Ritirati, VirginiaCon la nuova tragedia dei rifiuti le elezioni a Roma saranno una gara a tre tra Michetti, Gualtieri e Calenda

Che differenza c’è fra un’industria che inquina, una ditta che altera il prodotto e il Comune di Roma che osserva inerte questa emergenza e che sarà indirettamente responsabile di malattie oltre che di sfregio della Capitale? Il consiglio spassionato e non polemico alla Raggi è quello di farsi da parte

Cecilia Fabiano/LaPresse

Ha ragione Francesco Figliomeni. Chi è costui? È un consigliere comunale di Roma di Fratelli d’Italia. Ha presentato un esposto alla Procura per attentato alla salute pubblica. Speriamo abbia un seguito, perché effettivamente non si capisce l’inerzia della magistratura capitolina riguardo all’emergenza sanitaria (perché di questo si tratta) legata alla nuova tragedia dei rifiuti che sta massacrando le vie respiratorie degli abitanti soprattutto della enorme zona a sud-est della città.

Il panorama di certe strade ormai è al di sotto delle favelas brasiliane e delle periferie di New Delhi. Montagne di sacchetti strappati e luridi da cui fuoriescono liquidi sporchi accatastati al di fuori di cassonetti stracolmi. Sotto ci corrono i topi, anche serpi, sopra ci volteggiano uccellacci e gabbiani. Le mamme cercano di tenere i bambini fuori dai punti più schifosi. Per fortuna ci sono le mascherine ma l’olezzo è greve specie con questo caldo. E non stiamo parlando di zone già problematiche di loro, ma di quartieri centrali o semicentrali. Anche nei quartieri borghesi c’è mondezza sui marciapiedi: ecco la famosa unificazione della città. Non sotto il segno dello sviluppo, ma sotto quello della incivilità.

Roma è prigioniera dei suoi scarti, è una cartolina da terzo mondo. E i prossimi giorni saranno davvero drammatici: con il ponte di San Pietro e Paolo del 29 e lo sciopero del 30 delle aziende di igiene ambientale (ma pure questo si deve vedere) si rischiano 3.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati buttati per le strade di Roma.

La colpa è di Virginia Raggi. Per lei è finita. È l’ultimo colpo di grazia a cinque anni malati di nullismo e di insipienza. Lei dice che è colpa della Regione Lazio che non individua le discariche: troppo comodo. La Regione sostiene che due luoghi dove scaricare la mondezza sono stati individuati, ma che la sindaca non si muove e per questo chiede il commissariamento. In effetti, ai cittadini poco importa dove vadano a finire i rifiuti, importa che vengano tolti dalle strade.

Non è un reato, questo? Che differenza c’è fra un’industria che inquina, una ditta che altera il prodotto e il Comune di Roma che sarà indirettamente responsabile di malattie – malattie! – oltre che di sfregio del decoro della Capitale d’Italia? Il Pd protesta: non basta. Serve la magistratura, forse l’esercito per ripulire la città.

Lei, Virginia, ha smesso di sorridere come faceva fino a pochi giorni fa quando postava foto di gente felice intorno a lei a Ostia, o sulla Prenestina. Ma figuriamoci. Un sondaggio di Roberto D’Alimonte la dà irrimediabilmente quarta dietro Enrico Michetti, Roberto Gualtieri e Carlo Calenda. Per un sindaco uscente è una figura di palta. La sfida è a tre. Dice questo sondaggio che la vera incognita è la partita fra Gualtieri e Calenda per arrivare al ballottaggio, e che chi vi riuscirà vincerà la partita contro questo Michetti che al secondo turno non crescerà molto, a differenza degli altri due.

Sono tutti ragionamenti che non riguardano lei, Virginia Raggi, che divenne sindaca sulle ali dell’umor nero dei romani all’epoca infuriati con tutti e con il Pd in particolare. Ci hanno creduto, al cambiamento. Com’era la frase di Virginia la sera della vittoria? «Il vento è cambiato, signori…». Ecco, dovrà pronunciare la stessa frase a ottobre. Per evitare questa umiliazione, fa ancora in tempo a ritirarsi, farebbe una migliore figura. Davvero, è un consiglio spassionato e non polemico: ritirati, Virginia.