Green (planned) economyLe nuove politiche energetiche dell’Ue vanno contro la logica del mercato

Bruxelles ha fissato nuovi obiettivi per le emissioni per i produttori di automobili, indicando alle aziende quali modelli vendere, poi ha stabilito una nuova tassonomia, infine ha imposto obblighi di ristrutturazione per gli immobili. La storia però insegna che decisioni dirigiste sono destinate a portare risultati negativi

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L’Unione europea ha fissato obiettivi per le emissioni di CO2 per i produttori di automobili, essenzialmente per indicare alle società automobilistiche quali veicoli dovrebbero produrre. Sempre l’Unione europea ha introdotto anche una nuova tassonomia che stabilisce quali sono gli investimenti buoni e quelli cattivi. Ora, con la sua revisione della direttiva sul rendimento energetico degli edifici, Bruxelles ha imposto obblighi di ristrutturazione e decarbonizzazione per i proprietari di immobili.

Questi tre esempi dimostrano, qualora ce ne fosse bisogno, come la comprensione a livello europeo di come funziona un’economia di mercato stia diminuendo.

Un’economia di mercato si basa sui principi della proprietà privata e della concorrenza: le aziende decidono cosa e quanto produrre, prendono le loro decisioni anche in base alle informazioni che vengono veicolate dai prezzi che si formano sul mercato.

Gli imprenditori svolgono un ruolo centrale, in quanto sviluppano nuovi prodotti e scoprono nuove opportunità. I consumatori svolgono anch’essi un ruolo importante dal momento che sono i loro acquisti individuali che alla fine determinano il successo o il fallimento dell’imprenditore.

Nel socialismo, invece, non ci sono prezzi reali e sono le autorità centrali di pianificazione che decidono quali prodotti devono essere realizzati e in quali quantità. Naturalmente, nessuno di questi sistemi esiste nella loro forma più pura in tutto il mondo.

Nel mondo reale, tutti i sistemi sono misti. Nei sistemi socialisti c’erano e ci sono elementi residuali dell’economia di mercato (altrimenti sarebbero durati ancora meno). Anche nei Paesi capitalisti di oggi ci sono molte componenti dell’economia socialista e pianificata (che spesso ostacolano il funzionamento dell’economia di mercato). Il problema si manifesta quando l’equilibrio si sposta sempre più a favore dell’economia pianificata.

Tale spostamento, oggi, è determinato anche dalle tre direttive dell’Unione europea menzionate in apertura: la tassonomia, ad esempio, stabilisce i criteri per determinare se un’attività economica sia sostenibile dal punto di vista ambientale oppure no. Non sono più le imprese, ma i politici e i funzionari pubblici che determinano gli investimenti da fare.

L’impatto di tali decisioni è ben rappresentato dall’attuale dibattito se l’energia nucleare e il gas debbano essere considerati sostenibili. In Germania, i membri dei Verdi si oppongono all’energia nucleare per motivi ideologici. I francesi invece sono a favore. Il risultato è il seguente: considerazioni politiche e compromessi determinano il panorama degli investimenti.

Lo stesso vale per gli obiettivi dell’Unione europea in materia di emissioni di CO2 da parte delle automobili. Non sono più le case automobilistiche – o in ultima analisi i consumatori – a decidere quali automobili produrre, ma lo Stato.

In Germania, Oliver Luksic, esperto di trasporti dei liberali della Fdp e sottosegretario al ministero federale degli Affari digitali e dei trasporti, ha detto: «Siamo entrati nell’era della green planned economy, quando non sono più l’offerta e la domanda che determinano quali auto costruire, ma lo Stato. Invece di un’apertura alle varie tecnologie, l’attenzione si concentra esclusivamente sull’elettromobilità alimentata a batteria, che di per sé, tuttavia, non rappresenta progresso o innovazione».

Le aziende automobilistiche si adeguano e chiedono sovvenzioni statali. Affermazioni come il gruppo Volkswagen supera gli obiettivi europei di CO2 per il 2020» ricordano fatalmente quanto avveniva nella socialista Germania dell’Est.

Terzo esempio: la Commissione europea vuole obbligare gli Stati membri ad applicare standard minimi di rendimento energetico. I proprietari di immobili privati dovranno modernizzare i loro edifici entro il 2030 in conformità a dei requisiti stringenti, mentre gli edifici pubblici dovranno essere rinnovati entro il 2027. Il 15% delle circa 220 milioni di case nell’Unione europea saranno interessati dalla direttiva sulla ristrutturazione. Il lobbista di un produttore di isolanti non avrebbe potuto essere più felice: «Ogni singolo edificio che consuma troppa energia dovrà essere rinnovato nei prossimi anni».

Cent’anni anni fa, l’economista Ludwig von Mises dimostrò che il socialismo non può funzionare perché non ci sono prezzi reali quando lo Stato determina ciò che viene prodotto. Il fallimento di tutti i sistemi socialisti gli ha dato ragione. Ma apparentemente le persone non hanno imparato nulla dalla storia.