L’inchiesta su Grillo e MobyToninelli assicura di non aver mai autorizzato proroghe di concessioni

«Se mi hanno sostituito al governo anche per questa mia fermezza? Non ho elementi per rispondere, ma di certo per quello che ho fatto da ministro mi sono fatto tanti nemici potenti», dice l’ex ministro dei Trasporti dei Cinque Stelle. «Quello che so è che io volevo servizi efficienti e tariffe più basse»

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

«Su Onorato non ho nulla da dire. Io ho fatto solo ciò che si doveva fare. Cioè ho detto che si fanno le gare e non le proroghe delle convenzioni». L’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Cinque Stelle Danilo Toninelli in un colloquio con La Stampa spiega la sua posizione sull’inchiesta milanese per traffico d’influenza che vede indagati Beppe Grillo e il patron del gruppo di navigazione Moby-Cin Tirrenia Vincenzo Onorato.

Nell’inchiesta della procura di Milano, l’accusa ipotizza che l’imprenditore abbia tentato di influenzare le politiche del governo Conte in tema di interventi in favore di Moby, in cambio di contratti pubblicitari a Casaleggio Associati srl e a Beppe Grillo srl per un milione e 50 mila euro di euro. Secondo le ipotesi degli investigatori, Grillo avrebbe veicolato tramite alcuni parlamentari e altre volte rivolgendosi direttamente ai ministeri dei Trasporti e dello Sviluppo economico, una serie di messaggi di Onorato mirati a ottenere leggi e finanziamenti per salvare Moby.

A ricevere le richieste via chat dal leader Cinque Stelle sono anche figure di spicco dell’allora governo Conte uno. Fra i destinatari, ci sarebbe anche Toninelli (non indagato) che, proprio in quel periodo, aveva intavolato un braccio di ferro con l’armatore sul tema del rinnovo di concessioni delle tratte, uno dei fronti più caldi per l’azienda di trasporto marittimo.

Fra il ministro e l’armatore campano, si arrivò addirittura a uno scontro frontale mezzo stampa. Il casus belli furono alcune dichiarazioni rilasciate da Toninelli nel gennaio del 2019 quando, durante una visita in Sardegna per sostenere il candidato pentastellato alle regionali, annunciò lo stop alle «vecchie concessioni che provocano solo danni ai cittadini» promettendo entro il 2020 una nuova gara per garantire la continuità territoriale dell’isola. Onorato restituì il colpo dandogli dell’ignorante e accusandolo di fare «pura campagna e demagogia elettorale». Seguirono strascichi per giorni, con Toninelli che sul Blog delle Stelle minacciava di ricorrere alle vie legali.

La vicenda giudiziaria, però, a pochi giorni dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica, rappresenta certamente «una brutta grana, che non ci voleva», dice quello che oggi è un semplice senatore Cinque Stelle.

Ieri, racconta La Stampa, confrontandosi con i suoi sostenitori durante una diretta Facebook dedicata alla pandemia e al Quirinale, nelle parole dell’ex ministro ha prevalso innanzitutto la difesa senza se e senza ma del «fondatore». «Non ne ho la più pallida idea. Non so assolutamente nulla», spiega rispondendo a una domanda. «Ma ho piena fiducia in Beppe. Come fai a non avere fiducia in uno che da quando è entrato in politica ha perso soldi? Gli altri hanno usato la politica per arricchirsi, lui no».

Sollecitato a parlare del caso, però, non resiste alla tentazione di ripercorrere il film della sua esperienza governativa: «Se mi hanno sostituito al governo anche per questa mia fermezza? Non ho elementi per rispondere, ma di certo per quello che ho fatto da ministro mi sono fatto tanti nemici potenti».

E sui rapporti tra Vincenzo Onorato e il Movimento 5 Stelle, spiega: «Non lo so proprio. Quello che so è che io volevo servizi efficienti e tariffe più basse, ma soprattutto che non concedevo mai proroghe di concessioni e che non l’ho fatto nemmeno in questo caso». Nel merito dell’indagine milanese, in ogni caso, ribadisce di non voler entrare: «Se sono stupito dall’inchiesta? Le mie sensazioni non hanno valore».

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