Venezia globaleIl successo del padiglione romeno e il tema della migrazione alla Biennale di architettura

Alla rassegna d’arte italiana la Romania propone una mostra legata al racconto degli immigrati, delle radici perdute e delle tante storie fino ad oggi mai raccontate

Pavilionul României la Bienala de la Veneția, detaliu

Tra i tanti padiglioni e delle tante nazioni che, ogni anno, prendono parte alla Biennale Architettura di Venezia, quest’anno (in un’edizione intitolata, How we will live together?) a raccogliere l’interesse degli addetti ai lavori e la curiosità dei visitatori è stato, a sorpresa, il padiglione della Romania, incentrato interamente sul tema della migrazione: non è certo un caso, considerando che, fra i 27 Paesi dell’Unione Europea, è quello con il più alto numero di cittadini che vive al di fuori dei confini nazionali.

Un’ondata migratoria che ha creato fenomeni complementari, che s’intrecciano tra le storie di chi parte, accanto a quelle delle città che restano vuote: è proprio la tensione tra le due realtà, tra chi è partito e chi è rimasto, ad essere sottolineata nella mostra Fading Borders, divisa in due parti simmetriche. Da un lato, i visitatori sperimentano il mondo dei rumeni che emigrano e le loro nuove vite in città straniere, mentre dall’altro incontrano le città abbandonate, vulnerabili.

La prima parte del racconto è legata alla mostra Plecat (partire), di Elena Stancu, ex-vicedirettore di Marie Claire Romania, e Cosmin Bumbuţ, ex-fotografo di moda, in arte Teleleu: insieme allo studio di architettura Ideilagram il duo ha scelto di affrontare il tema della migrazione e delle radici mai del tutto perdute. Partiti in camper, il duo viaggia per tutta l’Europa per per dare voce ai quei romeni che vivono in modo permanente tra due mondi, racconta a NRW Elena Stancu.

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