InsostenibiliIl sottovalutato problema della pericolosità ambientale delle dighe

Il completamento della Rastolita in Romania potrebbe provocare la distruzione di 8.5 chilometri di habitat del salmone del Danubio, mentre la Neskra in Georgia rischia distruggere in maniera irreparabile la biodiversità delle montagne del Caucaso e la vita degli indigeni Svan, che vivono nella regione da generazioni

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La mega diga di Afsluitdijk, costruita tra il 1916 e il 1932 dal governo olandese lungo la costa del Mare del Nord, sta provocando gravi danni alla fauna e alla flora marina locali. La struttura, ideata per evitare le catastrofiche inondazioni che colpivano i Paesi Bassi (che si trovano in parte sotto il livello del mare), è lunga 32 chilometri e sorge in una baia che collega la provincia dell’Olanda Settentrionale con quella della Frisia. La baia, denominata Zuider Zee e dove sfociano diversi fiumi, è diventata il lago più grande dei Paesi Bassi ma i problemi non mancano. La diga, nonostante la presenza di caditoie, blocca le rotte migratorie di diverse specie di pesci e ciò ha provocato una riduzione della quantità di fauna presente in zona e in fiumi più distanti come il Reno. L’Afsluitdijk ha colpito anche le alghe, che sono utili per prevenire l’erosione delle coste. 

Le grandi dighe, secondo quanto riferito dal sito aida-america.org, presentano una serie di problematiche che le rende inquinanti e poco sostenibili. La loro costruzione e operatività provoca il rilascio, in particolare nelle regioni tropicali, di anidride carbonica e metano, derivante dalla grande quantità di materiale organico in decomposizione che si trova nelle loro riserve. Le dighe non sono, inoltre, in grado di adattarsi al cambiamento climatico e talvolta diventano insicure o persino pericolose. Il danno ambientale provocato è spesso irreparabile e può portare a un peggioramento della qualità dell’acqua nei fiumi e alla degradazione degli ecosistemi.

Non tutti, però, sembrano pensarla allo stesso modo. Una ricerca olandese-svedese è giunta alla conclusione che di due gigantesche dighe nel Mare del Nord potrebbe scongiurare la crescita dei livelli del mare provocata dal surriscaldamento climatico globale e proteggere 25 milioni di europei da alluvioni devastanti. Una diga dovrebbe avere come punto di inizio la Britannia e come punti di arrivo l’Inghilterra sud-occidentale per una lunghezza di 161 chilometri, l’altra dovrebbe connettere la Scozia orientale con Bergen, in Norvegia, per un totale di 476 chilometri. La Northern European Enclosure Dam (NEED), dal valore di 500 miliardi di euro, è stata definita visionaria e megalomane ma potrebbe fermare la marea e la mareggiata. 

Nel Bacino del Danubio ci sono più di 1000 dighe che stanno sezionando i fiumi locali e molti nuovi progetti sono in cantiere nel Vecchio Continente. Il completamento della diga Rastolita, in Romania, potrebbe provocare la distruzione di 8.5 chilometri di habitat del salmone del Danubio, già in gravissimo pericolo e la scomparsa di diversi bacini d’acqua. In Slovacchia la minaccia viene dalla costruzione della diga Ilias, nei pressi di Banska Bystrica e da quella di Ziar nad Hronom. L’area adiacente a quella presa in esame è particolarmente importante per il salmone del Danubio. 

Ai confini dell’Europa, infine, c’è la diga Neskra, in Georgia, che può distruggere in maniera irreparabile la biodiversità delle montagne del Caucaso e la vita degli indigeni Svan, che vivono nella regione da generazioni.

Nel 2014 la Commissione Europea ha avviato un’azione legale contro la Francia in merito al controverso progetto della diga di Sirven. La costruzione della diga aveva ricevuto luce verde senza tenere conto delle condizioni ecologiche dell’acqua che avrebbe dovuto trattenere e le proteste che erano derivate dalla vicenda avevano provocato la morte di un dimostrante ucciso dalla polizia. In assenza di un accordo tra Bruxelles e uno Stato membro, infatti, possono essere decise sanzioni finanziarie contro il governo nazionale e possono essere bloccati i fondi comunitari. Il progetto ufficiale è stato abbandonato nel dicembre 2015 e il ministero della biodiversità è poi tornato sull’argomento che necessita di una soluzione alternativa. Tra le più grandi dighe della Francia ci sono quella di Grand Maison, che sviluppa una potenza di 1820 MW, quella di Montezic, una diga in terrapieno con un’impressionante lunghezza di 820 metri e quelle di Marquisades et Whitaker, in servizio dal 1976 e con 4 turbine Francis a reazione reversibile.