DispensaL’erotismo gastronomico di Isabel Allende

In “Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci”, la scrittrice cilena ci trasporta in un mondo fatto di pozioni d’amore, zuppe ristoratrici e ingredienti capaci di risvegliare i sensi

Alzi la mano chi non conosce Isabel Allende, “La casa degli spiriti” o le vicende della sua famiglia, legate indissolubilmente alla cultura cilena. Forse non tutti però sanno del suo amore per la cucina, il buon cibo e per i piaceri della vita. In “Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci”, Allende ci trasporta in un mondo fatto di pozioni d’amore, zuppe ristoratrici e ingredienti capaci di risvegliare i sensi, in un racconto che è sempre giocoso e non si abbandona mai alla malizia. Leggiamo di cene pantagrueliche adatte a caricare le energie prima di un’orgia o di piatti veloci e leggeri per gli amanti impazienti. Il libro, edito da Feltrinelli, è un resoconto, del tutto personale e infarcito di ricordi, di tutti quegli ingredienti che per le loro proprietà intrinseche o per attribuzioni culturali, vengono definiti afrodisiaci. L’avocado ad esempio, che gli aztechi chiamavano ahuacatl, testicolo, portato in Europa dai conquistatori spagnoli che ne diffusero la fama di stimolante, tanto che i sacerdoti cattolici ne proibirono l’uso ai fedeli; o le pesche rappresentazione delle parti intime femminili per la loro consistenza morbida e succosa. Shakespeare ne conosceva evidentemente la reputazione quando, in “Sogno di una notte di mezza estate”, le fa utilizzare alle fate come afrodisiaco. Il miele, nettare di Afrodite, è sempre stato utilizzato come dolcificante anche prima dello zucchero. La sua reputazione come afrodisiaco è molto solida, infatti gli sposi vanno in luna di miele e in molte culture è parte delle celebrazioni nuziali. L’alto contenuto di vitamina B e C e di minerali del polline, stimola la produzione degli ormoni sessuali e dato che il nostro corpo lo assorbe in brevissimo tempo può rigenerare immediatamente gli amanti spossati e fin dall’antichità è raccomandato come rimedio all’impotenza.

Si dice che Attila credesse ciecamente nel suo potere stimolante e che nel giorno delle sue nozze bevve così tanto idromele da morire di un attacco cardiaco. Nel Cantico dei Cantici il re Salomone canta all’amata: “Favi colanti le tue labbra oh sposa, miele e latte nella tua bocca”. Consapevole di quanto sesso e appetito siano i grandi motori della Storia, Allende ci mostra come siano questi elementi a conservare e diffondere la specie, provocando guerre, ispirando l’arte, creando religioni e istituendo leggi. La gola e la lussuria sono capaci di far compiere atti sconsiderati e hanno la stessa origine: l’istinto di sopravvivenza. Sarà per questo che già dall’incipit l’autrice dichiara di essere pentita di ogni dieta fatta, dei piatti rifiutati per vanità, come anche di tutte le occasioni di fare l’amore sprecate, per mancanza di attenzione o per virtù puritane. In un pensiero che fa parte del nostro background culturale e che ci portiamo dietro come uno stigma, la golosità è una strada che porta dritto alla lussuria e così alla perdizione dell’anima. Forse è questo il motivo per cui, scrive Allende, i luterani, i calvinisti e gli aspiranti alla perfezione cristiana mangiano male. I cattolici invece, rassegnati al peccato originale e che grazie al sacramento della confessione possono tornare puri, sono più flessibili nei confronti della buona cucina, tanto da aver coniato l’espressione “boccone del prete” per definire una pietanza deliziosa.

Il tono ironico e scanzonato con cui l’autrice è capace di sciorinare ogni tipo di perversione legata al sesso e al cibo è reso ancora più evidente dal fatto che a chiusura del libro le ricette elencate, zeppe di ingredienti afrodisiaci, siano create dalla madre, in un connubio artistico che potrebbe sembrare paradossale ma che invece rende il testo ancora più piacevole e delicato. Così, dagli antipasti, i primi morsi per sollecitare i sensi, si passa alle zuppe per riscaldarsi e ai piatti forti che garantiscono il piacere, per arrivare al lieto fine con i dolci. Tra le ricette elencate noi abbiamo realizzato il gazpacho, la tipica zuppa fredda a base di pomodori che gli spagnoli portarono in Europa dall’America, ribattezzandoli mele dell’amore. La loro polpa succosa e sensuale seminò lo scandalo, creando la convinzione che la loro assunzione avesse proprietà altamente stimolanti, tanto che le donne virtuose lo rifiutavano.

Gazpacho
Ingredienti per 2 – 4 persone: 4 grossi pomodori maturi, pelati e senza semi, 1 lattina di succo di pomodoro naturale, 1 cetriolino sott’aceto, 1 cucchiaio di cipolla grattugiata, 1 cucchiaio di ketchup, 1 cucchiaio colmo di maionese, 1 cucchiaio d’aceto, 1 uovo sodo, 2 cucchiai di coriandolo tritato, sale, paprica e aglio in polvere

Mettete tutti gli ingredienti nel frullatore, tranne il coriandolo e l’uovo. Tritate finemente e lasciate riposare in frigo fino al momento di servire. È consigliabile prepararlo con qualche ora di anticipo, anche la sera prima. Guarnite i piatti con il coriandolo e l’uovo sbriciolato e servite.

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