Permanent errorConte non esclude nuove «Quirinarie» online, chissà se Letta chiederà una password

Il leader Cinquestelle immagina un voto sul web (definendolo «identitario») per individuare il candidato da sostenere come presidente della Repubblica. Ma non dovevano sceglierlo insieme al Pd?

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A proposito dell’elezione del presidente della Repubblica, le agenzie riportano la seguente dichiarazione di Giuseppe Conte: «Non escludo un voto sul web, che per noi è identitario». Non mi soffermo sullo stile inconfondibile del leader, che si limita a non escludere una scelta da lui stesso appena definita «identitaria» per il suo partito: ma come sarebbe a dire che non la escludi, ma se hai appena dichiarato che è identitaria, dovrebbe essere questione di vita o di morte, no?

È evidente che Conte con l’identità ha qualche problema, ma ho detto che non mi ci soffermavo, dunque proseguiamo. La mia domanda è: come si concilia questa rivendicazione di Conte con l’identità del Partito democratico? Che ne dicono a largo del Nazareno? Tutto bene?

Siccome Enrico Letta solo due giorni fa si era mostrato decisamente entusiasta dell’idea di proporre un nome per il Quirinale insieme al Movimento 5 stelle (altra ipotesi che Conte, a dire la verità, si era limitato a «non escludere»), la domanda, per i democratici, ha anche un risvolto pratico.

In breve: intendono partecipare anche loro alle nuove «Quirinarie» grilline? E come? Si faranno dare una password, basta un’email a Rocco Casalino con le loro preferenze o magari pensano di fare due gironi separati – uno nelle Agorà democratiche di Letta, uno nel blog a-democratico di Beppe Grillo – e poi finalissima in campo neutro?

Tutte questioni interessanti, senza dubbio, ma forse non sta nemmeno qui l’aspetto fondamentale, che non è pratico, ma di principio (breve nota esplicativa per i dirigenti del Partito democratico: si chiamano «principi» perché vengono prima).

Il punto è: cosa ne pensano di una simile procedura, nel merito, a largo del Nazareno? Trovano accettabile, apprezzabile, decoroso che il loro principale alleato scelga il proprio candidato per la presidenza della Repubblica con un voto online, espresso nel solito modo cialtronesco, non si sa come e non si sa da chi? Un voto cui si presume i parlamentari debbano sottomettersi (grazie al cielo c’è il voto segreto, ma è il pensiero che conta)?

Non ritengono i democratici che sia venuto il momento di porre un freno a questa deriva, o l’amara verità è che, dopo essersi accodati anche al taglio populista dei parlamentari – tra tante altre cose – ci hanno preso gusto?