Inside AmsterdamCosa sappiamo della Mocro Maffia che trama per assassinare Mark Rutte

La criminalità di origine marocchina, specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti in giro per l’Europa, ha varcato da tempo i confini del Benelux. Diciassette suoi esponenti sono imputati nel maxiprocesso Marengo e questo spiegherebbe perché il premier olandese rischia di essere ucciso

Unsplash

Un gatto malato, narcotrafficanti internazionali e un premier sotto protezione. È una storia molto poco olandese quella che proviene dai Paesi Bassi, dove da alcune settimane il primo ministro Mark Rutte è sotto protezione per alcune minacce ricevute dalla criminalità organizzata. Secondo il De Telegraaf sarebbero stati infatti notati degli “osservatori” vicino al premier olandese, un modo per controllarlo molto simile a quello usato in passato con l’avvocato Dierk Wiersum e il giornalista Peter R. de Vries, poi uccisi. Per questo il Government Information Service (RVD) ha rafforzato le misure di protezione nei confronti di Rutte, che però ha deciso di non modificare il suo stile di vita e continuare a spostarsi in bicicletta, come fanno molti politici olandesi.

L’attenzione su questa vicenda è alta e anche per questo la polizia olandese ha arrestato Arnoud Van Doorn lo scorso fine settimana, rilasciandolo senza accuse il lunedì successivo. Il personaggio è certamente particolare, come dimostra la sua precedente affiliazione a PVV, il partito di estrema destra di Gert Wilders (anche lui sotto protezione per minacce come Rutte), lasciato poco prima della sua conversione all’Islam nel 2012. Il suo nuovo approdo politico è stato il Partito per l’Unità, un piccolo movimento islamico in odore di fondamentalismo che non ha ottenuto seggi nelle elezioni parlamentari di quest’anno.

Sono interessanti anche i suoi trascorsi con la giustizia. Il primo è del febbraio 2014, quando Van Doorn venne condannato a 40 ore di servizio alla comunità e a una multa di 1000 euro per la divulgazione di documenti segreti alla stampa, il possesso di una pistola lanciarazzi illegale e la vendita di droghe leggere ai minori. In appello nel maggio 2015 la pena, su richiesta del pubblico ministero, è stata aumentata a ben 240 ore di servizio alla comunità, con una pena detentiva sospesa di tre mesi: troppo incredibile la scusa dell’imputato «di aver venduto le droghe leggere per catturare uno spacciatore».

Nel 2018, Van Doorn è stato accusato dalla politica del PVV Willie Dille di essere il mandante del suo stupro compiuto da alcuni ragazzi marocchini. Pochi giorni dopo la donna si è tolta e Van Doorn, ha rilasciato un’intervista in cui non ha escluso lo stupro di Dille, sostenendo come «ci siano ragazzi disposti a fare una cosa del genere qualora venisse loro richiesto». I tribunali del Paese lo conoscono benissimo, come evidenzia la richiesta di appena due settimane fa del tribunale de L’Aia a 120 ore di servizi sociali per alcuni tweet contro il popolo israeliano e le indagini di quello di Amsterdam, che lo hanno individuato come colui che ha portato il Lyceum islamico Cornelius Haga sulla strada della radicalizzazione. «Mi trovavo lì perché dovevo curare il gatto malato di mia madre e poi mi sono fermato per un caffè al bar di fronte alla palestra dove si allena Mark Rutte», è stata la difesa di Van Doorn davanti alla polizia che gli ha chiesto ragione dei suoi spostamenti. Secondo il suo avvocato i servizi segreti sono andati in paranoia, individuando la persona sbagliata. Per il momento la storia si chiude qui. 

Dietro le minacce a Rutte c’è la mafia. Ma non una qualsiasi bensì la Mocro Maffia, la criminalità di origine marocchina specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti in giro per l’Europa, grazie all’amicizia con i cartelli della droga colombiano e messicano che smerciano la loro roba nei porti di Anversa, Rotterdam e Algeciras, in Spagna. Al suo vertice c’è Ridouan Taghi, arrestato nel 2019 a Dubai e attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Nieuw Vosseveld a Vught, nel sud dei Paesi Bassi, in attesa di processo con altri 16 soci. Destino simile per Saïd Razzouki, il suo braccio destro, attualmente in prigione in Colombia, a Bogotà, e in attesa di estradizione per l’Europa.

Secondo l’investigatore olandese Pieter Tops ogni anno la mafia marocchina guadagna 20 miliardi di euro dal suo traffico di ecstasy e amfetamine, a cui vanno aggiunti i proventi della cocaina. Non è perciò un caso che negli ultimi dieci anni la rete della Mocro Maffia abbia superato i classici confini del BeNeLux, raggiungendo la Costa del Sol in Spagna, il Sud America e persino gli Emirati Arabi Uniti, e abbia moltiplicato per 18 il proprio giro di affari, come testimoniano le 65 tonnellate di droga sequestrate dalle autorità doganali di Anversa nel 2020, un quantitativo decisamente superiore alle appena 5 tonnellate del 2009. Una crescita esponenziale, che non poteva passare inosservata.

La crescita degli affari negli ultimi dieci anni ha fatto il paio con una serie di regolamenti di conti dentro e fuori gli ambienti della criminalità organizzata. L’ultima vittima è stato il giornalista investigativo Peter de Vries, colpito alla testa mentre usciva dallo studio televisivo di RTL Boulevard lo scorso luglio. Per anni De Vries si è occupato dei casi più importanti di cronaca nera e di crimine organizzato nei Paesi Bassi. A pesare è stato soprattutto il suo ruolo di confidente e consigliere del collaboratore di giustizia Nabil Bakkali, già a suo modo causa di altri omicidi voluti personalmente da Taghi per fare terra bruciata intorno a lui.

Nel 2018, poco dopo l’annuncio della collaborazione con la giustizia di Bakkali, fu assassinato il fratello 24enne, mentre nel 2019 fu il turno del suo legale, Derk Wiersum. De Vries era coinvolto anche come consulente delle sorelle Astrid e Sonja Holleeder nel processo contro il fratello William Holleeder, criminale noto per il rapimento del magnate della birra Freddy Heineken nel 1983 e in carcere per complicità nell’omicidio di suo cognato. Sono 17 gli imputati del maxiprocesso Marengo attualmente in corso, tutti con meno di 40 anni e provenienti da famiglie marocchine o delle ex colonie olandesi: «l’organizzazione ben oliata di sicari», secondo la definizione del pm, sarebbe responsabile di nove omicidi commessi tra il 2015 e il 2018. Ai giudici l’ultima parola.  

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter