Cibo per l’animaCarducci da mangiare

Abbiamo tradotto in sapori i versi di una delle composizioni poetiche più rappresentative della letteratura italiana, la celebre San Martino, vero e proprio inno all’autunno e alla sua calda malinconia

1. San Martino
Il titolo, nella sua semplicità, è una porta su una stagione di passaggio, in cui l’allegria del mosto che diventa vino e del fuoco che scalda le serate incontra la tristezza dell’estate che muore. Una stagione che trova il suo emblema nel bosco, nelle sue foglie che sembrano accendersi di rosso e di giallo, e nei suoi frutti. A San Martino, castagne e vino. Il proverbio rimanda subito al gusto povero ma appagante di caldarroste e marroni bolliti. Quelle del Monte Amiata sono tutelate dal marchio IGP, e sono tra i simboli della Maremma, terra tanto cara a Carducci.

2. La nebbia a gl’irti colli/ Piovigginando sale
Le colline ammantate di foschia, il bosco, il cane: la caccia al tartufo è un rito che racchiude tutta l’essenza dell’autunno. Viverlo in prima persona è un’esperienza che si trasforma in un ricordo poetico e indelebile. Savini Tartufi propone la Truffle experience, una vera e propria immersione nel mondo del tartufo e nella natura toscana. La bellezza del luogo, il rapporto tra il tartufaio e il suo cane, la possibilità di assaporare alla fine il tartufo fresco di stagione, tutto è fatto per conquistare gourmet e appassionati. Ma non basta: nel territorio di Forcoli, nei pressi di Pisa, è possibile trovare il tartufo tutto l’anno, nelle diverse varietà. L’opportunità di vivere l’esperienza della caccia al prezioso ingrediente si declina così su tutte le stagioni.

3. E sotto il Maestrale/ Urla e biancheggia il mar
Il mare fuori stagione è sempre una buona idea. Passeggiare sulle spiagge deserte, respirando il soffio delle onde, ammirare il paesaggio così diverso da quello a cui siamo abituati in estate, e la sera concedersi una cena pieds dans l’eau. L’indirizzo perfetto? Il Ristorante L’Arcade (parte di les Collectionneurs) del giovane e talentuoso chef Nikita Sergeev. Il locale si è trasferito da pochi mesi sul Lungomare di Porto San Giorgio: gli ospiti sono accolti in una grande sala dallo stile neoclassico con affaccio diretto sulla spiaggia, dove materiali naturali come il legno, ferro, pietra, arredi di design e opere d’arte contemporanee sono protagonisti assoluti.

4. Ma per le vie del borgo
Vivere in un vero borgo, fra le strade e le piazze di un paese d’altri tempi, dormire nelle case le cui mura hanno accolto storie e vicende, diventare parte di un quadro, immergersi in un’altra epoca. È questa la filosofia alla base di ogni albergo diffuso. Nato dal recupero di stalle e fienili in disuso, Borgotufi è l’albergo diffuso di Castel del Giudice, in provincia di Isernia. Le 33 casette ospitano camere e suite dall’atmosfera antica e raffinata, con soppalchi in legno e camini. Il centro benessere apre lo sguardo all’Appennino molisano-abruzzese. I piatti del ristorante Il Tartufo preparati dallo chef Marco Pasquarelli, allievo di Niko Romito, deliziano gli ospiti: il sapore del Borgo è quello della Pallotta cacio e ova, della Chitarra con manteca molisana, timo e tartufo, del Maialino, bieta e mela e di tante altre specialità da scoprire.

5. Dal ribollir de’ tini/ Va l’aspro odor de i vini
Il vino nuovo ha un sapore dolce e insieme pungente. Sa di frutta, sa di convivialità. E se leggendo i versi di Carducci sembra di sentire il profumo che riempie le strade, ci sono vini il cui aroma è fatto per trasportare chi li beve nell’atmosfera della poesia. Il Rugiolino 2021 di Tenuta di Artimino è un vino giovanissimo, il primo vino dell’anno, frutto della vendemmia avvenuta lo scorso mese. Dal colore rosso rubino carico, con riflessi violacei, al naso presenta spiccate note fruttate di fragole e lamponi; al palato è fresco, poco alcolico e caratterizzato da un residuo zuccherino che lo rende particolarmente morbido e di piacevole beva, una vera ‘chicca’ che si può degustare solo per pochi mesi. Occasione per assaggiarlo, insieme all’olio nuovo, è la merenda aperitivo che la Tenuta organizza nel suo ristorante domenica 21 novembre.

