Se Sparta piangeL’odissea della Grecia nel regno delle energie rinnovabili

Dai mini-parchi urbani negli appezzamenti di terra abbandonati alle nuove concessioni per l’eolico e il fotovoltaico, il Paese sta facendo grandi passi avanti: ma rimangono problemi iperdecennali, a partire dalla burocrazia ellenica

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La Grecia, baciata dal sole e spazzata dal vento, vive una situazione paradossale per quanto riguarda la sostenibilità. Le fonti rinnovabili non sono sfruttate e contribuiscono alla produzione di appena il 29 per cento del fabbisogno di energia elettrica, un dato inferiore rispetto alla media dell’Unione europea che è pari al 34 per cento. La Power Public Corporation, una società statalizzata che si occupa della produzione di energia, ha preferito puntare sul carbone lasciando ai privati – che non hanno dato buona prova di sé – il controllo delle rinnovabili.

La scelta è stata infelice anche perché la Grecia è dotata di mega infrastrutture idroelettriche che non sono state valorizzate e versano in stato di abbandono. Le cose, però, potrebbero cambiare dopo che, nel 2019, il governo conservatore del premier Kyriakos Mitsotakis ha annunciato una decarbonizzazione generalizzata entro il 2028.

Il piano della Grecia per eliminare gradualmente il carbone è messo sotto pressione dal cambiamento climatico. Il clima estremo sta mettendo a dura prova l’approvvigionamento energetico del Paese. Le nevicate da record registrate nei primi mesi dell’anno hanno provocato interruzioni di corrente per giorni interi e il governo si è trovato costretto a esortare i greci ad assumere comportamenti avveduti.

Manousos Manousakis, presidente e amministratore delegato di Admie, gestore del sistema di trasmissione della Grecia, ha dichiarato che (come riportato da Politico) la transizione «tra l’era della lignite e l’era verde» dovrà essere cauta, aggiungendo che «è meglio essere prudenti che sbrigativi e pentirsene». La lignite è il tipo carbone fossile meno costoso e più inquinante, e ha aiutato la Grecia a ricostruire la propria economia dopo la Guerra mondiale. Gli scienziati hanno lanciato l’allarme sul fatto che la produzione di energia elettrica a carbone provochi il rilascio di inquinanti che contribuiscono alla crisi climatica globale e rappresentano una minaccia per la salute.

Uno studio, pubblicato su Environmental Research Letters, ha chiarito come il particolato sottile abbia un ruolo nelle 16800 morti premature che si verificano ogni anno in Europa per cause cardiologiche o polmonari. In particolare si stima che l’energia alimentata a carbone sia responsabile di almeno 2800-3600 morti in eccesso in Bulgaria, Grecia e Romania. La capitale Atene ha ideato una soluzione innovativa per affrontare il problema dell’inquinamento. Sono stati creati mini-parchi urbani negli appezzamenti di terra abbandonati e ricoperti da rifiuti per rendere la città più verde, fresca e per migliorare la qualità della vita. Le strade chiuse sono state pedonalizzate, è stato dato un nuovo impulso alla realizzazione delle piste ciclabili e sono state riparate le vecchie fontane cittadine. La capitale ha visto la propria popolazione crescere in maniera smisurata nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, quando la migrazione dalle aree rurali ha portato alla costruzione diffusa di nuove strutture abitative ed edifici a uso residenziale.

La Grecia si è candidata a diventare un hub dell’energia elettrica verde grazie alla realizzazione della nuova interconnessione tripartita con le reti di Cipro ed Egitto. La realizzazione di un nuovo cavo sottomarino migliorerà la sicurezza dell’approvvigionamento dell’area, aumenterà gli scambi energetici e consentirà un ulteriore sviluppo delle Fonti Rinnovabili. L’accordo ha una grande importanza per l’intera Europa e creerà un canale per il trasferimento di quantità significative di energia nel Mediterraneo Orientale proprio quando il dossier ha assunto un’importanza rilevante.

L’economia della Grecia è cresciuta del 6.1 per cento nel 2021 superando la difficile congiuntura pandemica, che ha provocato un ribasso pari al 10 per cento del Prodotto interno lordo nel 2020. Il quadro è solo apparentemente positivo dato che le ferite provocate dalla crisi del debito si fanno ancora sentire. Il governo deve attrarre investimenti consistenti nel settore dell’energia pulita per poter sanare i debiti accumulati con i prestiti e porre rimedio ad un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 14 per cento. Il recovery fund dell’Unione Europea, che distribuirà aiuti pari a 30 miliardi di euro, potrebbe rivelarsi utile per la trasformazione strategica della Grecia, facilitata dall’urgenza data dal cambiamento climatico.

Nel corso dell’estate il Paese è stato devastato dagli incendi più forti degli ultimi anni, molto distruttivi, e da temperature di quarantasei gradi centigradi. Il presidente dell’autorità di regolamentazione dell’energia greca (Rae) Athanasios Dagoumas ha annunciato, come segnalato dal portale Balkan Energy Green News, che sono disponibili 5542 licenze per progetti di energia rinnovabile che riguardano l’eolico, il fotovoltaico, la biomassa e piccoli impianti idroelettrici.

La realizzazione rischia di scontrarsi con ostacoli di varia natura. Il primo impedimento è di natura burocratica e riguarda la capacità di gestione delle proposte di progetti. La Rae ha carenze di personale, la collaborazione degli enti statali potrebbe non bastare e deve essere implementata una semplificazione amministrativa. C’è, poi, la questione della connessione. Molte regioni hanno reti elettriche congestionate e devono essere fatti sforzi per raggruppare diversi progetti o per espandere la rete attraverso nuovi investimenti.