Stelle nascentiSiamo solo all’inizio della conquista dello spazio da parte di investitori privati

Oltre a Richard Branson, Elon Musk e Jeff Bezos l’industria spaziale sta consolidando attenzioni e finanziamenti da parte di imprese e società quotate in borsa. Dai viaggi turistici alle strategie militari, ma rimane ancora il problema di regolare questo accesso

AP Photo/Tony Gutierrez

Richard Branson, Elon Musk, Jeff Bezos. I tre super miliardari sono i primi privati a poter testare un proprio viaggio nello spazio, non solo come passeggeri ma anche da organizzatori e finanziatori. Nonostante il periodo di crisi, sanitaria ed economica che sta colpendo la popolazione mondiale hanno deciso di togliersi questo costoso sfizio, che rappresenta però solo una piccola parte dei loro grandi progetti previsti per lo spazio.

Come spiega un articolo di Bloomberg, indipendentemente dal fatto che Musk, Bezos e Branson arrivino davvero su Marte, quello che accadrà sopra di noi sarà una delle più importanti storie economiche e tecnologiche del prossimo decennio. «L’orbita della Terra e gli spazi oltre sono già stati commercializzati a velocità incredibile da dozzine di aziende private. La volontà di Branson e Bezos di salire con la propria navicella spaziale equivale a poco più di un’approvazione che le loro navi sono finalmente abbastanza sicure da poterle provare e, più chiaramente, che lo spazio è aperto per gli affari».

Sono tanti gli imprenditori meno noti che si sono interessati allo spazio. «Una società chiamata Astra Space, sostenuta da venture capitalist, ha costruito un razzo orbitale in pochi anni. Il suo obiettivo è far volare i satelliti in orbita ogni singolo giorno. Poco dopo che Astra è diventata pubblica in borsa per un valore di 2,1 miliardi di dollari, il produttore di satelliti Planet Labs ha annunciato le sue intenzioni per fare lo stesso, con un progetto dal valore di 2,8 miliardi di dollari. Firefly Aerospace ha un razzo su una piattaforma della California in attesa di autorizzazione per il lancio. OneWeb e SpaceX di Musk lanciano regolarmente satelliti destinati a coprire il pianeta con l’accesso a Internet ad alta velocità. Rocket Lab, in Nuova Zelanda, sta pianificando missioni sulla luna e su Venere», si legge su Bloomberg.

Le Special Purpose Acquisition Company e altre aziende hanno racimolato con relativa facilità i fondi sufficienti per finanziare i progetti anche perché l’industria spaziale non è più dipendente dai governi.

Da settore vergine e inesplorato, quello spaziale sta diventando il nuovo eldorado privato. E si vedono già i primi risultati: si prevede che il numero di satelliti in orbita attorno alla terra aumenterà nel prossimo decennio da circa 3.400 unità a un valore compreso tra 50.000 e 100.000.

Nel frattempo cresce anche la corsa al turismo spaziale: «I risultati in questa frangia di mercato sono imprevedibili, ma tutti i presupposti indicano un possibile successo economico e sociale», si legge su Bloomberg. Per capire fino a che punto è già arrivato lo “spazio privato” c’è il caso Decker Eveleth: uno studente universitario che, per divertimento, perlustra le immagini satellitari alla ricerca di scorte di armi e altre infrastrutture militari. Il mese scorso Eveleth ha individuato quelli che sembrano più di 100 silos di missili balistici intercontinentali con sede in un deserto nel nord della Cina, dando così credito alle voci secondo cui la nazione stia costruendo armi nucleari.

Dopo alcuni passaggi di verifica, Eveleth ha avvisato il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che ha definito la notizia «preoccupante». I media statali cinesi hanno affermato che il sito era solo un parco eolico in costruzione, ma le immagini di un’altra start-up satellitare, Capella Space, hanno minato questa spiegazione.

Il caso di Eveleth è solo un assaggio delle potenzialità dell’accesso privato allo spazio, inteso anche come bacino di informazioni e strumenti di osservazione. «Oltre a cercare segni di proliferazione nucleare, i privati utilizzano la rete di satelliti di Planet per monitorare la salute dei raccolti, le emissioni delle fabbriche e la perdita della foresta pluviale. (Usi più inquietanti delle reti satellitari private, ovviamente, meritano un ulteriore esame). I servizi satellitari di SpaceX e OneWeb hanno invece il potenziale per servire miliardi di persone che non possono ottenere l’accesso alla banda larga in un altro modo» si legge nell’articolo.

Il successo di Rocket Lab, un’azienda creata da un ragazzo senza una laurea che ha imparato da solo l’ingegneria aerospaziale, mostra invece i potenziali effetti di democratizzazione delle imprese spaziali private. Il tempo in cui per accedere a delle immagini satellitari si doveva svolgere un lavoro dispendioso e macchinoso sono infatti finiti, a favore di un accesso sempre più disponibile alla massa. Naturalmente le imprese spaziali sembrano ancora proposte altamente rischiose, con profitti tutt’altro che garantiti. «Anche se aziende come SpaceX, Rocket Lab e Planet sono valutate miliardi di dollari, devono ancora dimostrare di poter realizzare un profitto senza intoppi», perché lo spazio «come amano dire tutti nel settore, è difficile», si legge ancora.

Ma il nuovo gruppo di compagnie spaziali, comprese quelle gestite da alcuni importanti magnati, sta cercando di capire rischi e pericoli di queste nuova industria, calcolando le potenziali ricompense che l’intero corpo di imprese e progetti spin-off potranno produrre.

Chi avrà la meglio o il primato delle scoperte – quindi – poco importa, in quanto lo spazio è destinato a diventare un bene pubblico e accessibile, più o meno, a tutti.