La fine di un’eccezioneAdesso il Cile è costretto a scegliere di quale populismo morire

Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali ha visto in testa il candidato di estrema destra Kast seguito da quello dell’estrema sinistra Boric. I centristi sono rimasti fuori. Sembra che il Paese ricco e stabile sia ormai solo un ricordo

AP Photo/Esteban Felix

Da un lato il candidato dell’estrema destra, dall’altro l’ex leader delle proteste studentesche del 2011. Dopo il primo turno di votazioni, il Cile si trova a scegliere tra due populismi al ballottaggio del 19 dicembre.

Il primo è quello di José Antonio Kast, 55 anni, del partito Repubblicano, che ha ottenuto il 28% dei voti. Cattolicissimo, contrario all’aborto, nemico giurato della cosiddetta lobby gay, ammiratore dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, è stato più volte accostato al presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Anche lui, del resto, era una figura marginale del quadro politico cileno che, sfruttando l’instabilità causata dalle proteste cominciate nel 2019, ha guadagnato consensi tra gli elettori che chiedono una mano ferma e un chiaro rispetto delle regole. «Il Cile ha bisogno di pace, di ordine e di tornare al progresso in libertà», ha detto ai suoi elettori nell’ultimo comizio a Santiago.

L’altro è quello di Daniel Boric, 35 anni, della coalizione di sinistra (il Fronte Ampio), che ha preso il 26% dei voti. Due volte eletto alla Camera, è salito alla ribalta durante le proteste studentesche del 2011, succedendo alla guida della Federazione dell’Università del Cile a Camila Vallejo, il volto simbolo di quella stagione. Contrario al neoliberalismo, è impegnato nella scrittura della nuova Costituzione cilena: spinge per rompere, in via definitiva, con l’eredità di Pinochet e chiede ampie riforme sociali con un forte accento inclusivo e ambientalista. Soprattutto, è un grande sostenitore delle proteste degli ultimi anni (iniziate nel 2019) contro il carovita, la corruzione e la disuguaglianza nel Paese. Secondo alcune previsioni, al ballottaggio sarebbe favorito rispetto a Kast perché godrebbe dell’appoggio di una coalizione più ampia.

Il risultato mostra come il Cile, un tempo preso d’esempio per la sua stabilità e la ricchezza, sia ormai una società polarizzata, segnato da scontri sociali e proteste di popolo. Kast e Boric propongono due modelli contrapposti e inconciliabili: la mano ferma l’uno, le proteste l’altro. L’esecutivo reazionario che ammira Pinochet da una parte e un governo che promette di essere il più a sinistra di sempre dall’epoca di Salvador Allende dall’altra.

In questo panorama si distingue la traiettoria di un ennesimo populismo, quello di Franco Parisi, candidato per il grillesco Partito de la Gente (nazionalista, anti-immigrazione, anti-globalista e per la democrazia digitale), fondato da lui stesso. Il cosiddetto “economista del popolo”, famoso per le sue trasmissioni radiofoniche e televisive e finito al centro delle polemiche per non aver versato per anni l’assegno di mantenimento ai suoi due figli, è riuscito nell’impresa di arrivare terzo senza mai mettere piede in Cile per tutta la campagna elettorale. Rimanendo negli Stati Uniti, dove risiede e avrebbe fatto richiesta di asilo politico perché «il Cile non è una democrazia», ha ottenuto il 14% dei voti.

La sua posizione gli permetterebbe di essere l’ago della bilancia, come spiega su Instagram Cecilia Sala:

Meno di lui hanno preso i candidati centristi. Il primo è l’ex presidente della Banca di Stato Sebastián Sichel, che è stato anche ministro del passato governo, è rimasto fuori dalla corsa. A capo del blocco di centrodestra, favorevole a impresa e libera concorrenza, ha ottenuto soltanto il 12%. Nel riconoscere la sconfitta, Sichel ha dichiarato di preferire Kast a Boric: «Non voglio che vinca la sinistra estrema». Dopodiché ha annunciato di voler abbandonare la carriera politica.

Fuori anche Anche Yasna Provoste, unica donna candidata ed espressione del centrosinistra. La senatrice a capo della coalizione Nuevo Pacto Social è arrivata quinta. Di fronte alla prospettiva del ballottaggio, ha già cominciato a esprimere caute aperture nei confronti di Daniel Boric: «Nelle prossime ore sarà fondamentale ascoltarlo e vedere cosa intende offrire al Paese», anche da una posizione di opposizione.

Secondo quanto aveva dichiarato al Guardian Chiara Heiss, dell’Università del Cile, alla vigilia del voto, «Il centro è il luogo dove ci sarà la vera battaglia. Sia Sichel che Provoste cercano il voto moderato, che potrebbe essere determinante». Con il senno di poi, si potrebbe dire che i due candidati centristi si siano danneggiati a vicenda, favorendo l’emergere delle ali estremiste. Il tutto in un’elezione molto sentita, tanto che si sono registrate lunghe code ai seggi (cosa molto rara): circa 15 milioni di cileni (su quasi 19 milioni) si erano registrati per votare.