Convivere con il CovidStop alle zone gialle e arancioni, resteranno solo le zone rosse

Il sistema delle fasce di colore, che le Regioni ritengono sia da superare, sarà snellito. Ma fino a quando non si risolverà il rebus del Quirinale, il consiglio dei ministri non si riunirà per decidere. Dagli ospedali intanto arriva l’allarme sulle donne incinte non vaccinate

(LaPresse)

Il positivi al Covid-19 continuano a calare: nelle ultime 24 ore sono stati registrati 155.697 nuovi casi, il tasso di positività resta stabile al 15%. E la curva in discesa si riflette ora anche sul numero di ricoverati in rianimazione e negli altri reparti. Resta alto il numero delle vittime, che ieri sono state 389.

Le richieste di rivedere le regole sui colori delle regioni avanzano. Ma fino a quando non si risolverà il rebus del Quirinale, il consiglio dei ministri non si riunirà per decidere.

Ma Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, ha anticipato le ipotesi sul tavolo – come spiega il Corriere. Il sistema delle fasce di colore, che le Regioni ritengono sia da superare, visto che per ogni attività è ormai richiesto il Green pass rafforzato, sarà snellito. Stop alle zone gialle e arancioni, resteranno le zone rosse che scatteranno quando l’incidenza supererà i 150 casi per 100mila abitanti, in terapia intensiva i letti occupati saranno al 30% e negli altri reparti al 40%.

Il bollettino quotidiano resterà com’è, ma probabilmente saranno distinti, tra i ricoverati, quelli che hanno sintomi da Covid e gli asintomatici che sono risultati positivi per il controllo di routine in ospedale.

Oltre alle fasce di colore, poi, c’è grande attesa per le regole della quarantena per gli studenti. «Oggi o domani», ha detto Costa, «una circolare chiarirà che nei casi di positività che fanno scattare la Dad, i ragazzi si intendono in auto-sorveglianza e non più in quarantena. E che per il rientro in classe, dopo la guarigione, non occorrerà più il certificato medico ma solo l’esito del tampone».

Anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri parla di «una fase di transizione verso nuove regole». Il nuovo decreto dovrebbe includere anche una proroga dell’obbligo di mascherine all’aperto e disporre la durata illimitata del Green Pass per chi ha ricevuto tre dosi di vaccino.

Dagli ospedali però arriva un altro allarme: una donna incinta su due non è vaccinata. La Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) ha monitorato i parti in 12 ospedali sentinella: nei 404 parti eseguiti nella settimana tra il 18-25 gennaio, 65 – uno su sei – sono avvenuti in area Covid perché le mamme erano positive. Il 60% delle 65 pazienti non era vaccinato e il 5% aveva sviluppato sintomi respiratori. Un solo neonato, figlio di una non vaccinata, ha contratto l’infezione.

«La presenza di pazienti incinte positive pone un problema anche gestionale. È gravoso per gli ospedali, da due anni in prima linea, raddoppiare i percorsi per separare le positive. Le donne incinte che ancora non hanno aderito alla campagna si vaccinino», dice spiega Giovanni Migliore, presidente della Fiaso.

Un appello simile è arrivato dal presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia Nicola Colacurci: «La gravidanza rende la donna fragile e più esposta alle infezioni. Vaccinarsi durante la gestazione non è pericoloso, è consigliato».