Giovine EuropaPerché l’Ue ha scelto il 2022 come l’anno europeo dei giovani (e cosa succederà)

Per 12 mesi le istituzioni comunitarie organizzeranno con gli stati nazionali iniziative a tema, favorendo mobilità e soggiorni all’estero. I programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà riceveranno 8 milioni di euro in più. L’obiettivo è coinvolgere i ragazzi nei processi decisionali

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«Un anno dedicato a valorizzare i giovani, che si sono tanto sacrificati per gli altri»: così vede il 2022 Ursula von der Leyen. Come annunciato dalla sua presidente nell’ultimo Discorso sullo stato dell’Unione, la Commissione europea ha proposto e ottenuto che l’anno europeo appena cominciato venga dedicato alle politiche per la gioventù.

L’anno europeo è una campagna di sensibilizzazione lunga 12 mesi su un argomento specifico, che viene scelto dalla Commissione e adottato da Consiglio e Parlamento europeo. In questo arco di tempo le istituzioni comunitarie e i governi nazionali offrono finanziamenti supplementari e lanciano iniziative a tema: nel 2021 è toccato alle ferrovie, nel 2018 al patrimonio culturale e nel 2015 allo sviluppo. 

L’istituzione dell’anno europeo risale al 1983, ma da allora non tutti gli anni solari hanno avuto una «dedica». La decisione spetta infatti ai commissari e la cadenza è irregolare: fra gli argomenti selezionati ci sono state le lingue (2001), l’educazione attraverso lo sport (2004) o il dialogo interculturale (2008). Si tratta in fondo di un segnale da parte dell’Unione, che in questo modo indica la volontà di affrontare il tema nelle sue politiche future. In alcuni casi la Commissione propone nuovi testi legislativi in materia, con l’anno europeo che «accompagna» un determinato orientamento. 

È il caso dell’ultima edizione, dedicata alle ferrovie. Il trasporto su rotaia è apprezzato per il suo contenuto impatto ambientale (nel 2018 ha prodotto solo lo 0,4% delle emissioni di gas a effetto serra dell’intero settore) e l’Ue spinge per raddoppiare entro il 2030 i tragitti transnazionali ad alta velocità. Tra settembre e ottobre ha corso lungo l’Europa il Connecting Europe Express: 20mila chilometri di percorso, 26 Paesi toccati, oltre cento fermate e numerosi eventi per incoraggiare i cittadini a viaggiare in treno. Dibattiti, conferenze, incontri con i soggetti interessati ed esibizioni sono state organizzate in varie città europee allo scopo di diffondere il messaggio. Una delle iniziative più apprezzate ha visto migliaia di 18enni ottenere gratuitamente il biglietto per un interrail, un viaggio in treno fino a 30 giorni attraverso diversi Stati dell’Unione.

Ma l’impatto del Connecting Europe Express e degli altri eventi paralleli è, almeno per il momento, soltanto simbolico. Gli europei preferiscono muoversi in auto, bus o aereo (in treno viaggiano il 7% del totale passeggeri e l’11% delle merci) e la rete ferroviaria continentale resta «un puzzle pieno di buchi alle frontiere», secondo l’analisi dell’European Mobility Atlas 2021. Circa la metà delle connessioni transfrontaliere non sono operative e l’idea di «uno spazio ferroviario europeo unico pienamente integrato» si scontra con la tendenza delle compagnie nazionali a non collaborare fra loro.

Dai giovani per i giovani
Nella scelta di puntare sui giovani per l’edizione 2022 dell’anno europeo ha influito molto la diffusione del Covid19 e le conseguenze sulla società, come hanno sottolineato sia von der Leyen sia i suoi commissari. «Lo dobbiamo alle generazioni che hanno sofferto di più nel corso della pandemia e che ora devono riprendere in mano la loro vita», ha detto Margaritis Schinas, addetto alla Promozione dello stile di vita europeo, al momento dell’approvazione. 

