Il calcio del popoloAlla Uefa non piace la fascia arcobaleno di Neuer, ma accetta i nazisti in curva a Budapest

L’organo di governo del calcio europeo ha aperto e chiuso in poche ore un’indagine sul portiere tedesco che ha semplicemente dimostrato solidarietà alla comunità Lgbtq+. Ma non deve sorprendere: il miglior alleato politico del presidente Aleksander Ceferin è Viktor Orbán, che a Euro 2020 porta allo stadio 60mila persone senza misure di sicurezza

LaPresse

In poche ore la Uefa fa e disfa. Prima apre un’indagine contro la federazione calcistica tedesca a causa della fascia arcobaleno indossata da Manuel Neuer durante gli Europei, minacciando addirittura una multa alla Dfb (Deutscher Fußball-Bund). Poi torna sui suoi passi e spiega che il caso è chiuso, perché il gesto del portiere «è per una buona causa», come ha confermato la stessa federcalcio della Germania.

Ci sono diversi gradi di ipocrisia della Uefa in questa storia. Intanto Neuer aveva già portato la fascia durante la stagione, con la maglia del Bayern, e durante l’amichevole di preparazione all’Europeo contro la Lettonia.

Poi l’organo di governo del calcio europeo apre un caso per una fascia arcobaleno – in pieno “Pride Month” – dopo anni di campagne per l’inclusività, per il sostegno alle minoranze, contro il razzismo.

Ma soprattutto, nelle stesse ore, la Uefa ha annunciato che avrebbe indagato su quanto avvenuto a Budapest lo stesso giorno in cui un gruppo di ultras in maglia nera, la “Brigata dei Carpazi”, è arrivata allo stadio portando striscioni contro i giocatori che si sono inginocchiati a favore del movimento Black Lives Matte e anti-Lgbtq+. Non solo, hanno pure intonato cori razzisti nei confronti dei giocatori francesi e più volte hanno alzato il braccio teso a mo di saluto romano.

Il problema è che la Uefa ha messo praticamente sullo piano la fascia arcobaleno di Neuer con la simbologia fascista, i cori razzisti e il comportamento dei tifosi ungheresi. «Anche se è incoraggiante che la Uefa stia esaminando ciò che è successo a Budapest, il fatto che quei gesti odiosi e il sostegno di Neuer siano trattati allo stesso modo non è un buon segnale», ha scritto Deadspin in un articolo pubblicato ieri.

Oltretutto la “Brigata dei Carpazi” è nota da tempo per le sue visioni politiche, estremiste. Nel 2016, in occasione degli Europei francesi, il quotidiano sportivo spagnolo Marca li descriveva così: «Questo gruppo è ben noto in Europa per la sua storia violenta e per i canti razzisti, antisemiti e nei confronti di comunità nere e zingare. Questi mostri si definiscono patrioti ungheresi di estrema destra e organizzano grandi scontri contro gruppi rivali».

In questo momento l’Ungheria di Viktor Orbán, il Paese più illiberale del continente, è il miglior alleato politico della Uefa. Alla Puskás Arena di Budapest ormai si gioca stabilmente a spalti pieni, con oltre 60mila persone per partita: l’unico stadio degli undici di Euro 2020 che ha mantenuto la capienza massima, fregandosene di ogni norma sul distanziamento sociale e altre misure di sicurezza, come se il Covid non esistesse. Per assistere al match basta un certificato di immunità o un tampone molecolare con esito negativo effettuato nelle 72 ore precedenti.

Per il numero uno della Uefa, Aleksander Ceferin, non ci sono problemi. Anzi, uno stadio pieno è considerato uno spettacolo da proporre al pubblico. Non a caso, come avevamo già raccontato, pare che a Nyon (sede Uefa) stiano riflettendo sulla possibilità di strappare al Regno Unito la finale di Wembley per portare l’ultimo atto di Euro 2020 proprio a Budapest.

La realtà ungherese, però, non preoccupa solo per quel che accade negli ambienti calcistici. Martedì scorso il parlamento ungherese ha approvato – con una maggioranza di 157 a 1 – una legge che vieta la diffusione di contenuti che si ritiene promuovano l’omosessualità e identità di genere non binarie tra i minori di 18 anni.

Una legge che violerebbe anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, la giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo e gli obiettivi della strategia della Commissione europea sull’uguaglianza Lgbtq+.

Intanto il network Fare (Football Against Racism in Europe), agenzia indipendente dalla Uefa, sta indagando sui tifosi ungheresi da un po’. Non solo per quanto visto in occasione di Ungheria-Portogallo la settimana scorsa, ma anche ad esempio per l’amichevole di inizio giugno tra Ungheria e Irlanda a Budapest, quando i tifosi hanno fischiato gli irlandesi inginocchiatisi prima della partita.

«La situazione in Ungheria è problematica. Abbiamo bisogno di un approccio migliore e più deciso al rispetto dei diritti universali come condizione per ospitare le partite dei tornei più importanti», aveva detto Piara Powar, direttore esecutivo di Fare.

Un segnale incoraggiante è arrivato anche dall’amministrazione di Monaco, la città bavarese che ospiterà Germania-Ungheria per la terza partita del girone F. Il sindaco Dieter Reiter ha fatto sapere di «voler far passare il messaggio che Monaco rappresenta una società diversificata e tollerante». L’idea è quella di illuminare l’Allianz Arena con i colori dell’arcobaleno, a sostegno della comunità Lgbtq+. Orbán non sarà d’accordo, probabilmente neanche Ceferin. Ma per il mondo liberale e democratico andrà più che bene.

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