6. L’anime a rallegrar
E quale vino rallegra le anime più del Prosecco? Un calice di bollicine ed è subito festa, in una serata tra amici. Un sorso informale, ma di classe. Sei Uno è il Prosecco di Bellenda che esce dal canonico tracciato della fermentazione in autoclave per abbracciare il metodo classico, con la più tradizionale fermentazione in bottiglia. Un vino di carattere, che profuma di mela renetta e di nocciola, con note di rosmarino e menta e che sa donare un senso di vera gioia a ogni brindisi.

7. Gira su’ ceppi accesi/ Lo spiedo scoppiettando
Chi ha la fortuna di poter cucinare sul camino acceso sa quale profumo e quale allegria si sprigioni insieme alla luce e al calore della fiamma. Tutti gli altri si devono accontentare di riempire la casa con il profumo che esce dal forno. Una ricetta di spiedo dal sapore antico e autunnale è quella dei piccioni cucinati secondo la tradizione umbra. Per realizzarla occorrono: 4 piccioni, 1 bicchiere di vino rosso, ½ bicchiere di aceto, 12 olive nere denocciolate, 4 foglie di salvia, 1 limone, olio extravergine di oliva, sale e pepe. Mondate i piccioni, senza privarli delle interiora, lavateli, salateli e pennellateli di olio, quindi infilzateli sullo spiedo. Raccogliete nella leccarda l’aceto, le olive tritate, la salvia a pezzetti e il limone a fettine. Introducete lo spiedo e la leccarda nel forno già caldo a 190 °C e lasciate cuocere i piccioni per circa un’ora, bagnandoli di tanto in tanto con l’intingolo che si sarà raccolto nella leccarda. Sfornate e sfilate dallo spiedo i piccioni, quindi estraete le interiora, tritatele e raccoglietele in un tegame insieme con l’intingolo rimasto nella leccarda. Portate il tutto a bollore, mescolando. Disponete i piccioni sul piatto da portata, irrorateli con la salsa e servite.

8. Sta il cacciator fischiando/ Su l’uscio a rimirar
Forse aveva trascorso la giornata nei boschi, e stanco, verso sera, contemplava il tramonto. Oggi per assaporare il gusto della selvaggina non c’è necessità di ripercorrere i passi del cacciatore carducciano. Ristoranti specializzati in piatti di cacciagione, macellerie che vendono cervo e capriolo possono soddisfare il palato degli amanti di queste carni. E poi ci sono i salumi. Il più classico è il salame di cinghiale: quello del salumificio Gombitelli riesce a tenere in equilibrio morbidezza e sapidità, legando il gusto intenso delle carni con il profumo delle spezie, tra cui spiccano aglio e pepe.

9. Tra le rossastre nubi/ Stormi d’uccelli neri
Le parole prendono il volo e richiamano alla memoria rime studiate e ripetute negli anni dell’infanzia. La poesia di Carducci ha il sapore del ricordo, della merenda riposta dalla mamma in cartella, delle caramelle divise con il compagno di banco. Ha la cadenza delle filastrocche per bambini. Ma è molto di più: prendersi una pausa per rileggere questi versi e altri tra quelli, innumerevoli, usciti dalla penna del poeta, può essere un modo di ritrovare il sapore di quegli anni e di scoprire allo stesso tempo una profondità spesso ignorata in un autore oggi considerato un po’ “fuori moda”.

10. Com’esuli pensieri/ Nel vespero migrar
Davanti a un libro aperto o davanti al cielo d’autunno i pensieri corrono. Per accompagnarli nel loro fluire, da soli o chiacchierando con un amico, il classico “vino da meditazione”. Il Gewürztraminer Vendemmia Tardiva “Spätlese” firmato J. Hofstätter nasce dai precisi gesti di mani esperte che selezionano i grappoli con gli acini sovra maturi e li ripongono in piccole cassettine, adagiandoli con cura alla giusta distanza per non danneggiarne le delicate bucce. È un vino dorato, intensamente profumato, che sa di frutta esotica, che avvolge e conquista. Un vino che con il suo aroma sa disegnare il filo dei pensieri di chi lo beve.

 

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