Sin VerdesPerché la Spagna non ha un vero grande movimento verde?

Verdes Equo è il più importante partito politico spagnolo di orientamento ambientalista, ma alle ultime elezioni non ha raccolto nemmeno l’1% dei consensi. Eppure la Spagna è il Paese dell’Unione Europea più favorevole all’inasprimento delle leggi per la protezione della biodiversità

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Verdes Equo è il più importante partito politico spagnolo di orientamento ambientalista, ed è nato dalla fusione di movimenti operativi a livello locale. La formazione ha l’obiettivo di fornire una piattaforma comune a chi intende difendere la sostenibilità ambientale, l’equità sociale, la democrazia partecipativa ed i diritti umani.

Le grandi aspirazioni e l’idealismo di Equo si sono però scontrate con la dura realtà elettorale. Il partito ha ottenuto appena lo 0,89 per cento dei voti al suo debutto nel 2011 e per non sparire ha dovuto fare fronte comune con i progressisti Unidos Podemos e poi con quelli di Mas Pais.

I risultati, però, sono stati molto insoddisfacenti ed Equo ha ottenuto non più di tre seggi alle consultazioni svoltesi tra il 2015 ed il 2019. Nel giugno del 2021 è stata fondata una nuova formazione politica ambientalista, Alleanza Verde, integrata all’interno di Unidas Podemos, che in questo modo ha scelto di dare più visibilità ai propositi ecologisti, che vanno ad affiancarsi alla difesa dei servizi pubblici e al femminismo. La scelta di dare vita ad Alleanza Verde è stata particolarmente apprezzata dalla confederazione della sinistra con fonti di Sinistra Unita, riportate dal El Pais, che hanno ricordato come ci fosse la necessità di «un ecologismo sociale e organizzato» e come sia «imprescindibile che quest’ultimo unisca le forze con la sinistra classica e con i movimenti sociali». Alleanza Verde ha un buon radicamento territoriale ed è presente in tutte le comunità autonome tranne la Catalogna, la Castiglia y Leon e Murcia.

La Spagna è il Paese dell’Unione Europea più favorevole all’inasprimento delle leggi ambientali per la protezione della biodiversità e il 51 per cento dei cittadini, secondo quanto riferito dall’Eurobarometro, ritiene che agire in questo senso sia molto importante. La percentuale è superiore di 10 punti rispetto alla media europea (eguagliata soltanto dal Portogallo) e questo dato è spiegabile con i tanti problemi di inquinamento dell’aria e dell’acqua sperimentati da Madrid. Lo smog soffoca città come Barcellona e Malaga e la percentuale di popolazione colpita dalle emissioni eccessive è cresciuta del 40 per cento negli ultimi anni. La Spagna non protegge adeguatamente la natura e ciò è dimostrato dal numero di procedimenti di infrazione aperti dalla Commissione Europea nei suoi confronti negli ultimi anni. Un quadro non certo rassicurante. 

Il cambiamento climatico è un tema importante per più del 90 per cento degli europei e questo dovrebbe significare che ci si trova in una fase positiva per i Verdi. Le cose, però, non stanno così dato che gli ecologisti hanno perso il monopolio delle politiche ambientali e devono subire la concorrenza dei partiti tradizionali, che gli hanno scippato i voti. Pablo Simón, professore di Scienze Politiche all’Università Carlos III di Madrid, ritiene che i movimenti verdi non siano decollati perchè l’ambientalismo è visto come un elemento che connota la divisione tra destra e sinistra e non come un tema a sé stante. Il governo socialista di Pedro Sánchez , ad esempio, ha puntato molto sull’ecologia ed ha assunto una posizione rilevante sulla scena diplomatico-ambientale globale. Ángel Valencia, professore di Scienze politiche all’Università di Malaga sentito da El Confidencial, ritiene che “lo stato di salute dei partiti verdi spagnoli è problematico” e dopo aver spiegato che «il movimento ha assunto un ruolo molto secondario nella lotta al franchismo” si dice convinto che  la situazione sia “apparentemente senza soluzione».

Secondo alcuni, come il collega Manuel Alcántara dell’Università di Salamanca, si deve tenere conto del fatto che «la Spagna ha una coscienza ecologica poco sviluppata». Juan López de Uralde, portavoce e deputato di Equo, concorda con Alcántara ed ha ammesso che «bisogna riconoscere che, in Spagna, il livello di compromesso verde è stato molto più basso rispetto a quello raggiunto in Europa Settentrionale». «Le cose stanno iniziando a cambiare ma ancora in maniera insufficiente», conclude de Uralde.

Héctor Tejero, deputato di Más Madrid ed ideologo del partito sulle questioni climatiche, ha spiegato a Inflolibre come in Germania, dove c’è un partito verde molto forte, la consapevolezza ambientale abbia avuto inizio con le mobilitazioni nucleari degli anni ’80, che hanno facilitato gli sviluppi futuri. «Anche in Spagna ci sono state le manifestazioni», ricorda Tejero «ma non si sono incanalate in grandi strutture partitiche e quel livello di consapevolezza non è mai stato raggiunto» e poi c’è la questione del sistema parlamentare spagnolo che ha avuto «un impatto significativo» sulla vicenda. «Un partito verde, in questo momento, equivale ad una formazione terza» all’interno della sinistra e «ogni terzo è pesantemente penalizzato» dalla legge elettorale e dal sistema delle circoscrizioni. Manca, infine, un’affermazione significativa «nelle aree rurali» e non solo nelle città.

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