Vita dalle ceneriGli incendi australiani hanno avuto anche effetti positivi sull’ambiente

Due recenti studi sugli effetti degli incendi del 2019-2020 hanno scoperto di più sulla portata globale delle calamità australi. Se da un lato la loro devastazione ha liberato enormi quantità di CO2, dall’altro ha innescato la fioritura di alghe che filtrano l’anidride carbonica

australia canguro
Flickr

Tutti hanno ancora ben impresse nella memoria le immagini della drammatica stagione degli incendi australiani avvenuta a ridosso dell’emergenza pandemica, tra l’ottobre 2019 e febbraio 2020. 

Una conseguenza diretta del cambiamento climatico, che sta trasformando gli incendi estivi in un fenomeno sempre più diffuso, frequente e minaccioso per il futuro del nostro pianeta. La scia di morte e devastazione che gli enormi roghi hanno lasciato dietro di sé delinea un tragico bilancio: 18,6 milioni di ettari bruciati, oltre 3 miliardi di animali morti, 34 persone rimaste uccise e più di 6000 edifici andati distrutti.

Ma persino dalle ceneri di questo inferno la vita ha saputo trovare una via. Due nuovi studi (I. R. van der Velde; N. Cassar) pubblicati su Nature il 15 settembre hanno scoperto ripercussioni globali dalla portata molto più ampia rispetto a quanto si pensasse inizialmente.

Se da un lato il quadro della situazione si è aggravato, constatando (con rilevazioni satellitari) come i livelli di biossido rilasciati dagli incendi fossero in realtà più del doppio di quanto stimato in precedenza, dall’altra parte le enormi nuvole di fumo e cenere generate sono state spinte lontano, verso est, sull’Oceano Antartico.

Qui, grazie alle sostanze nutrienti contenute al loro interno, le nubi hanno innescato delle enormi fioriture di microscopiche alghe – phytoplankton – fertilizzando le acque oceaniche. Una dimostrazione di come l’equilibrio naturale del nostro pianeta, nonostante le profonde ferite inferte dall’uomo, cerchi sempre di rigenerarsi, proseguendo il ciclo vitale dell’ecosistema. 

Il meteorologo Ivar van der Velde del Sron Netherlands Institute for Space Research di Leiden, a capo del team di ricercatori di uno dei due studi, ha riscontrato come rispetto alle stime precedenti – che parlavano di 275 trilioni di grammi di anidride carbonica liberata nell’atmosfera dagli incendi – «il dato reale aggiornato riscontra valori oscillanti tra i 517 e gli 867 trilioni di grammi».

Un quantitativo che risulta quasi inconcepibile: «L’impatto di questo singolo evento è stato significamente molto più alto di quanto emettono coi combustibili fossili normalmente tutti gli australiani in un anno intero».

Grazie a un’analisi effettuata sulle particelle degli aerosol liberate dalle nubi i ricercatori individuato il principale responsabile dell’esplosione di vita marina: il ferro, presente in grande quantità. Infatti, per microrganismi come il fitoplancton questo elemento chimico rappresenta un importantissimo nutriente, abbastanza raro per l’habitat sottomarino della zona.

La nascita di così tanti microrganismi algali è un buonissimo segno sia per l’ambiente che per la lotta al surriscaldamento globale. Tante micro-alghe significano tanto nutrimento alla base della catena alimentare dell’intero ecosistema marino. E non solo. E significano anche tanti processi di fotosintesi clorofilliana. Tradotto: un grosso smaltimento di anidride carbonica e una produzione di nuovo ossigeno immesso nell’atmosfera. 

Un vero balsamo curativo per l’equilibrio del nostro clima, che in parte lenisce le profonde cicatrici lasciate dagli incendi australiani dello scorso anno. Una buona notizia, che però non deve far abbassare la guardia. Prima di tutto perché non sappiamo ancora quanta anidride carbonica sia stata smaltita in questo modo dalle micro-alghe.

Ma soprattutto, perché gli incendi causati dal cambiamento climatico sono destinati ad aumentare e a peggiorare. Secondo gli ultimi dati, la probabilità che si verifichino nuovamente eventi simili a quelli della scorsa stagione estiva australiana è aumentata del 30% (studio Nhess). E gli esempi di Russia, California ci dimostrano come non sia solo l’Australia a bruciare, ma il mondo intero.