Il report di LegambienteNei laghi e mari italiani scorrono cattive acque

I risultati del monitoraggio svolto dall’associazione ambientalista sulla presenza dei batteri Enterococchi intestinali, Escherichia coli negli specchi d’acqua della Penisola fotografano una situazione preoccupante. Su un totale di 389 siti campionati, uno su tre è oltre i limiti di legge

Crediti Goletta Verde - Facebook

Quest’estate, forti di un team di oltre 300 volontari e volontarie, le due campagne itineranti di Legambiente Goletta Verde e Goletta dei Laghi hanno realizzato un monitoraggio dei mari e i laghi italiani di diciotto regioni, scoprendo che su un totale di 389 siti campionati uno su tre è oltre i limiti di legge.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli): sono stati considerati «inquinati» i campioni in cui almeno uno dei due parametri superava il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e «fortemente inquinati» se almeno uno dei due parametri eccedeva più del doppio del valore normativo.

I campioni per le analisi microbiologiche sono stati prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che è avvenuta in laboratori certificati lo stesso giorno di campionamento (o entro le 24 ore dal prelievo).

 

Le criticità maggiori sono state riscontrate soprattutto a ridosso delle foci di fiumi (inquinate nel 58% dei casi), rii e canali che, riversandosi in mare o nel lago, portano con sé cariche batteriche anche molto elevate: un problema che dipende soprattutto dagli scarichi fognari che non vengono depurati dai comuni dell’entroterra.

Dalla fotografia scattata da Legambiente, a preoccupare sono anche i dati sui cosiddetti malati cronici, ovvero 32 punti – presenti in 13 regioni -, tutti in corrispondenza di foci di corsi d’acqua, che risultano «inquinati» e «fortemente inquinati» da oltre 10 anni.  «Luoghi dimenticati, vere e proprie fogne a cielo aperto», li ha definiti l’associazione ambientalista, per poi sottolineare che «le situazioni più critiche riguardano Sicilia, Lombardia, Campania, Calabria e Lazio, che da sole generano l’80% del carico complessivo degli agglomerati in infrazione europea». Ancora oggi il 40% dei reflui fognari dei centri urbani della Penisola non è adeguatamente depurato: ed è un problema che non riguarda solo il Sud Italia ma anche il Nord della Penisola.

Le risorse del Pnrr, ha spiegato Legambiente, sono fondamentali per combattere la mala depurazione che riguarda 30 milioni di abitanti equivalenti. Per questo l’associazione ambientalista ha sottolineato l’urgenza di destinare più investimenti per efficientare la depurazione e completare la rete fognaria. «L’Unione Europea – ha sottolineato l’associazione ambientalista – ha più volte ammonito l’Italia avviando ben quattro procedure d’infrazione per il mancato adeguamento alla direttiva europea sui reflui, due delle quali già sfociate in condanna per le quali la Penisola sta pagando multe salate. Sino ad ora le multe, relative solo alla condanna (C-251/17) relativa alla prima procedura infrazione (2004/2034) che riguarda 69 agglomerati urbani (ognuno dei quali comprende più comuni), sono costate al nostro paese oltre 77 milioni di euro e continueremo a pagare fino a che l’emergenza non verrà superata. Ma nell’affrontare il problema della cattiva depurazione, è importante prevedere anche più controlli alle foci e lungo i corsi d’acqua e promuovere più informazione tra i bagnanti».