ContronarrazioniPerché Milano ha bisogno di più Europa

In uno scenario nazionale in cui proliferano populismo e sovranismo, il nuovo polo liberaldemocratico deve ritrovare il gusto di raccontare la complessità, a partire dalla città simbolo dell’innovazione. Di Paolo Costanzo, presidente di +Europa Milano

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La lista dei Riformisti di “Lavoriamo per Milano con Sala” rappresenta un primo passo nella costruzione del polo liberaldemocratico, riformista e ambientalista necessario al Paese per una crescita eco-sostenibile, responsabile e inclusiva. Il Congresso di + Europa dello scorso mese di luglio ha auspicato la costituzione di una federazione che, su basi politiche, delinei la convivenza delle diverse anime che compongono l’area, anche al fine di contrastare il presunto successo elettorale delle forze populiste, sovraniste e nazionaliste le cui politiche sociali ed economiche rappresentano un serio pericolo per il futuro del Paese.

La liberaldemocrazia attraversa un periodo di crisi in termini di consenso. Le forze populiste, nazionaliste e sovraniste hanno suscitato un consenso inaspettato fondando la propria propaganda sulla promozione di ricette nazionaliste e illiberali e su forme di democrazia gerarchica in salsa Ungherese. La narrazione antieuropeista, che si fondava sul ruolo dell’euro e sull’austerity imposta dal patto di stabilità, quali ragioni del malessere dei cittadini, ha mostrato la sua fragilità anche grazie alla posizione assunta dall’Ue in risposta alla crisi sanitaria. Oggi si è spostata su questioni identitarie e sui presunti diritti delle nazioni.

Il loro successo dei leader populisti si fonda sul ruolo di follower dell’opinione pubblica e sulla capacità di ricercare continuamente l’emozione pubblica. Essi hanno una concezione della politica fondata su cosa dire nell’immediato, non presentano programmi nel medio periodo, con un’agenda improbabile e ondivaga totalmente dominata dai social network e dai media e hanno la capacità di non perdere il consenso nonostante affermino nel tempo posizioni che poi vengono da loro stessi contraddette.

Per difendere la liberaldemocrazia occorre costruire una narrazione positiva che isoli e controbilanci gli effetti delle narrazioni populiste, anche pensando alle cause che hanno condotto alla sua crisi. Non è semplice, anche perché sarà essenziale far emergere la complessità, semplificandola il più possibile.

Oggi l’agenda politica è dettata dal Pnrr, dalle riforme e dagli investimenti auspicati dall’Unione Europea ed è il momento storico di affermare le riforme e gli investimenti necessari al Paese che abbiamo sempre rivendicato e che sono previste nel Piano inviato a Bruxelles. La governance del Piano prevede l’istituzione di una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio con compiti di coordinamento politico, inclusi i rapporti con il partenariato economico, sociale e territoriale.

Dobbiamo agire sulla modalità di racconto delle priorità del Paese, ovvero la crescita sostenibile che si fonda sull’innovazione, sulla sostenibilità ambientale e sulla sostenibilità intragenerazionale e intergenerazionale. In altre parole, crescita digitale, verde e responsabile. Il Green deal europeo e le battaglie sui diritti individuali sono la nostra agenda politica e agiremo sulle modalità di racconto catturando l’attenzione con la logica del ragionamento chiaro e condiviso.

Il malessere dei cittadini oggi è determinato dall’incertezza sul futuro e l’incertezza genera il panico e si presta al richiamo della narrazione.

Le reali ragioni della stagnazione ventennale che ha caratterizzato il nostro paese risiedono nella bassa produttività del lavoro penalizzata dalla scarsa accumulazione di conoscenze nella maggioranza delle imprese e dalla scarsa capacità innovativa delle stesse che non hanno sfruttato adeguatamente lo sviluppo del web e delle reti e la generazione di algoritmi sempre più sofisticati.

Grazie al Pnrr, se le risorse saranno allocate correttamente, potremo recuperare il tempo perduto. Gli investimenti dovranno:

  1. essere orientati a permettere la crescita della produttività e il conseguimento degli obiettivi del New Green Deal europeo;
  2. migliorare le capacità digitali;
  3. rafforzare e rendere efficiente il Ssn;
  4. promuovere l’inclusione sociale e di genere, in particolare attraverso l’istruzione e le competenze, nonché la coesione regionale. L’efficiente allocazione delle risorse sarà quindi l’elemento essenziale alla stabilità macroeconomica, alla creazione di posti di lavoro e alla generazione di risorse per le politiche di coesione a sostegno dei più svantaggiati, nel contesto della doppia trasformazione ecologica e digitale al centro dell’agenda europea.

L’innovazione tecnologica determinerà nuove professioni con competenze di livello elevato. I governi e le amministrazioni locali, con il supporto delle parti sociali, dovranno intervenire promuovendo un settore dedicato alla formazione permanente, introducendo il diritto soggettivo alla formazione continua.

Il presupposto è quello di promuovere un programma che renda più equa la distribuzione della crescita economica e che permetta di mitigare l’insicurezza derivante dalla tecnologia e dalla globalizzazione.

Educazione e formazione continua, politiche del lavoro attive che coinvolgano imprese, centri di ricerca, università e parti sociali devono diventare i driver di riferimento della politica cittadina. Non dimentichiamoci che studi recenti hanno evidenziato la carenza di giovani con specializzazioni nelle discipline Stem (science, technology, engineering and mathematics), oltretutto con un divario di genere piuttosto accentuato. A fronte di una domanda sostenuta di profili aventi queste professionalità, si è verificata un forte carenza di offerta.

