimo che potrebbe segnare la storia del Movimento: non del M5s che conosciamo, storia che è già finita, ma di quest’altra cosa comico-avvocatesca che potrebbe essere un nuovo circo più piccolo e modesto ma pur sempre in piedi. Meglio questo che niente