Forza di volontàL’eccezionale storia di Helen Keller ci insegna il valore dell’auto-efficacia

Sorda e cieca fin da piccola, la scrittrice americana si è sempre prefissa obiettivi ambiziosi e li ha raggiunti con un inesauribile entusiasmo. Ha ottenuto molto di più nella sua vita di qualsiasi persona nel suo stesso stato vissuta prima di lei

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Era amica delle persone più famose del suo tempo, tra cui Mark Twain e Alexander Graham Bell; fu la prima donna a ricevere un dottorato onorario dall’Università di Harvard nel 1955 e la medaglia presidenziale della libertà nel 1964; pubblicò numerosi bestseller, ha tenuto conferenze in 35 paesi e ispirato milioni di persone, ma non poteva né vedere né sentire, e non ha mai veramente imparato a parlare. Helen Keller nacque il 27 giugno 1880. Poco dopo, una malattia la rese sorda e cieca. 

Helen ha avuto la grande fortuna di avere come insegnante Anne Sullivan, una donna con una forza di volontà tremenda, che si è posta grandi obiettivi a cui non rinunciava fino a quando non li aveva raggiunti. La più grande ambizione di Sullivan era di tirar fuori la sua studentessa dall’oscurità e insegnarle tutto ciò che aveva bisogno di sapere per comunicare bene e avere lo stesso grado di conoscenza delle altre persone che potevano vedere, sentire e parlare.

Più tardi Helen Keller scrisse un libro sulla sua insegnante in cui ha offerto di lei la seguente descrizione: «Non poteva semplificare se stessa o frenare la sua ambizione (preferisco chiamarlo amore per la perfezione) o circoscrivere i suoi sogni o smettere di alimentare progetti per me. Era consumata dall’irrequietezza, e la moderazione non era una sua caratteristica. Non poteva sottomettersi ad alcun destino che significasse sconfitta per noi due».

Helen Keller avrebbe potuto facilmente usare le stesse parole per descriversi. Era in grado di ottenere molto di più nella sua vita di qualsiasi persona nel suo stesso stato che era vissuta prima di lei perché, in combinazione con Anne Sullivan, costituivano un inseparabile sodalizio durato 50 anni, guidato dagli obiettivi più ambiziosi e da un inesauribile entusiasmo per l’apprendimento. «Entrambe abbiamo creduto», ha spiegato Keller, «che il miglioramento di sé non è così difficile se si vede il suo bisogno con la mente e lo si realizza come un’esperienza interiore di coscienza e potere di volontà».

Alla fine del 1900 si iscrisse al college e il suo primo giorno fu indimenticabile. «Non vedevo l’ora di farlo da anni. Una forza potente dentro di me, più forte della persuasione dei miei amici, più forte anche delle suppliche del mio cuore, mi aveva spinto a mettere alla prova le mie capacità secondo gli standard di coloro che vedono e sentono. Sapevo che ci sarebbero stati ostacoli sulla mia strada, ma ero ansiosa di superarli».

Questo è ciò che gli psicologi chiamano auto-efficacia, vale a dire la fiducia nel saper far fronte a situazioni estremamente impegnative e nel superare gli ostacoli imprevisti che la vita getta sulla tua strada. Lo sforzo per la perfezione che ha unito Keller e la sua insegnante Sullivan risulta chiaro da queste parole: «Ero per lei una piccola esploratrice della vita, e non mi ha accarezzato o lodato fino a quando  i miei sforzi non eguagliavano il meglio di cui sono capaci i bambini normali».

L’idea di non volersi confrontare con altre persone portatrici di handicap, ma con persone normo-dotate, era un tema costante che attraversava tutti i suoi libri. Le uniche due persone al mondo che conoscevano precisamente Helen Keller erano Anne Sullivan e suo marito John Macy, che ha descritto Keller come segue: «La sua vita è stata una serie di tentativi di fare qualsiasi cosa facessero gli altri, e di farlo anche bene […] La sua riluttanza a essere sconfitta ha sviluppato il suo coraggio. Dove un altro può andare, anche lei può arrivarci».

Il 28 giugno 1904, Keller si laureò cum laude al Radcliffe College. Era una donna con una grande immaginazione, e questa immaginazione le ha permesso di porsi grandi obiettivi e vedere questi obiettivi con gli occhi della sua mente, come ha spiegato nel suo libro The World I Live In: «Quello che sta dentro di noi è vero quanto quello che vediamo all’esterno, il mondo più bello è sempre entrato in noi attraverso l’immaginazione. Se volete essere qualcosa che apparentemente non siete – qualcosa di bello, nobile, buono – chiudete gli occhi e per un momento in sogno siete ciò che desiderate essere». Quello che Keller sta descrivendo è il processo di visualizzazione, una delle tecniche chiave dell’autosuggestione. È una tecnica che anche Keller ha usato e che le ha permesso di concentrare il suo sguardo interiore su ciò che voleva essere.

Per Keller, Sullivan era una specie di quello che oggi definiremmo un mental coach. Nel libro Teacher, Keller cita molte delle frasi ispiratrici di Anne Sullivan, tra cui: «Qualunque cosa accada, continuate a ricominciare e a fallire. Ogni volta che fallite, ricominciate da capo, e diventerete più forti finché non scoprirete di aver raggiunto uno scopo – forse non quello che volevate raggiungere all’inizio ma uno che sarete comunque felici di ricordare di avere ottenuto».

Una delle ragioni per cui Helen Keller divenne un’icona americana risiede nel fatto di essere stata una potente sostenitrice del pensare positivo, simile a persone come Dale Carnegie, Joseph Murphy, Napoleon Hill, Norman Vincent Peale e altri. «Per quanto riguarda il mio paese», scriveva nel suo saggio del 1903 sull’ottimismo, «penso che essere una cittadina americana significhi essere un’ottimista».

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