Il successo dipenderà anche dalla capacità di mitigare il digital divide che è determinato da due fattori: inadeguatezza delle infrastrutture materiali e assenza diffusa di competenze digitali e scarsa conoscenza delle potenzialità. Quanto alle infrastrutture materiali, Milano è fra le città più cablate d’Europa e non presenta un problema infrastrutturale. Occorre invece intervenire sulla diffusione delle competenze digitali, poiché in caso contrario si rischierebbe di accentuare le disuguaglianze presenti nella nostra città. Permettere di comprendere le potenzialità dei servizi digitali unitamente alla capacità di utilizzo, attraverso luoghi fisici distribuiti sul territorio, anche nelle zone periferiche, con una adeguata infrastruttura e con personale competente in ambito digitale è un obiettivo che ci poniamo di realizzare nel prossimo quinquennio.

Per contrastare la paura per le novità e permettere una conoscenza consapevole delle potenzialità delle nuove tecnologie, sono indispensabili Digital Innovation Hub con contributi misti pubblico-privato dove la tecnologia del futuro sia visibile e sperimentabile da tutti. In tal senso, Milan Innovation District (Mind), in fase di costruzione nell’area Expo 2015, rappresenta un modello di riferimento e un’eccellenza da replicare in altre aree del territorio milanese. Vorremmo che la nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Sala si faccia parte attiva nella proposta di istituire a Milano l’Agenzia europea per la transizione eco-digitale. Permetterebbe alla nostra città di diventare il driver di riferimento europeo per la transizione verde e digitale. In altre parole, vorremmo + Europa a Milano.

L’amministrazione milanese e i suoi cittadini hanno reagito molto bene all’emergenza sanitaria, hanno compreso che quanto accaduto non può essere gestito come una parentesi, ma che occorre pensare alla città del futuro. I modelli organizzativi delle imprese sono cambiati, l’amministrazione comunale ha migliorato i propri processi digitali e si sono modificate le abitudini dei cittadini. Vi è stata un’accelerazione nell’utilizzo degli strumenti digitali che ha condotto a risultati che probabilmente avrebbero richiesto una decina d’anni se non vi fosse stato il lockdown. Il futuro di Milano è adesso, non c’è tempo da perdere e va costruito senza farsi distrarre dalle ricette arcaiche proposte dalla coalizione di centrodestra, che senza alcuna visione del futuro solletica la pancia dei cittadini e delle corporazioni con soluzione quali l’abolizione dell’area B e C e rivendica una maggiore sicurezza imputando i rischi per i cittadini alla presenza dei migranti.

Il programma di Sala prevede una maggiore presenza sul territorio della Polizia Locale che sarà sicuramente utile ma il risultato più efficace si otterrà con la «Città policentrica» che permetterà alla periferia di diventare centro, al pari delle grandi capitali europee. Ne beneficerebbe anche la mobilità grazie a una minore convergenza del traffico e i diversi municipi si riqualificherebbero diventando il centro delle iniziative economiche, luoghi di formazione e di aggregazione per i cittadini anche attraverso il sostegno alle associazioni culturali la cui presenza in città andrebbe maggiormente valorizzata. La transizione dei modelli organizzativi delle imprese, da lineari a circolari, grazie al coinvolgimento delle filiere produttive e al principio di prossimità su cui si fondano, specialmente nel settore moda, oltre a permettere sistemi innovativi di vendita del prodotto fondati sull’intelligenza emotiva e alternativi ai canali online, darebbe un grande contributo alla formazione della città policentrica. Non dimentichiamoci che la Commissione europea, nell’ambito del programma Green New Deal volto all’annullamento delle emissioni di CO2 entro il 2050, individua nella transizione a modelli circolari alcune delle azioni da intraprendere per perseguire il suddetto obiettivo.

Le politiche sociali e di sostegno alle famiglie dovranno essere inserite in una programmazione organica e di sistema che abbia lo scopo di migliorare l’equità sociale, la solidarietà intergenerazionale e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il Pnrr destina risorse alle infrastrutture sociali funzionali alla realizzazione di politiche a sostegno delle famiglie, dei minori, delle persone con gravi disabilità e degli anziani non autosufficienti. Le risorse che verranno destinate alla nostra città dovranno essere pensate per favorire la socializzazione, sostenere percorsi di vita indipendente, anche con la ristrutturazione di alloggi che sfruttino le tecnologie innovative per superare le barriere fisiche, sensoriali e cognitive che sono di impedimento allo svolgimento autonomo degli atti della vita quotidiana. Attraverso il riconoscimento del valore sociale dell’attività di cura, si può raggiungere il duplice obiettivo di alleggerire i carichi di cura tradizionalmente gestiti nella sfera familiare dalle donne e di stimolare una loro maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Incrementare i servizi alla persona, vuol dire anche rafforzare un settore in cui è più alta la presenza d’impiego femminile. Il sindaco dovrà assumere anche il ruolo di Guardiano della Sanità sul territorio cittadino e, grazie alle risorse del Pnrr, sollecitare la Regione Lombardia affinché rimedi alle inopportune scelte che hanno depotenziato la medicina territoriale con le conseguenze che tutti i cittadini hanno avuto modo di constatare in occasione dell’emergenza sanitaria.

La squadra c’è, e la Lista dei Riformisti si compone delle competenze necessarie a dare un impulso e un contributo decisivo alla realizzazione degli obiettivi necessari a permettere lo sviluppo sostenibile e a rendere la città più verde, più digitale, più inclusiva, più responsabile e più europea.