Opera apertaAl MUST di Milano l’arte digitale diventa un gioco per tutti

Il Museo Nazionale Scienza e Teconologia del capoluogo lombardo ospita le installazioni di Neil Mendoza e Michael Bromley, scelte dal curatore Giacinto Di Pietrantonio per una doppia esposizione che si confronta con il paradigma della condivisione tipico del web

Un’immagine del MUST rielaborata attraverso il software generativo di Chromata

Blockchain, bitcoin, Nft, metaverso, arte (e moda) digitale… sono vocaboli apparsi sempre più di frequente nelle cronache di questo 2021. Fatta esclusione per specialisti in programmazione eonerd in proprio non sono in molti però a sapere come collocarli all’interno delle proprie esistenze.

ll MUST (Museo Nazionale Scienza e Teconologia) di Milano cerca ora di rispondere a questa necessità con Digital Aesthetic iniziativa che prevede un programma permanente di esibizioni di arte digitale. A questo scopo le installazioni di Neil Mendoza e Michael Bromley sono state scelte dal curatore Giacinto Di Pietrantonio per una doppia esposizione che si confronta con il paradigma della condivisione tipico del web. Si tratta di opere pensate per essere attivate da chi le affronta. Se non le attivate rimangono inerti: al contrario ogni utente che vi si interfaccia ne crea una propria che si va ad aggiungere alle precedenti.

Il lavoro di Mendoza si basa su un software che stimola una riflessione sugli ecosistemi che ci governano. Robotic voice activated word kicking machine è un titolo impegnativo, ma l’installazione si presenta come un gioco – un po’ surreale – che riguarda il linguaggio con cui quotidianamente ci relazioniamo agli assistenti vocali ormai comuni nelle nostre case: Alexa, Siri o Google Home ad esempio. Il visitatore del MUST ha di fronte a sé in cornetta bianca aggettante oltre il vetro che delimita lo spazio di questa opera: lì può far risuonare una qualsiasi frase e immediatamente le sue parole vengono convertite in testo e lanciate nel mondo virtuale. Finiranno col depositarsi sul fondo di uno schermo, qualche volta prese a calci da un piede robotico, altre volte restituite all’esterno come suono elettronico attraverso una simmetrica cornetta bianca.

L’installazione di Neil Mendoza a Must di Milano

Dove vanno a finire le parole (comunque registrare) che scambiano con  i nostri assistenti vocali? Chi le ascolta? Qualcuno le registra? L’opera di Mendoza insieme analogica e digitale, fisica e virtuale provoca una riflessione su ciò che  accade  – magari senza clamori –  intono a noi. Mendoza del resto non è nuovo a performance del genere: ha tenuto corsi di arte e tecnologia all’UCLA di Los Angeles e a Stanford.  Le sue opere sono state viste ovunque si sia cominciato a riflettere in questa direzione.

«Gli artisti hanno da sempre utilizzano le tecnologie messa a disposizione dal momento in cui vivono», spiega Di Pietrantonio. «Il Museo della Scienza e della Tecnologia  di Milano è intitolato a Leonardo Da Vinci: quale migliore esempio di questa attitudine? Gli artisti che lavorano ora con il digitale stanno provando a capirne non solo le ricadute sociali, ma anche quelle percettive e di conseguenza estetiche». 

Michael Bromley è  uno sviluppatore di software che opera fornendo all’utente codici di programmazione con cui costruire in autonomia esperienze estetiche. L’opera qui esposta l’ha intitolata Chromata, si tratta di un software capace di rielaborare immagini fornendone versioni in colori e geometrie d’invenzione. Il programma viene messo disposizione del pubblico anche on line:  chiunque può scegliere un’immagine a piacimento e  poi farla  rielaborare da Chromata seguendone l’evoluzione attraverso proiezioni su un grande schermo messo a disposizione. Intento di questa “opera aperta” è con tutta evidenza il learning costituito da un’esperienza personale di produzione estetica di arte generativa.

Digital Aesthetic è nato solo lo scorso 20 novembre ma fa parte di un più ampio progetto che si rivolge a pubblico di studenti, insegnanti e adulti da realizzare anche attraverso momenti di confronto con creativi e workshop nei laboratori interattivi messi a disposizione dal MUST.

Il progetto prevede l’implementazione del laboratorio, già attivo dotato di installazioni realizzate da artisti che lavorano proprio sull’intersezione tra scienza, tecnologia e arte: come è il caso Gerhard Funk, Anders Lind, Machiel Veltkamp e Moritz Simon Geist. Proiezioni interattive, sound art, videomapping e algoritmi creativi saranno predisposti per la manipolazione diretta dei linguaggi proposti. 

Da tempo si va dicendo che il ruolo dei musei dovrebbe essere determinante nella società e rappresentare una risorsa in particolare per le  scuole di ogni ordine e grado. Qualcuno ha cominciato a farlo. 

L’apertura al pubblico è prevista anche nel periodo delle vacanze di Natale, nei giorni 28-29 dicembre 2021 e 3-4-5 gennaio 2022.