La fine dell’era MerkelL’unica certezza delle elezioni tedesche è che ci vorrà tempo prima di formare un governo

La Spd ha vinto, i Verdi hanno ottenuto quasi il doppio dei voti rispetto alle scorse elezioni, ma non quanto previsto dai sondaggi. E la Cdu rimane in corsa, pur avendo perso 9 punti percentuali rispetto a quattro anni fa. Il partito liberale tedesco sarà centrale per la nascita del nuovo esecutivo

LaPresse

Le elezioni tedesche di domenica hanno consegnato un quadro frastagliato, che solleva diverse incognite per la formazione del governo e che rende necessario osservare l’evoluzione del dialogo tra le forze politiche nelle prossime settimane e mesi per capire che direzione prenderà la Germania post-Merkel. 

La SPD ha vinto le elezioni, come preventivato dai sondaggi. I socialdemocratici diventano infatti primo partito con il 25,8% e oltre 5 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2017. Un ottimo risultato per una forza politica che, fino a qualche mese fa, non arrivava oltre il 16% ed era relegata in terza posizione. È probabile, quindi, che sarà il candidato Olaf Scholz a dare avvio alle trattative per la formazione del governo. 

Nonostante la vittoria, però, non sarà facile per i socialdemocratici formare un governo. La CDU infatti insegue a stretta distanza (24,1%). Il risultato costituisce un record negativo per i cristiano-democratici (che perdono quasi 9 punti rispetto alle scorse elezioni) e rende chiara la crisi in cui si trova il partito di Armin Laschet. Tuttavia, la perdita di consenso è più contenuta di rispetto a quanto sembrava dai sondaggi; anche se si tratta di pochi punti percentuali, questi potrebbero pesare molto a livello parlamentare. 

Ad aumentare il peso relativo del risultato CDU, infatti, c’è il dato dei Verdi: attesi a lungo come la vera rivelazione di queste elezioni, i Grüne hanno poi perso consenso nei sondaggi, dopo aver toccato il picco del 24%, a causa di alcuni errori nella campagna elettorale di Annalena Baerbock, coinvolta in alcune controversie. Ieri, il partito si è fermato al 14,6%. Si tratta in realtà di una crescita rilevante se si considera che nel 2017 gli ambientalisti avevano preso l’8%, ma viste le aspettative dei mesi scorsi, la percezione da più parti è quella di una sconfitta.

I liberali della FDP rimangono stabili all’11,5%, un risultato che li rende centrali nella formazione del governo. La Linke scivola di poco sotto la soglia di sbarramento del 5%, ma entrerà al Bundestag grazie alla vittoria di tre collegi uninominali. AfD si ferma al 10,3%. 

Con questi risultati, diventa impossibile una delle più chiacchierate coalizioni tra quelle considerate possibili, ovvero l’alleanza SPD-Verdi-Linke, su cui si era concentrata gran parte della campagna anti-SPD di CDU e FDP. Tanto i Verdi che la Linke sono sotto il risultato atteso in base ai sondaggi, e insieme non aiuterebbero Scholz a raggiungere la maggioranza assoluta. Se i socialdemocratici vorranno tenere fede all’intento di consegnare la CDU all’opposizione e governare con i Verdi, la scelta obbligata sarà quindi dialogare con i liberali per cercare di trovare un accordo di governo. 

L’intesa, però, non sarà facile: Spd e Verdi hanno programmi basati su forti politiche sociali e climatiche, e vedono una priorità nella riformulazione in senso molto più progressivo delle tasse, oltre che nell’aumento del salario minimo e nell’introduzione dell’imposta patrimoniale. Tutti temi che segnano forti differenze con la FDP, assolutamente contraria alla patrimoniale e all’aumento delle tasse per alcune fasce di reddito, così come a eccessivi limiti alle imprese per via degli obiettivi climatici. 

Christian Lindner, leader dei liberali, vede nel governo una prospettiva interessante per il suo partito, e non ha mai escluso l’ipotesi di governare con i rivali socialdemocratici e ambientalisti. Ma prima delle elezioni, l’ipotesi di un governo di sinistra con la Linke poteva costituire un freno alle sue rivendicazioni, limitandolo nelle trattative pur di evitare di vedere sorgere un governo spostato molto a sinistra. Oggi, Lindner sa benissimo che il suo partito sarà centrale nella formazione della maggioranza, ed è probabile che farà valere tutto il suo peso. 

Qualora andasse male l’intesa tra SPD e FDP, i cristiano-democratici sarebbero pronti ad approfittarne. Laschet ha infatti dichiarato di augurarsi un governo “a trazione CDU” subito dopo gli exit poll, e questo può significare solo che proverà a tessere relazioni con Verdi e liberali, sperando in un fallimento dell’intesa di questi con la SPD. La FDP, del resto, ha diversi punti di contatto con i cristiano-democratici. I Grüne, dal canto loro, pur preferendo la SPD, sono intenzionati a far pesare la loro crescita tanto in termini di presenza parlamentare quanto di consenso nell’opinione pubblica verso i temi ambientali. Annalena Baerbock, nella serata di domenica, ha infatti dichiarato come la crescita dei Verdi sia “un mandato forte” che da loro “la responsabilità di dare forma a questo Paese”. Il prossimo governo, secondo la candidata verde, “dev’essere un governo climatico” e per questo i Verdi “profonderanno ogni energia”. 

La situazione, dunque, è chiara: tutti i partiti in gioco sono interessati al governo, e non si può quindi escludere completamente lo scenario per il quale la SPD, pur avendo vinto le elezioni, si trovi esclusa dalla maggioranza. Adoggi, chiaramente, è un’ipotesi remota: i socialdemocratici sono i vincitori, e Olaf Scholz proverà a formare un governo forte del chiaro segnale politico che deriva dalla crescita del suo partito, così come da quello dei Verdi. Ma il risultato di quest’operazione è tutt’altro che scontato, e il suo fallimento può aprire enormi prospettive ad altri. 

Le prossime settimane e mesi vedranno i partiti, in primis la SPD, discutere di possibili intese per far sorgere una maggioranza. È un processo che in Germania, Paese non ossessionato dall’avere un governo la sera stessa del voto, può essere lungo anche diversi mesi. Stavolta, però, la cosa rischia di essere ancora più lunga e problematica, testimoniando quindi tutta la difficoltà della Germania a trovare una nuova stabilità politica dopo la fine dell’era segnata da Angela Merkel.