Francesismi&Co“Territorio” è la parola magica per la ripartenza

Ecco come un termine, in poche decine di anni, si è riempito di significato. E ha cambiato il nostro modo di intendere la gastronomia, i viaggi e le nostre preziose eccellenze culinarie

“Territorio” è una parola che spesso usiamo prendendola a prestito dai nostri cugini francesi, pensando che, pronunciandola “terroir”, nella loro lingua, si riempia di maggior significato e ci permetta di raccogliere i tanti significati che può assumere un luogo.

In effetti è così e non c’è nulla di male nell’usare termini che, a livello globale, definiscano un concetto. Tuttavia, non per affrancarsi dall’esterofilia, ma per riempire la parola di contenuti che vanno ben al di là del significato che viene dato Oltralpe, è interessante notare come tutta una serie di definizioni tipicamente italiane stiano diventando importanti per l’individuazione delle caratteristiche migliori che ci rappresentano, riuscendo a fornire gli strumenti per una comunicazione più efficace.

L’occasione di scriverne viene dal dibattito in corso sulla cosiddetta “zonazione” che, nel settore vitivinicolo serve a individuare una parcellizzazione delle vigne al fine di identificare in modo sempre più definito la provenienza di un vino.

Facciamo un passo indietro. Il settore alimentare, fino a non molti anni fa, era un magma indistinto, volto semplicemente a procurare nutrimento: l’importante era il reperimento di cibo e vino, non si andava tanto per il sottile. La sensibilità su questi argomenti è aumentata a partire dagli anni Ottanta: in tv già nel decennio precedente, senza risalire a Mario Soldati con il suo “Viaggio nella valle del Po”, cominciavano a esserci programmi di cucina, con esperti di valore, quali Veronelli. E nel mondo del vino ci fu lo spartiacque dello scandalo del metanolo, quasi una shock epocale dopo il quale il settore iniziò una corsa inarrestabile, quasi che quel fattaccio criminale, che fece anche dei morti, fosse stato salutare.

Il Manifesto pubblicò un supplemento dedicato all’enogastronomia chiamato Gambero Rosso e poco dopo, grazie a Carlin Petrini, venne fondato il movimento Slow Food. Nel frattempo, a livello normativo, furono introdotte alcune sigle che ancora oggi definiscono una denominazione rispetto a un luogo o ne certificano il controllo della filiera di produzione. Nel linguaggio comune sono così entrate a far parte le parole DOP, IGP, DOC, DOCG che, a grandi linee, indicano prodotti a origine protetta o controllata.

La ristorazione, intanto, grazie all’aumento del reddito medio delle famiglie, cominciava a diventare un piacere e non più solo un modo per nutrirsi quando non si mangiava tra le mura domestiche. Ecco dunque che mangiare diventò una cosa diversa: iniziammo a interessarci sempre di più a come veniva prodotto ciò che mangiavamo o bevevamo, e a selezionare con più attenzione.

I decenni successivi furono poi un crescendo per tutto il comparto, fino a consacrare l’enogastronomia come uno dei settori più importanti della nostra bilancia commerciale. Non solo, perché, nel frattempo, si era sviluppato un fiorente turismo legato a cibo e vino, così quei territori dove si producevano e si producono ancora eccellenze, si sono diventati oggetto di esplorazione, di scoperta e, pian piano, l’approfondimento di ciascuno di essi, la rivalutazione di alcuni luoghi che prima erano sconosciuti, ha fatto nascere un’economia sempre più diffusa e robusta.

Così, tornando al dibattito sviluppatosi nel mondo del vino, ecco che è sempre più importate riempire di contenuti la parola territorio e riuscire a connotare per ciascuno di essi un’identità riconoscibile facile da comunicare.

Un luogo può esprimere, infatti, tante peculiarità – un bel paesaggio, architetture storiche, ma anche moderne, aree attrezzate per ogni genere di svago – e, certamente, può offrire uno stile di cucina distinto e diverso da quello del paese più prossimo e, con essa, tanti frutti della terra, come le vigne che, grazie alla loro posizione e alle condizioni climatiche, sono lo specchio della natura di spazi sempre più particolareggiati, così, anche una Pieve, una Contrada o un Villaggio possono diventare una denominazione che renda ancora più appassionante il viaggio alla scoperta di un territorio.

In conclusione, ogni metro quadrato del nostro Paese è una potenziale fonte di ricchezza, tocca a noi saperlo sfruttare al meglio, tocca a noi saperlo scoprire.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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