Misure stringentiNon è accettabile sanzionare i lavoratori senza Green Pass, dice Maurizio Landini

In un’intervista a Repubblica, il segretario della Cgil commenta l’introduzione dell’obbligo di vaccinazione per chi lavora in azienda: «Mi domando se chi ha deciso questa regola sia stato negli ultimi tempi dentro una mensa aziendale. Beh, dovrebbe andarci»

Fabio Cimaglia / LaPresse

«Sia chiaro, il sindacato sta invitando tutti i lavoratori a vaccinarsi e non abbiamo nulla di principio contro il Green Pass, ma in nome di ciò non è accettabile introdurre una logica punitiva e sanzionatoria nei confronti di chi lavora». Inizia così l’intervista di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, alla Repubblica.

Il sindacalista si riferisce alle multe previste per il personale scolastico che si presenti al lavoro privo di Green Pass e anche con la norma dell’ultimo decreto del governo che finisce per trattare le mense aziendali allo stesso modo dei ristoranti. «Mi domando se chi ha deciso questa regola sia stato negli ultimi tempi dentro una mensa aziendale. Beh, dovrebbe andarci», aggiunge Landini.

Che paragona poi le misure stringenti del Green Pass con le ristrettezze anti covid in essere in questo momento. «Dopo i protocolli sulla sicurezza che abbiamo sottoscritto attraverso il distanziamento, l’uso delle mascherine, la sanificazione, lo smart working e diversi turni di lavoro, i luoghi di lavoro sono sicuri. Nessuno può sostenere che gli uffici o le fabbriche costituiscano oggi potenziali focolai per la diffusione del virus. Non deve passare il messaggio sbagliato che i vaccini ed il Green Pass, pur fondamentali, da soli siano sufficienti a sconfiggere il virus. Non è così, purtroppo», dice ancora.

Landini passa poi all’attacco. Sottolineando la natura coercitiva del Green Pass in azienda. «Se il governo pensa che il vaccino debba essere obbligatorio, lo dica e approvi una legge. Abbiano il coraggio di farlo! Non si può pensare di raggiungere il medesimo obiettivo in maniera surrettizia, a danno di chi lavora. È una forzatura controproducente rispetto all’obiettivo di realizzare la vaccinazione per tutti».

Il sindacalista si sofferma sulla congiunzione della certificazione verde con le altre misure che in questi mesi hanno caratterizzato il sistema italiano. «Pensi solo ai tamponi: con il Green Pass obbligatorio diventano un requisito per poter lavorare al pari della vaccinazione. Il loro costo non può essere a carico del lavoratore. Si lavora per essere retribuiti, non si deve pagare per lavorare. Stiamo passando da una fase in cui chi lavorava, esponendosi anche al contagio, veniva considerato un eroe ad un’altra in cui si rischia di essere sanzionati perché si vuole lavorare».

Ma cosa propone nella sostanza il segretario della Cgil? «Noi proponiamo una grande campagna di informazione e sensibilizzazione perché le persone si vaccinino. Da tempo chiediamo di rafforzare e mettere in sicurezza il trasporto pubblico locale, le ferrovie regionali, di superare il sovraffollamento delle classi anche attraverso nuove assunzioni di personale docente. Invece rischia di rimanere tutto fermo allo scorso anno».

Il lavoro quindi sarà il tema centrale della ripresa dell’attività politico-parlamentare. La creazione di nuovi posti di lavoro ma anche la sicurezza nei posti di lavoro. «Sicuramente è il lavoro al centro di questa fase. Il punto è quale ripresa economica e quale lavoro vogliamo creare. Vogliamo cambiare – aggiunge Landini – o no il modello degli ultimi vent’anni, con il lavoro precario, di scarsa qualità, senza diritti e con una crescita in realtà assai stentata? Abbiamo di fronte un’occasione senza precedenti grazie alla disponibilità di risorse del Next Generation Eu».

Per finire, il sindacalista commenta duramente anche alcuni passaggi del Pnrrr «In quel Piano il limite più evidente è la mancanza di un collegamento tra investimenti e un’idea di nuova politica industriale e di sviluppo. Quegli investimenti devono servire a cambiare la nostra specializzazione produttiva. L’Italia deve puntare a costruire nuove filiere produttive capaci di stare dentro le transizioni digitali e ambientali e lo deve fare coinvolgendo il mondo del lavoro. C’è bisogno di una nuova democrazia economica, dobbiamo lasciarci alle spalle questi anni nei quali il lavoro è stato relegato a un ruolo di subalternità», conclude Landini.

Che proprio oggi incontrerà il ministro del Lavoro Orlando per un incontro sulla riforma degli ammortizzatori sociali. «Chiediamo anche una legislazione che impedisca i comportamenti da Far West assunti negli ultimi tempi da multinazionali che hanno preso e soldi e poi se ne sono andate. Non deve essere più possibile che si possa licenziare dalla sera alla mattina perché le imprese decidono di chiudere le fabbriche per andare a produrre dove è più conveniente», dice Landini.

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