TendenzeChe spettacolo di cena!

Il dinner-theatre - il cenare a teatro - approda in Italia e lo fa moltiplicando le proposte, dal cinema agli atenei, perché la nuova moda è mangiare ascoltando, ridendo e magari cantando, fra un calice di vino e un piatto di spaghetti. Ecco dove andare a Milano e dintorni, da spettatori o da protagonisti

Andare a cena, ma non solo a cena, trasformando un momento di convivialità in un nuovo modo di vivere la serata, che mette insieme gusto e intrattenimento. Che la tavola sia un palcoscenico dove ci sono attori, comparse e in cui il cibo diventa il “personaggio” principale – alcune volte del teatro dell’assurdo talvolta di piacevoli commedie – è fatto noto, ma ora non sono solo gli chef a deliziare la platea: oggi la cena diventa contorno a rappresentazioni teatrali, karaoke o band musicali in eventi pensati per essere una fusione delle arti, quelle del buon mangiare e del buon vivere.

Nei paesi anglosassoni la chiamano dinner-theatre, letteralmente “cena con spettacolo”, una proposta gastronomica associata a un’esperienza teatrale, in cui si può cenare prima delle esibizioni nei ristoranti vicino al teatro con menu e prezzi fissi. Di fatto, già ai tempi di Shakespeare e Marlowe, consumare cibo a teatro era un gesto comune: nei luoghi dove sorgeva il “Rose Theatre”, sulla sponda destra del Tamigi, gli archeologi Julian Bowsher e Pat Miller hanno ritrovato resti di cibo – ostriche, cozze, granchio, ma anche noci, fichi e prugne – a testimoniare come la moda di mangiare durante le rappresentazioni non sia cosa di oggi.

E, a ben vedere, pure gli antichi Romani durante gli spettacoli al Colosseo non disdegnavano di consumare carne, frutta, pesce, focacce e vino, come accade dai primi anni 2000, a Castello di Serravalle (Bo), al Teatro delle Ariette dove va in scena “Teatro da mangiare?”, un evento per soli trenta commensali pensato da Paola Berselli e Stefano Pasquini, con la regia dello stesso Pasquini. Qui si mangia davvero, e si mangiano i prodotti della terra coltivati nella loro azienda agricola mentre si sussegue un racconto della singolare esperienza di questi contadini-attori, che si replica in diverse location sparse per l’Italia in un trait d’union fra atto scenico e cibo. Dal produttore allo spettatore, insomma.

ph. Marco Castelli

Succede poi anche a Milano. A GūD BOCCONI, lo spazio, il bar, il ristorante dell’Ateneo meneghino, il giovedì si ascolta jazz, con un programma di un mese iniziato il 18 novembre e in scena fino al 23 dicembre, il martedì invece si canta con il karaoke condotto da Ariele Frizzante. E, da spettatori o da protagonisti, si assaggiano le proposte studiate dallo chef Stefano Cerveni, dal Gūd Poke Bowl, alle focacce, alla nuova Gūd Pinsa, novità in carta per l’autunno, dove il pizzaiolo Francesco Dell’Olio declina il lievitato romano in maniere speciali come La Puglia-Tirolo con crema di zucca, mozzarella Fiordilatte, speck, crema al tartufo o stracciatella di burrata pugliese, o nelle versioni più classiche come la Marinara, la Margherita o la vegetariana.

Ad Anteo Palazzo del Cinema di Milano c’è MIRO – Osteria del Cinema, dove non si manca di gustare i piatti della tradizione italiana, ma anche proposte iconiche ispirate ai migliori film d’autore. Un luogo quasi segreto in cui unire la passione per la cucina a quella per il cinema con lunch, aperitivo, cena o brunch. Ovviamente il menu ruba il linguaggio del cinema, c’è il Prologo, con gli apetizer Bubba Gump o Biancaneve e i sette nani, c’è il Primo Tempo, articolato su primi piatti della tradizione, dal Don Camillo – strozzapreti, ragù di agnello, manzo e maiale con fonduta di parmigiano – alla Norma avvelenata – spaghetti alla chitarra, pomodoro, melanzana e ricotta salata -, passando poi per il Secondo Tempo – ovvio – con carni e pesce, per chiudere con l’epilogo in proposte dolci che uniscono passato e presente.

Se poi si va al Teatro Franco Parenti, nei pressi di piazzale Libia, è impensabile non fermarsi a cena. Già perché lì c’è Parenti Bistrot  – nel foyer e nella salsa Café Rouge – dove sbizzarrirsi fra aperitivo a buffet, bar e cena placée. Per i cultori della musica, invece, allo storico Blue Note la cena è in compagnia del Jazz, format che si ripete con successo da ogni parte del mondo, dal mitico Blue Note Jazz Club del Greenwich Village di NY a quelli di Tokyo e Nagoya, fino alle Hawaii o in Brasile. E allora ci si delizia accompagnati da grandi band e cantanti, da Sidney Ellis al Saemus Blake Trio, con, per quest’anno, una selezione di piatti ispirati alla cucina “Cajun” di New Orleans in un mix esotico di ingredienti, profumi e spezie, rielaborazione a quattro mani dello chef Federico Tronci e di Filippo Cavalera, chef del Don Lisander.

Per chi vuol fuggire dalla città, infine, a Varese dall’8 di ottobre, si cena al cinema, con l’iniziativa del MIV al Multisala Impero “Vieni a mangiare al cinema?”. In pratica, in una delle sale, la Saturno, si guarda un film in prima visione e ci si fa servire da camerieri in livrea: piatti semplici e da gustare durante la proiezione, pensati dalla pizzeria La Pedigrotta, con, a scelta, cacio e pepe, carbonara e amatriciana, hamburger o panzerotti messinesi, disponibili anche in rivisitazione vegetariana e per un massimo di 20 persone. Sulla sedia accanto alla propria poltrona c’è un tavolino dotato di luce a led, da cui gustare comodamente i piatti mentre il film è “on air”.

Sulle rive del lago di Como, proprio accanto al neoclassico Teatro Sociale, con vista la cupola del Duomo, l’aperitivo o la cena pre e post spettacolo sono da InTeatro, ristorante e pizzerie direttamente collegata alla biglietteria da una porta a vetri accanto all’ingresso. Un luogo moderno, ma dal sapore antico, con foto d’autore e vecchie locandine  in cui ai menu stagionali, con diverse proposte del territorio, si affiancano le pizze e una ampia selezione di drink. La cosa meravigliosa di cenare qui? Anche se lo spettacolo non è in scena, l’acustica permette di sentire nello spazio esterno al ristorante le prove in teatro. D’altra parte lo diceva Shakesperare, “tutto il mondo è un palcoscenico”.