La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull’eutanasia perché se fosse abrogata parzialmente la norma sull’omicidio del consenziente (articolo 579 del codice penale) non sarebbe preservata la tutela minima della vita umana, in particolare riferimento per le persone deboli e vulnerabili. La Consulta depositerà la sentenza con le motivazioni nei prossimi giorni.
«Il cammino verso la legalizzazione dell’eutanasia non si ferma. Certamente, la cancellazione dello strumento referendario da parte della Corte costituzionale sul fine vita renderà il cammino più lungo e tortuoso, e per molte persone ciò significherà un carico aggiuntivo di sofferenza e violenza. Ma la strada è segnata», ha comunicato la associazione Luca Coscioni in una nota.
Si tratta del primo degli otto quesiti referendari presi in esame oggi dalla Corte Costituzionale. Sei di questi riguardano la giustizia e sono stati fortemente promossi dal Partito Radicale e dalla Lega di Salvini. In ordine sparso riguardano l’abrogazione della Legge Severino, la separazione delle carriere tra giudici e Pubblici ministeri, la custodia cautelare, le firme per il Consiglio superiore della magistratura, le valutazioni di professionalità sui magistrati da parte degli avvocati e la responsabilità civile da parte dei giudici. Oltre a quello sulla eutanasia, c’è anche il quesito per allentare le misure detentive sul possesso di cannabis.
1. Firmata dall’allora ministra della Giustizia Paola Severino del governo Monti, la legge impone soprattutto il principio di incandidabilità per tutti coloro che presentano condanne nell’ambito della corruzione. Silvio Berlusconi fu uno dei primi parlamentari a cadere sotto il provvedimento.
Abolendola, l’estradizione avverrebbe solo in caso di condanna definitiva e di fronte a gravi reati nell’ambito della pubblica amministrazione.
2. Gli emendamenti Cartabia vogliono indurre i magistrati e i giudici a decidere le loro funzioni già all’inizio della carriera. Inoltre puntano a ridurre la possibilità di spostarsi da una funzione all’altra solo due volte e non quattro, come adesso.
3. La cosiddetta custodia cautelare, ovvero la detenzione di un imputato prima della sentenza definitiva, sarebbe abolita se dovuta a “reiterazione del medesimo reato”.
4. In caso di vittoria dei sì, un magistrato che volesse entrare a far parte del Consiglio superiore della magistratura (Csm) non avrebbe più bisogno delle firme degli altri magistrati per presentare la sua candidatura.
5. Nel caso di errori giudiziari, oggi il danneggiato può chiedere risarcimenti allo Stato. In caso di esito positivo, il referendum prevede invece che la responsabilità diventi diretta e il risarcimento venga preteso dai giudici stessi.
6. La valutazione di professionalità sui magistrati passerebbe anche agli avvocati e a funzionari competenti, sempre che facciano parte dei consigli giudiziari e non più solo ai singoli magistrati.
7. Oggi chi coltiva la cannabis rischia da 2 a 6 anni di reclusione. Se il referendum passasse, l’uso personale e il possesso non sarebbero più considerati un reato.
8. Sul tema dell’eutanasia legale, la richiesta era quella di abrogare tramite referendum l’articolo 579 del codice penale che a oggi punisce con la reclusione chiunque procuri la morte a una persona consenziente. La condanna resterà inalterata se il soggetto è minorenne, infermo o subisce minacce e aggressioni.