Certificato a tappeEcco dove sarà obbligatorio il green pass in Italia

Domani il governo approverà il decreto che impone anche in zona bianca di presentare la certificazione verde per i luoghi a rischio assembramento. Si tratta ancora sui ristoranti al chiuso, mentre cambiano i parametri per lasciare le Regioni in zona bianca

Johanna Geron/Pool Photo via AP

È ufficiale l’obbligo di green pass per i luoghi a rischio assembramento. La norma ha ottenuto il via libera dei presidenti di Regione e domani il governo approverà il decreto che impone anche in zona bianca di presentare la certificazione verde per spettacoli, viaggi, sport. Si tratta ancora sui ristoranti al chiuso, ma la linea prevalente è di prevedere un pass “leggero” quindi rilasciato a chi ha effettuato soltanto una dose, oppure il tampone negativo effettuato nelle 48 precedenti.

Sono le condizioni indispensabili per cambiare i parametri che misurano le zone di rischio e lasciare tutta l’Italia in zona bianca durante l’estate.

Il green pass italiano sarà pertanto strutturato in tre mosse. Il primo in vigore ad agosto, necessario per gli eventi pubblici (probabilmente pure per ristoranti e bar al chiuso) e valido anche solo con una dose. Il secondo, dal primo settembre, per le stesse attività, ma con due dosi. Il terzo, a metà settembre, ancora più restrittivo e in vigore per tutti i trasporti, anche quelli pubblici essenziali. Inoltre, non basterà più solo l’incidenza per determinare i colori delle Regioni, ma andranno valutati i ricoveri.

I punti fermi del nuovo decreto del governo Draghi ci sono. Adesso però si attende Matteo Salvini, che sta cercando di boicottare la campagna sui giovani, facendo infuriare Roberto Speranza: «Il vaccino – dice il ministro della Salute – è essenziale anche sotto i 40 anni».

La variante Delta del virus nel frattempo continua a colpire, i contagi aumentano ogni giorno, ieri ci sono stati 3.558 nuovi casi. Sale anche il numero di vaccinati, ma in maniera troppo lenta.

Secondo gli ultimi dati trasmessi all’Istituto superiore di sanità, con gli attuali parametri alcune Regioni tornerebbero in zona gialla già da venerdì. Sono le aree dove l’incidenza dei nuovi contagiati – il Lazio è tra questi – supera i 50 casi settimanali su 100mila abitanti. «Con il nuovo sistema questo indicatore non sarà più fondamentale. A contare sarà soprattutto il numero di ricoverati in area medica e in terapia intensiva. Il governo pensa a una percentuale del 5% per le terapie intensive e del 10% per i reparti medici. Le Regioni chiedono di salire rispettivamente al 20 e al 30 %. La cabina di regia convocata per oggi dovrà fissare il tetto. E mediare anche sulla lista dei luoghi dove si entra con il certificato», anticipa il Corriere.

Il green pass raccoglie quindi consensi dai presidenti di Regioni, che si sono riuniti ieri, e considerano la misura come la strada migliore per ripartire con attività che sono rimaste a lungo bloccate – in particolare maxi eventi (anche sportivi) e discoteche – e per tutelare dall’eventuale chiusura i ristoranti, in caso di ingresso in zona arancione.

Rimane ancora una zona grigia il mondo dell’istruzione. La norma che regola l’eventuale obbligo vaccinale per la scuola non sarà inserita nel prossimo decreto legge. La discussione interna al governo è ancora in corso, su questo argomento si attende il parere del Comitato tecnico scientifico.

Mentre più audace è stata la proposta di Confindustria. Secondo il Corriere, in una mail spedita ai direttori del settore industriale il direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti ha chiesto «la presentazione del green pass ai dipendenti che, nel caso non lo abbiano, potrebbero essere spostati ad altra mansione o essere sospesi, con impatto anche sulla retribuzione».

Il decreto, infine, sarà approvato domani per entrare in vigore il 26 luglio scongiurando così il rischio dei cambi di fascia. È stato poi decisa la proroga dello stato di emergenza in scadenza il 31 luglio. Inizialmente si era pensato a un rinvio di tre mesi, ma la risalita della curva epidemiologica sembra aver convinto il governo ad arrivare al 31 dicembre.