Come una sorta di «ricompensa» per quelle generazioni che hanno subito pesanti restrizioni alla propria vita quotidiana pur rischiando meno di altre in termini sanitari, la Commissione intende perseguire quattro obiettivi principali nel 2022: rinnovare le prospettive per i giovani, 

sostenerne l’educazione (con particolare attenzione a quelli provenienti da contesti svantaggiati o appartenenti a gruppi emarginati), aiutarli a comprendere le opportunità offerte loro a livello europeo, nazionale, regionale o locale e infine integrare le politiche giovanili in tutti i settori strategici dell’Unione, coinvolgendo i diretti interessati nel processo decisionale.

Per tradurre questi principi in effetti concreti, le istituzioni stanziano una dotazione finanziaria aggiuntiva di otto milioni di euro per i programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà, a cui si aggiungeranno i contributi compresi in altre voci del bilancio comunitario. Fiore all’occhiello dell’impegno per le giovani generazioni è il programma Alma, rivolto ai cosiddetti Neet: persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, né studiano o sono inseriti in percorsi di formazione. Ai partecipanti saranno offerti un soggiorno all’estero per un corso di formazione o un tirocinio dai due ai sei mesi e una consulenza dedicata, per migliorare le loro competenze e favorirne l’inserimento nel mercato del lavoro: una sorta di «Erasmus per i disoccupati», che nelle intenzioni della Commissione dovrebbe dare impulso all’occupazione giovanile.  

L’esecutivo comunitario coordinerà inoltre per tutto il 2022 una serie di attività in collaborazione con il Parlamento europeo, gli Stati membri, le autorità regionali e locali e le organizzazioni giovanili. Ognuno dei 27 Paesi disporrà di un coordinatore nazionale incaricato di organizzare la partecipazione sul proprio territorio: in Italia il compito è affidato al Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale. 

Nello specifico si tratterà di conferenze, workshop, esibizioni, momenti artistici e culturali volti a coinvolgere quante più persone possibile. Un punto rilevante di questo anno europeo è che i giovani stessi e le organizzazioni che li rappresentano sono stati inclusi nella pianificazione. 

Un’approfondita indagine online è stata condotta tra ottobre e novembre 2021, per raccogliere aspettative e suggerimenti. Dalle 4.686 risposte, la maggioranza delle quali fornite da ragazzi tra i 18 e i 24 anni, emergono i desideri delle nuove generazioni di cittadini europei: opportunità di viaggio, scambi scolastici, periodi di soggiorno in famiglie di altri Paesi, ma anche eventi sportivi o corsi di formazione. 

Proprio l’educazione è il tema più richiesto per gli incontri che saranno organizzati, con il 63,6% dei partecipanti all’indagine interessati a opportunità di perfezionamento. Seguono ambiente/cambiamento climatico e salute, in cima alle preoccupazioni dei più giovani in un sistema di conteggio che prevedeva fino a cinque scelte possibili. Molte richieste anche per gli argomenti dell’inclusività e dell’occupazione, così come per la dimensione geopolitica dell’Ue e per i valori europei. La gran parte dei ragazzi intervistati vorrebbe confrontarsi con giovani di altri Paesi dell’Ue più che con politici, attivisti o giornalisti e spera che gli eventi partecipativi vengano organizzati «in tutta Europa».

Tra i suggerimenti veri e propri ci sono quello di organizzare un food festival, per conoscere le tradizioni gastronomiche europee una «fiera europea», in cui vengano presentate le peculiarità di Stato o dei webinar su temi molto delicati, come il suicidio o la salute mentale. Le opportunità concrete vengono raccolte su un portale dedicato, DiscoverEu, che contiene anche le diverse iniziative comunitarie per i giovani, dagli scambi giovanili alle offerte di lavoro e volontariato all’estero, fino alle possibilità per entrare nei processi decisionali dell’Unione europea. 

Per quest’ultimo aspetto c’è una congiuntura favorevole che la presidente von der Leyen non ha mancato di mettere in risalto. Il 2022 è anche l’anno della Conferenza sul Futuro dell’Europa, evento inedito di democrazia partecipativa che ai giovani riserva ampio spazio: un terzo di ciascuno dei quattro Citizens’ Panel è composto da persone tra i 16 e i 25 anni e la stessa percentuale si ripete fra gli 80 delegati, i rappresentanti dei cittadini incaricati di discutere le loro raccomandazioni con gli esponenti politici nella sessione plenaria. Soprattutto alle nuove generazioni guardano la Conferenza e il suo motto: il futuro è nelle loro mani.