I voti dei BodhisattvaColtivare la saggezza dello spirito per realizzare una mente ecologica

Come spiega nel suo nuovo libro Stefano Bettera, per reagire all’attuale crisi ambientale e climatica può essere utile guardare alle antiche sapienze, che ci indicano come sviluppare consapevolezza, lucidità, etica, dignità e coraggio necessari a prenderci cura di noi e del mondo

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È fuori discussione che la crisi climatica che stiamo affrontando richieda certamente atti e risposte radicali senza precedenti. Esistono straordinari studi e ricerche di scienziati e climatologi, primo fra tutti il gruppo che fa capo proprio all’ipcc delle Nazioni Unite, che da anni pubblicano rapporti sulla gravità della situazione.

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Come ripete ossessivamente la stessa Greta, e altri insieme a lei: non ascoltate me, ascoltate la scienza. Le risposte sono lì da sempre. Peccato che non siano diventate così popolari nelle sedi in cui potevano essere prese le decisioni giuste al momento opportuno.

Oggi è indubbio che siamo a un punto di non ritorno. Lo vediamo anche nella nostra esperienza quotidiana: inondazioni continue in diverse parti del mondo, città sommerse come Venezia o come larga parte delle coste americane. Danni per miliardi di dollari, fenomeni meteorologici imprevisti e violenti, innalzamento delle temperature, intere aree del mondo devastate, siccità, povertà e conflitti.

L’elenco potrebbe continuare ma, appunto, non è questo il fine del nostro dialogo. Piuttosto, vorrei provare a ragionare con voi per capire quale sia la strada più efficace da seguire, se è vero che il mondo ha bisogno di una nuova “ribellione” delle coscienze. Quale via sia in grado di prendersi cura di queste ferite, curarle, comprese quelle psicologiche, senza che gli atti e il linguaggio, seppur efficaci, finiscano per crearne altre, per generare ulteriore divisione e confusione non utili alla chiarezza e a generare consapevolezza.

Una risposta che ho cercato di offrire è che ci servono tre elementi: una nuova mente ecologica, un metodo per realizzarla e una comunità che si assuma il compito di tutelarla e diffonderla perché venga sempre di più messa in pratica. In sostanza, come rispondere a un interrogativo che non è certo nuovo nella storia umana, cioè come vivere una vita filosofica, autentica, come attraversare le avversità ed essere comunque felici.

Va detto con onestà che la crisi climatica attuale rappresenta un fatto totalmente nuovo per noi esseri umani che siamo già passati attraverso guerre, carestie, malattie, povertà e ogni genere di disastri. Di tutte queste situazioni conosciamo le dinamiche, le problematiche. Abbiamo cioè un’esperienza che paradossalmente ci fa sentire in una posizione, se non di controllo, almeno non di totale incertezza.

Invece la rapidità con cui questa emergenza ambientale si è presentata negli ultimi anni, la sua ferocia, la totale imprevedibilità dei suoi meccanismi e la difficoltà conseguente di prevedere i probabili scenari futuri rende la nostra incertezza totale e ci fa sentire ancora più fragili di fronte a un pianeta che sembra non volerci più. Oserei dire con molte ragioni.

Eppure. molta parte di noi continua a vivere come se nulla fosse, nonostante l’evidenza. Continua deliberatamente a farsi del male, proprio perché la sofferenza è l’ultima cosa che siamo disposti a vedere e accettare.

La propaganda dei negazionisti fa la sua parte, certo. Ma, purtroppo per loro, è supportata solo da opinioni e da polemiche di comodo che si sgretolano senza replica di fronte ai fatti e agli studi scientifici di migliaia di studiosi che concordano sulla assoluta serietà del problema.

In tutto ciò, quello che ci spaventa forse di più è che, per la prima volta nella storia, ci rendiamo conto che non solo alla Terra non importa nulla del nostro destino ma, anzi, siamo proprio noi il virus che ha causato la malattia e, come ogni buon medico farebbe, la cura più efficace sarebbe combatterlo. Sopravviverà il più forte, e non siamo noi. Non se continuiamo senza la profonda trasformazione che ci è richiesta.

E dunque, la mente ecologica: per comprendere come sviluppare consapevolezza, lucidità e soprattutto l’etica, il coraggio e quella dignità che ci servono per agire in modo saggio e prenderci cura di noi e del mondo. Sembra un compito impossibile.

Ma è proprio questa la sfida che abbiamo di fronte: agire e non semplicemente reagire di fronte a un’emergenza che si dichiara impossibile da risolvere del tutto. Che ci piaccia o no, senza essere catastrofisti, è un fatto che il mondo non sarà più quello che conosciamo, e prendere atto della sua e della nostra malattia ci aiuterà a curare un corpo che, anche se guarito, porterà sempre con sé i postumi della ferita.

Nel buddhismo si parla dei voti dei Bodhisattva, cioè degli impegni che chi segue questa via può decidere di prendere, a un certo punto del percorso, per assomigliare o ispirare i propri atti a queste figure che incarnano l’ideale della compassione. Il primo di questi voti dice: gli esseri viventi sono infiniti, faccio voto di salvarli tutti. Ma non ci capiterà mai l’occasione di poter agire per salvare i miliardi di forme di vita che popolano il pianeta. Nessuno di noi può farlo, anche se sembra un’aspirazione perfetta per i nostri tempi.

E allora perché votarsi a un’impresa che appare persa in partenza? Perché è una scelta, un impegno a condurre ogni giorno la nostra mente verso quella volontà, verso quella direzione, e da tale prospettiva agire di conseguenza. È la scelta di risvegliare la nostra coscienza e la mente per portarle a una dimensione ecologica che trascende la dimensione individuale e diventa capace, oggi, di far fronte a una situazione che sembra drammatica, impossibile, senza scampo. E nonostante ciò molti continuano, incessantemente, a muoversi per remare contro questa corrente e far salire a bordo della scialuppa di salvataggio quante più vite possibili.

Stefano Bettera, L’abbraccio del mondo. Coltivare la saggezza dello spirito per realizzare una mente ecologica, Mondadori, 2021, pagine 176, euro 12

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