Per voi giovaniIl circo Barnum, il concentrato di pomodoro e la fallacia del paese più avanti

La retorica sulle pensioni e sulle nuove generazioni è insopportabile, così come i servizi televisivi indignati e le infermiere novax di Novara. Avrebbero fatto tutti meglio ad ascoltare per tempo Elsa Fornero

La più malinconica vignetta del più geniale dei vignettisti malinconici, Francesco Tullio Altan, ritrae un omino col cappello seduto su una roccia. Il testo dice: «Aspetto sulla riva del fiume. Passano solo amici».

Ci ripensavo domenica, guardando Elsa Fornero intervistata da Concita De Gregorio e David Parenzo. Ci ripensavo ammirando la sua continenza nel non dire «io però ve l’avevo detto». Ve l’avevo detto che non si poteva continuare a spendere come avessimo eredità di famiglia invece che debiti. Ve l’avevo detto che nessun sistema pensionistico regge che si vada in pensione come quando si moriva a settant’anni ora che si muore a novanta. Ve l’avevo detto che così non durava.

A un certo punto della puntata c’era un servizio che ci mostrava i giovani («giovane» è la categoria identitaria che si porta su tutto, poco importa che giovane sia il fattorino che mi porta la pizza e giovane sia anche il marito della Ferragni, che nulla abbiano in comune, e che sia se non una bugia un’omissione dire che entrambi avranno settant’anni quando l’Inps sarà fallita: uno dei due dell’Inps non avrà bisogno mai).

I giovani dicevano a Draghi che sapevano (credevi di potercelo tenere nascosto, marrano) che la sua pensione era molto alta, mentre quella dei di lui coetanei era di millecinquecento euro. Mi sono per un attimo chiesta se il direttore di rete e il montatore del servizio, plausibilmente della stessa generazione, prenderanno la stessa pensione, mi sono risposta di no, ho evitato di domandarmi se fosse proprio necessario, con tutte le scemenze nostre che avevamo, acquisire anche quelle americane e cominciare a fingere che le classi sociali non esistessero (che tradotto in italiano si dice: uno vale uno).

Quanti anni ha Giuseppa Maria Pace, e di quanto sarà la sua pensione? Giuseppa Maria detta Giusy è l’infermiera e sindacalista di Novara che ieri ha spiegato che lei non ha manifestato con la divisa da lager per evocare i campi di concentramento, bensì per evocare la concentrazione: «Ci siamo concentrati in uno spazio per manifestare il nostro dissenso». Anche voi, come siete maliziosi: è ovvio che «concentramento» lo intendeva come contrario di «distanziamento», al quale è contraria come a tutte ’ste imposizioni. Le divise a righe sono solo una coincidenza, e infatti quando dice a Repubblica «se potessi mi farei una spilletta» mica dice se a forma di stella gialla.

Mi sono sentita scema tutto il giorno a pensare a quella ricetta in cui c’era il concentrato di pomodoro e io non capivo perché – ci sono i pomodori, c’è la salsa, che bisogno c’è anche del concentrato? – poi ho visto che la stessa battuta era in una vignetta di Andrea Bozzo e mi sono sentita subito meglio: io professionista della satira, io valgo, io e il campo di concentrato di pomodoro.

Giuseppa Maria detta Giusy non ha le idee chiarissime su niente, a Repubblica dice che è vaccinata ma rifiuta l’esistenza del lasciapassare verde, al Corriere che non può tornare al lavoro perché non è vaccinata (avrà il lasciapassare ma rifiuterà di esibirlo come Red Ronnie? Non era meglio quando il modello comportamentale per le infermiere era Candy Candy?).

Tutta questa gente che perde anni di contributi per i capricci poi ce la ritroveremo a frignare perché deve andare in pensione più tardi? Ce la troveremo a votare il primo Barnum che le promette quota 90?

Phineas Taylor Barnum, utilizzato nel linguaggio corrente come metonimia di «circo», forse fu il primo a dire che «non esiste la brutta pubblicità», forse una volta vendette dell’invendibile salmone bianco con l’etichetta «garantito: si conserva senza diventare rosa», sicuramente fu tra i primi a capire quanto alle folle piacesse farsi truffare. Gli sarebbe piaciuto moltissimo lo slogan «il paese è più avanti» (verso il dirupo).

Assieme alla Fornero, in tv, c’era Ferruccio De Bortoli, che ha detto «i giovani sono pagati pochissimo, rispetto a quel che valgono». E quelli che valgono poco? Ci saranno, no? Mica siam tutti premi Nobel mancati, geni incompresi, scaraffoni che mammà ha detto che meritiamo tutto. Il valore da cosa è certificato, se non da quel che riescono a farsi pagare? Siamo proprio sicuri di non voler smettere d’illuderli, ’sti poricristi con più ambizioni che talento che ti dicono «mi dicono tutti “bravissimo” e poi assumono gli altri», e tu ti chiedi quale sia l’età giusta per spiegare a un essere umano che i fatti valgono più delle parole, e se ti preferiscono un altro avendoti detto «bravo bravissimo» di solito non è che quell’altro è raccomandato, è che non sono così cafoni da dirti che non vali granché.

I giovani hanno solo il dovere d’invecchiare, diceva un vecchio intellettuale citato in un vecchio film. La Fornero ha solo il dovere di non riderci in faccia verificando la nostra reiterata inadeguatezza. Greta Thunberg ha solo il dovere di andare a scuola. Gli intervistatori di Giuseppa Maria avrebbero il dovere di riderle in faccia quando dice che il filo spinato con cui manifestavano era «una protezione».

Gli intelligenti avrebbero il dovere di non dire troppe cazzate, ma non risultano, nella storia d’occidente, generazioni che ci siano mai riuscite. C’è una vignetta di quando non ero già più giovane, un’altra, di Altan. Il ragazzino chiede alla ragazzina «Ma tu vuoi crescere?», la ragazzina risponde «Sì. Così divento adulta e dico un sacco di cazzate su voi giovani».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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