Priviet, ti InoagentI nuovi metodi di censura della Russia di Putin

La giornalista Olga Churakova spiega a Linkiesta perché è stata marchiata dall’autorità giuridica russa come “agente straniero”, uno status che inserisce una serie di requisiti burocratici che impediscono di fatto la normale continuazione del lavoro. «È come se tutti i giorni partecipassimo al nostro funerale», ci dice

Olga Churakova

“QUESTO MEDIA/MATERIALE DI INFORMAZIONE È STATO CREATO E/O DIVULGATO DA UN MASS MEDIA STRANIERO CHE SVOLGE LE FUNZIONI DI UN AGENTE STRANIERO E/O DA UN’ENTITÀ GIURIDICA RUSSA CHE SVOLGE LE FUNZIONI DI UN AGENTE STRANIERO”. Questo è il disclaimer, tassativamente in maiuscolo pena ammenda, che Olga Churakova deve aggiungere ad ogni articolo, pubblicazione, video e tecnicamente anche ad ogni post social, ora che il Ministero della giustizia della Federazione Russa l’ha aggiunta alla lista degli “agenti stranieri”. 

I criteri utilizzati dalle autorità per determinare se un individuo merita il marchio di “agente straniero” sono vasti e praticamente qualsiasi forma di contatto con entità o persone proveniente dall’estero è sufficiente. La nomina non porta direttamente ad accuse penali, in conferenza stampa il portavoce del Cremlino l’ha definita «giusto qualche modulo in più da riempire» ma in realtà inserisce una serie di requisiti burocratici per le persone e le entità nominate che impediscono di fatto la normale continuazione del lavoro.

Nella lista sono finiti principalmente media online dell’opposizione e giornalisti investigativi, l’ultima Tv a finire nell’elenco è stata Tv Dozhd. L’annuncio dell’infame nomina per il canale televisivo è arrivato poche ore dopo la fine della conferenza stampa Putin-Merkel di settimana scorsa.

Olga Churakova in passato ha lavorato per il celebre giornale russo Novaya Gazeta, per Vedomosti, e recentemente ha collaborato con il sito di informazione Projekt e con la stessa Tv Dozhd. Da luglio, da quando il Ministero della Giustizia l’ha bollata come “agente straniero”, ha lanciato assieme alla collega Sonya Groysman, anch’essa nella lista, un podcast chiamato “Priviet, ti Inoagent” (Ciao, sei un agente straniero). Negli episodi, che si aprono col disclaimer che le giornaliste leggono senza nascondere le risate, e che ormai ha assunto la forma di un jingle di apertura, Groysman e Churakova descrivono con ironia le difficoltà connesse al loro nuovo stato legale come le reazione dei genitori e l’impossibilità di trovare un lavoro, dimostrata per esempio, attraverso una telefonata surreale con l’ufficio del personale di una nota catena di fast food.

Hai mai pensato che lavorare come giornalista avrebbe avuto queste conseguenze?
Ho iniziato a lavorare nei media più o meno dieci anni fa, se ricordate era il tempo delle proteste in piazza Balotnaya e dell’arrivo sulle scene di Alexey Navalny e dei suoi sostenitori. In generale, non mi sono mai illusa che questa professione fosse sicura, è stato chiaro sin da subito per me che non lo era. 

Conoscevo bene i nomi di Politkovskaya e Klebnikov, sapevo che i giornalisti vengono anche uccisi in questo Paese e non ho mai avuto alcuna illusione romantica su questa professione. Ho lavorato sia a Novaya Gazeta che a Vedomosti, prima che il governo gli cambiasse direttore, e infine anche a Tv Dozhd, in pratica ho una tesserina della tombola su cui segno tutti i posti in cui ho lavorato che finiscono male, e prima o poi chissà vincerò un premio…

Come hai saputo che eri stata aggiunta nelle liste del Ministero della Giustizia come “agente straniero”?
Ero seduta al lavoro e sul mio telefono vedo arrivare una tempesta di messaggi, improvvisamente ho avuto la sensazione di aver appena avuto un incidente d’auto, e che la mia vita e tutto ciò che facevo abitualmente non sarebbe più stato come prima. Le persone mi scrivevano messaggi di supporto e complimenti il mio lavoro, ma avevo la sensazione che per la mia carriera fosse finita.

Perché tu e Sonya Groysman avete deciso di fare un podcast? non avete mai pensato che potesse avere conseguenze ancora più gravi?
Abbiamo capito subito che dovevamo fare qualcosa, se non altro per tenerci occupate e poi perché tutti erano terribilmente confusi su cosa significasse essere nominati “agenti stranieri”. Abbiamo deciso di fare un podcast per far conoscere la nostra storia, non abbiamo mai discusso, nemmeno una volta, se questo potesse essere pericoloso.

Il podcast in realtà è piuttosto divertente, come mai avete scelto uno stile così auto ironico?
Sai, discutiamo di argomenti davvero tragici che riguardano le nostre vite. Le cose intorno a noi cambiano continuamente, i nostri genitori ci fanno domande piene di preoccupazione, Sonya ha descritto questa sensazione raccontando che è come se tutti i giorni partecipassimo al nostro funerale, ed è vero perché tutto intorno si tinge di sfumature scure, e noi cerchiamo di sopravvivere a questa tragedia con l’aiuto dell’ironia, ci fa sentire meglio e crediamo funzioni meglio anche come stile divulgativo.

Non tutti in Europa sanno che recentemente in Russia c’è stata una fioritura di media alternativi e giornalisti di inchiesta, principalmente della tua generazione, pensi che tutto questo possa presto finire?
Negli ultimi anni sono cresciuti in Russia molti progetti indipendenti e ci sono ancora opportunità di lavorare nel giornalismo sia dall’estero che in Russia. Penso che dobbiamo continuare la lotta per la libertà di parola come abbiamo fatto fin’ora. Certo, è doloroso pensare a come la censura ci abbia raggiunto anche su internet, ma questo in realtà è un problema globale. In Russia la questione delle nomine ad “agente straniero” è un colpo brutale inflitto al giornalismo indipendente, ma ci sono così tanti progetti alternativi in ​​Russia, così tante ragazze coraggiose, e sottolineo ragazze, non credo che si arrenderanno facilmente.

Tra circa un mese ci saranno le elezioni parlamentari in Russia, credi che questo picco di repressione contro i media sia collegato?
No, non credo, il risultato delle elezioni è già scritto e non credo che lui abbia alcuna preoccupazione per queste elezioni. Ah per lui intendo Vladimir Putin! Da giornalista guarderò queste elezioni come qualcosa di inevitabile ma onestamente senza particolare interesse.

Continuerai quindi a lavorare come giornalista in Russia?
Mi domando spesso in questi giorni se voglio lasciare il Paese o no, e la risposta è no, non voglio partire. Se andassi a lavorare all’estero potrebbe passare molto tempo prima che riesca ritornare a casa e non è cio che voglio. Quindi il mio piano è restare qui e continuare assieme a Sonya il nostro podcast, e continuare a scherzare sulla nostra vita da “agenti straniere”.

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