Qualunquismo pandemicoI danni del populismo giornalistico applicato alla lotta contro il Covid

Prendersela con i virologi, in blocco, è esattamente come prendersela con i politici in quanto tali: non vuol dire essere anticonformisti, vuol dire essere cretini. Lo stesso si potrebbe dire per le invettive contro la stampa, ma qui le cose, purtroppo, si fanno un po’ più complicate

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Le notizie contrastanti sull’effettiva pericolosità della variante Omicron hanno fatto ripartire la solita sfilza di invettive contro i virologi. In molti, chi più seriamente, chi per il gusto del paradosso, hanno osservato che di questo passo sarà sempre più difficile dare torto ai no vax. Sembra di risentire Francesco Boccia, quando dall’alto della sua posizione di ministro per gli Affari regionali nel secondo governo Conte chiedeva alla comunità scientifica di «darci certezze inconfutabili». Per chi si fosse perso i progressi degli ultimi cinquecento anni: quando si tratta di scegliere come affrontare un pericolo ignoto, o solo parzialmente noto, certezze inconfutabili le fornisce solo la religione; la scienza offre ragionevoli previsioni sulla base delle conoscenze fino a quel momento disponibili, sempre confutabili (e più attendibili proprio perché costantemente confutabili).

Alle intemerate contro la scienza si accompagnano inevitabilmente – ma in questo caso, bisogna dirlo, con qualche ragione in più – le invettive contro la stampa e i giornalisti. Dove una delle ragioni in più sta nel fatto che tanti giornalisti, ma proprio tanti, danno da tempo ampio spazio a questo modo idiota di ragionare, spesso facendolo proprio (quando riguarda gli altri, s’intende).

La seconda ragione in più per prendersela con la stampa sta nel fatto che sono gli stessi mezzi di comunicazione, con poche eccezioni, a dar voce, prima, a tutti i peggiori scoppiati, per fare dibattito, e a lamentarsi, dopo, della mancanza di indicazioni univoche.

Detto questo, prendersela con i virologi, in blocco, è esattamente come prendersela con i politici in generale: non vuol dire essere anticonformisti, vuol dire essere cretini. Attenzione: non sto dicendo che sia sbagliato prendersela con questo o quel virologo, per quanto da lui affermato e poi eventualmente smentito dai fatti (men che meno che sia sbagliato prendersela con questo o quel politico, partito, governo o coalizione); sto dicendo che è sbagliato prendersela con l’intera categoria, giudicando tutti responsabili di qualsiasi fesseria abbia mai detto – anche una sola volta – anche uno solo di loro. Per la semplice ragione che non esiste categoria umana, fosse anche quella dei premi Nobel, e non dico per dire, che potrebbe superare un simile test.

Potremmo chiamarlo «qualunquismo pandemico». Ma alla fin fine non è niente di nuovo, purtroppo. È un modo facilissimo, ingiusto e irresponsabile di delegittimare tutti, tappando la bocca o comunque screditando anche i più coscienziosi professionisti, ai quali in un momento simile dovremmo invece affidarci. Anche perché l’alternativa è affidarsi alla Verità o al Fatto quotidiano, come sempre perfettamente allineati sulle questioni che riguardano i principi fondamentali del vivere comune. Ma in fondo fin troppo somiglianti alla stragrande maggioranza dei giornali e delle televisioni italiane, che si parli di pandemia o di inchieste giudiziarie, o di politica in generale. Perché alla fine tutto questo è solo una delle tante facce di una diffusa cultura populista, egemone da decenni sui grandi mezzi di comunicazione, molto di più e molto prima che nel sistema politico.

E questa è la terza ragione per cui prendersela con la stampa e con i giornalisti in quanto tali è sempre sbagliato, s’intende, ma è uno sbaglio non del tutto ingiustificato.