Orizzonte 2023Berlusconi vuole Draghi a Palazzo Chigi fin quando non saremo usciti dall’emergenza

Il leader di Forza Italia definisce il presidente del Consiglio «un patrimonio» dell’Italia. «Del resto sono stato io personalmente a volerlo governatore di Bankitalia e poi presidente della Bce». Ma il suo sostegno, assicura, non è una tattica per avere strada libera per il Quirinale

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Al governo chiede che «continui a lavorare con serietà» fino a quando «sarà necessario, fino al 2023, quando saremo usciti dall’emergenza». E assicura che «saremo i primi a collaborare lealmente all’attività dell’esecutivo» e per convinzione e non per «piccole tattiche o calcoli di convenienza» dovuti a una sua possibile corsa al Quirinale. Ma del Colle non vuole parlare «fino a quando Mattarella non sarà più in carica».

Silvio Berlusconi al Corriere ribadisce il suo giudizio positivo sull’operato del governo e su Draghi, «un patrimonio» dell’Italia. E per questo il leader di Forza Italia chiede che l’esecutivo continui a «lavorare con serietà, assicurando la stabilità e l’unità del Paese. Siamo persone responsabili e sappiamo che questo governo è sostenuto da forze politiche che in circostanze ordinarie sarebbero fra loro antagoniste. Non possiamo attenderci che realizzi tutto quello che farebbe un governo di centrodestra».

Ma, prosegue, «il governo deve rimanere in carica per tutto il tempo necessario, fino al 2023, fin quando saremo usciti dall’emergenza. Allora si potrà tornare alla naturale alternanza fra due schieramenti in competizione fra loro».

Ma il suo sostegno al governo, dice, non è una tattica per avere strada libera per il Colle: «Ho già avuto occasione di dire che non intendo occuparmi di Quirinale fino a quando il presidente Mattarella sarà in carica. Io per primo ho voluto l’attuale governo di emergenza in un momento d’emergenza per il Paese. Penso non si debba ridurre a piccole tattiche e a calcoli di convenienza la scelta del nuovo capo dello Stato e dell’operato del governo».

E su Draghi dice: «Sono convinto che Draghi sia una grande risorsa per la Nazione. Del resto sono stato io personalmente a volerlo governatore di Bankitalia e poi presidente della Bce. L’ottimo lavoro che ha svolto e che sta svolgendo conferma la bontà di quelle scelte. Dire oggi quale ruolo ricoprirà in futuro è decisamente prematuro, ma l’autorevolezza e l’esperienza di Draghi sono un patrimonio del quale l’Italia deve profittare».

«Di fronte all’emergenza creata dalla pandemia, siamo stati i primi a proporre la nascita di un governo aperto a tutte le forze vive della nazione», spiega. «Si trattava di fronteggiare una situazione sanitaria molto grave e di far ripartire l’economia, sprofondata in una crisi altrettanto grave. Fino ad oggi, obiettivamente, ci stiamo riuscendo. Una volta tanto gli indicatori italiani, sia sanitari che economici, sono migliori di quelli di molti altri Paesi europei. Certo l’emergenza è tutt’altro che conclusa, la strada da fare è ancora lunga. L’affacciarsi di nuove varianti, per di più, può compromettere i buoni risultati ottenuti finora». E per questo «occorre dunque che l’Europa e l’Occidente facciano un enorme sforzo per aiutare le campagne vaccinali nei Paesi più deboli».

Il giudizio di Berlusconi è positivo sul Trattato del Quirinale con la Francia. E anche sui risultati della Cop26 di Glasgow non è critico. «Nel documento finale di Glasgow, nonostante le resistenze cinesi, per la prima volta si parla di riduzione dei combustibili fossili, e vi è un impegno importante contro la deforestazione e per la riforestazione: 19,2 miliardi di dollari per ripiantare miliardi di alberi», ricorda il leader di Forza Italia, mentre guarda alla transizione ecologica da realizzare con il Pnrr.

«In quanto Paese di “trasformazione”, non possiamo consentire che il nostro sistema industriale sia tagliato fuori dall’innovazione dei processi produttivi verso l’obiettivo della sostenibilità: altri sono già molto più avanti di noi e conquisteranno quote di mercato sempre maggiori», dice. «Dobbiamo mettere in sicurezza il nostro territorio, cambiare il modo di fare agricoltura, rendere più efficienti e “puliti” i trasporti, digitalizzare il Paese. Ovviamente la transizione va accompagnata e sostenuta con le risorse che abbiamo a disposizione (grazie all’Europa molto maggiori che nel passato) e con una politica di sgravi e di incentivi».