Oltre il ghettoUn viaggio attraverso quattro secoli di identità ebraica in Italia e in Europa

Al via la nuova mostra del MEIS di Ferrara, sostenuta da Intesa Sanpaolo, che propone opere d’arte, documenti d’archivio, oggetti rituali e di uso quotidiano della comunità ebraica. Più di ottanta esposizioni, tra cui prestiti illustri provenienti dal Quirinale e dalle Gallerie degli Uffizi come le tele di Sebastiano Ricci e Alessandro Magnasco

birkenau auschwitz
Pixabay

Dal 29 ottobre al 15 maggio 2022 a Ferrara va in scena la mostra “Oltre il Ghetto. Dentro&Fuori”, presso il MEIS – il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – un’esposizione, sostenuta da Intesa Sanpaolo, che racconta l’esperienza degli ebrei italiani dall’epoca dei ghetti (a partire dal 1516 con l’istituzione del primo, quello di Venezia) allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Più di ottanta tra opere d’arte, oggetti di uso rituale e quotidiano tramandati nei secoli, documenti d’archivio e di famiglia raccolti in unica mostra, che racconta attraverso quattro secoli di storia le esperienze individuali e di gruppo della comunità ebraica, indissolubilmente intrecciate con le fasi cruciali della creazione dell’Unità d’Italia.

Diversi i prestiti illustri presenti nella raccolta, come la tela monumentale di Sebastiano Ricci (“Ester al cospetto di Assuero”, 1733, in prestito dal Palazzo del Quirinale), che raffigura l’eroina Ester al cospetto del re persiano Assuero. 

Una dei personaggi chiave della mostra, Ester, che tace la sua origine ebraica e sposa il sovrano per salvare il suo popolo in pericolo. 

Un racconto biblico recuperato prima dai conversos – ebrei spagnoli e portoghesi convertiti forzatamente al cristianesimo – consolidatosi, in seguito, anche nei ghetti ebraici italiani e divenuto simbolo e punto di riferimento per la narrativa eroica teatrale dell’intera comunità giudaica.

Presente anche la prestigiosa tela “Interno di sinagoga” di Alessandro Magnasco (1703), proveniente dalla Galleria degli Uffizi. Ma sono numerose soprattutto le testimonianze storiche, come la chiave di uno dei portoni del ghetto di Ferrara (XVIII secolo), il “Manifesto di Sara Copio Sullam” (1621) della Biblioteca del Museo Correr e la porta dell’Aron Ha-Qodesh.

O ancora l’Armadio sacro (fine del XVIII- inizio del XIX secolo) che venne donato nel 1884 dalla Università Israelitica locale al Museo Civico di Torino. Un vero e proprio viaggio dentro e fuori dal ghetto, che, attraverso macro e microstoria, si interroga su temi ora più che mai attuali come l’integrazione e l’esclusione dalla società, l’identità di gruppo e quella individuale, la capacità di trovare un “fuori” nel quale evadere, nonostante i limiti imposti dal potere, e un “dentro” nel quale tornare nei momenti di smarrimento.

La mostra – curata da Andreina Contessa, Simonetta Della Seta, Carlotta Ferrara degli Uberti e Sharon Reichel e allestita dallo Studio GTRF – prosegue la narrazione delle due precedenti mostre temporanee “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni” curata da Anna Foa, Daniele Jalla e Giancarlo Lacerenza e di “Il Rinascimento parla ebraico”, a cura di Giulio Busi e Silvana Greco. Entrambi progetti ora condensati nell’esposizione permanente del MEIS “Ebrei, una storia italiana”. 

Per il Museo “Oltre il Ghetto” rappresenta «un viaggio attraverso gli snodi identitari che hanno visto gli ebrei in Italia, e in Europa, rimanere prima limitati nei ghetti, poi integrarsi sempre di più nella società circostante, credendoci fortemente e partecipando a tutti i movimenti di liberazione nazionale, fino al forte coinvolgimento nella Prima guerra mondiale».

Un progetto che ha tutte le premesse per diventare «una preziosa risorsa didattica da proporre ai ragazzi delle scuole», come afferma il direttore del MEIS Amedeo Spagnoletto, che aggiunge: «Questa mostra è pensata per accogliere chiunque, ma la nostra sfida principale sarà quella di raggiungere gli studenti di tutta Italia e avvicinarli al tema del ghetto».

«I concetti di inclusione ed esclusione, di integrazione e scambio culturale», continua Spagnoletto, «non sono solo una pagina ingiallita della storia, ma risultano di stringente attualità per le nuove generazioni. Apriamo le porte del museo per raccontare quanto l’identità di ciascuno sia importante e la diversità una ricchezza; e sono certo che i primi a coglierne la potenzialità e a comprendere il messaggio della mostra saranno proprio i ragazzi».

Secondo Stefano Lucchini, chief agli affari istituzionali e officer delle comunicazioni esterne di Intesa Sanpaolo, «il MEIS ha saputo sviluppare con chiarezza i suoi contenuti e la sua identità in pochi anni dalla nascita, il periodo più fragile per un museo, aggravato anche dalla pandemia». 

«Come Intesa Sanpaolo», continua Lucchini, «abbiamo sostenuto le tre mostre del percorso di visita, e la nostra presenza oggi conferma la vicinanza a un progetto di valore che intreccia ricerca storica e testimonianze attuali in un’analisi profonda, che offre spunti quanto mai utili di questi tempi».

La mostra ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, prestigioso premio di rappresentanza, ed è realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo, The David Berg Foundation, Fondazione Guglielmo De Lévy, TPER e il patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Ferrara e la Fondazione CDEC (Centro Di Documentazione Ebraica Contemporanea).

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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