Cronache dal Web3Che cosa si mangia nel metaverso?

La piattaforma PizzaDAO ha venduto “pizze" generate da chef algoritmici incassando un milione e mezzo di dollari in due mesi. È l'ultima frontiera del cibo in rete e anche se si tratta solo di realtà virtuale il business inizia a far gola a molti

Se dovessimo seguire la dieta cara ai techies californiani, diremmo un po’ di Soylent (va ancora il Soylent?) e una qualche bacca allucinogena. Ma il metaverso è una terra nuova, sterminata e aliena: è quindi impossibile che non offra frutta indigena.
Quando parliamo di metaverso non ci riferiamo alle fantasia di Zuckerberg ma a quello che viene definito Web3, la prossima frontiera della rete, dove realtà virtuale, blockchain, decentralizzazione e NFT (Non-Fungible Token) convivranno creando un mundus novus tutto da sfruttare – pardon, esplorare. Prima di cominciare, una precisazione: non parleremo di cibo vero ma di simboli, icone, dietro alle quali, nella maggior parte dei casi, si nasconde del denaro. Ma non solo.

Snaxshot, la newsletter di Andrea Hernández, specializzata nella snack culture e il suo business, si è recentemente occupata di come il settore alimentare si stia intersecando con quello crypto. Alla base di tutto ci sono i citati NFT, i contratti basati sulla blockchain con cui un utente può provare la proprietà di un bene digitale. Li conoscerete per quelle bizzarre opere d’arte vendute a peso d’oro online. Eppure gli NFT sono questo e molto altro, dei contratti decentralizzati le cui applicazioni sono ancora in fase di sperimentazione.

Per esempio, pizza. Come scrive Hernández, la piattaforma PizzaDAO ha venduto più di NFT-pizza di più di 300 artisti per un giro d’affari di oltre un milione e mezzo di dollari nell’arco di due mesi”. Questi NFT si chiamano più precisamente “Rare Pizzas” (la scarsità o rarità è alla base dell’economia dei token) e, come recita il sito ufficiale dell’iniziativa, “non si possono mangiare. Sono pezzi di arte generativa. Ogni pizza è fatta a mano dai nostri chef algoritmici partendo da una selezione randomizzata di topping creati dai nostri 314 artisti”.

Lo dicevo io, non si parla davvero di cibo. Perché in questo strano – e nascente – mondo, il cibo diventa, come qualsiasi altra cosa, una possibile manifestazione di un accordo stipulato attraverso la blockchain. Come le DAO (Decentralized Autonomous Organization), un tipo di organizzazione teorizzato nel 2014 da Vitalik Buterin, creatore della rete blockchain Ethereum. Una DAO è un insieme di persone, un gruppo, un’associazione, un’impresa che si organizza attraverso un ente indipendente (e informatico), dandosi delle regole. Può essere… tante cose, la frontiera è sterminata.

Ad esempio, potrebbe anche essere un ristorante. O così ha pensato l’imprenditore e informatico Gary Vee aprendo “il primo ristorante-NFT del mondo”, iniziativa che potrebbe sembrare astrusa ma non è altro che un dinner club a cui si accede previa iscrizione. Solo che la quota d’abbonamento viene versata acquistando un token “coniato” appositamente.

Sento di avervi deluso. Vi avevo promesso un brunch nel metaverso e vi avervi invece rifilato qualche avatar di pizza che funge da gettone per l’ennesimo club esclusivo. Ma il cyber-cibo potrebbe davvero esistere nel futuro, e avere un proprio peso commerciale. Pensate alle skin, gli abiti virtuali che gli utenti comprano per vestire i loro personaggi e avatar nei videogiochi: secondo l’agenzia DMarket è già oggi un business da 40 miliardi di dollari. Un settore che sta richiamando anche le case di moda “ufficiali”, da Gucci in giù.

E se nel futuro spendessimo soldi anche per cibare questi avatar, magari portandoli da Chipotle, catena di fast food statunitense che ha presentato la scorsa settimana un evento virtuale su Roblox, la piattaforma per il gaming? In questo caso, a dire il vero, non è andato tutto è andato per il meglio, perché a poche ore dall’inizio dell’evento, Roblox ha sofferto uno dei suoi down più pesanti e lunghi della storia. A riprova di quanto possa essere pesante il cibo di Chipotle, anche sul metaverso.