Professioni Andrea Moser e la coerenza dell’anarchia, da bere

Profilo – non aromatico – di un kellermeister che, con garbo e determinazione, sta cambiando la visione del vino altoatesino e vuole ridare alla Schiava il suo giusto posto nel mondo. Uno dei giovani rappresentanti di quella nouvelle vague dell’enogastronomia che sta facendo la differenza nell’evoluzione di questo settore

Quando aspetta di raccontare i suoi vini alle persone che lo vanno a trovare sulle sponde del suo amato lago di Caldaro tamburella con le dita sul piano del tavolo, con lo sguardo che vola oltre, concentrato su qualcosa che i suoi interlocutori ancora non vedono, ma lui sì.

Andrea Moser è uno dei giovani enologi più rispettati e considerati nel mondo del vino, e con la sua determinazione e la sua competenza sta modificando il senso stesso dell’enologia in Alto Adige. Incrociando la sua strada si incontra un giovane uomo che al di là del vino ha mille passioni e mille impegni, dal parapendio alla pesca, dalle camminate in montagna, alla birra, alla musica, disciplinato ma anarchico, vivace e concreto come un uomo di montagna, sognatore e creativo come chi costruisce il futuro rivolto verso il mondo.

Nel suo passato c’è l’Alto Adige di Franz Haas, c’è la Francia dell’eccellenza di Margaux, c’è il Friuli di Vie di romans e la Nuova Zelanda di Cloudy Bay. Ma soprattutto c’è tanto territorio locale, che Moser conosce palmo a palmo, e che verifica puntualmente con la sua enorme rete di agricoltori che conferiscono le loro uve a Kellerei Kaltern. Sono 650 famiglie che insistono su un territorio di 450 ettari e danno la vera grande forza a questa cantina sociale che produce 4 milioni e mezzo di bottiglie e ha da sempre deciso di investire in qualità.

Quando si parla di cantina sociale, nel resto d’Italia si parte con un pregiudizio qualitativo: qui invece il concetto di collettività aiuta nella costruzione e nel mantenimento della vera identità del territorio, si raccoglie e si consiglia, si condivide e si cresce insieme, con le risorse che solo una grande realtà riesce ad avere e a mettere in campo. La qualità si fa anche scegliendo nel ruolo del KellerMeister un giovane promettente che dal 2014 ha rinnovato una struttura, ridato vigore ai rapporti umani e professionali, e ha rimesso al centro la ricerca, l’intuizione, l’uva e la sua grande capacità di evolvere e di mantenere nel tempo la sua grazia. L’autentico valore della terra, vinificato e conservato per raccontare la storia del luogo.

Come si riesce a fare innovazione in una cantina di vasta produzione? Con intelligenza e visione, e con un’idea che prende in prestito dalla moda il metodo e dall’artigianato la struttura. E che fa di Moser uno dei rappresentanti di quella nouvelle vague dell’enogastronomia che sta facendo la differenza nell’evoluzione di questo settore. Sono in tanti, sono un movimento, e che siano chef o pasticceri, persone di sala o professionisti dell’enologia hanno tutti uno stesso modello di visione, e una strategia personale comune. Studio puntuale, esperienze internazionali di rilievo, radicamento al territorio a cui si torna con la capacità e l’entusiasmo di costruire una credibilità nuova, partendo dalle radici ma cercando di portare i rami oltre il locale, verso il mondo.

Andrea Moser è celebre per i suoi XXX, eXplore – eXperiment – eXclusive, vini molto difficili da trovare e da bere per la loro limitata produzione, ma che sono ormai un modello strategico interessante per tutto il settore. La linea di sperimentazione, quella d’avanguardia, che detta il passo e che – se piace e convince prima di tutto l’enologo – allora diventa parte integrante della produzione più vasta di una cantina che non può fare solo haute couture ma deve fare anche prêt-à-porter. Ma che vuole che questo prêt-à-porter sia sempre più buono, evoluto, intrigante.

Abbiamo seguito l’enologo durante la vendemmia e in quel lungo mese e mezzo abbiamo capito di più del suo ruolo nell’azienda, e di questo lavoro così affascinante ma che al contempo richiede concentrazione assoluta e altrettanto assolute conoscenze tecniche ma anche grande capacità di improvvisare e di creare all’impronta: perché se in vigna non ci sono certezze, anche in cantina ce ne sono poche e serve una vena creativa istintiva, da giocare quando si prendono le decisioni più complesse.

Con un occhio attento ai dati, una mentalità scientifica e allo stesso tempo una mente aperta a nuovi strumenti, a nuove modalità di produzione da applicare a quello che di più arcaico ci sia, la coltivazione della vite e la sua conservazione. E una sconfinata passione concreta per un lavoro che Moser ha costruito e ama, e che si ostina a raccontare e a far comprendere anche a chi è molto lontano dal suo mondo.

Se volete farlo felice chiedetegli di parlarvi della Schiava, il vitigno a bacca nera altoatesino che più di ogni altro sta rilanciando e coccolando, per costruire su questa varietà tipica una nuova via della descrizione liquida di questo territorio meraviglioso alle porte di Bolzano. Si illuminerà e conquisterà anche voi con la sua competenza, e con il suo ostinato attaccamento a questi luoghi così amati.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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