Voltare paginaTutti dovrebbero leggere “Nazionalismo” di Kedourie, anche gli avversari politici

È un’analisi potente e precisa, ripubblicata dalla benemerita casa editrice Liberlibri, che aiuta a orientare il dibattito su un tema che sembra tornato d’attualità. Uno strumento utile soprattutto per chi combatte questa ideologia

di Mhrezaa, da Unsplash

Se un fantasma si aggira per l’Europa, negli ultimi anni è stato quello del nazionalismo. Inframmezzato ai più diversi motivi populisti, travestito da “sovranismo” per evitare il richiamo a un’idea di nazione spesso usurata nella società globale, il nazionalismo sembrava morto, consegnato al cimitero delle idee del secolo passato. E invece è più presente che mai, entra quotidianamente nella comunicazione di leader diversissimi, per cui popolo e nazione sono formule totalizzanti, armi puntate contro l’Europa delle élite e la globalizzazione dei banchieri.

Quando un’idea sopravvive a tempi tanto diversi, e quando ritorna ciclicamente anche nella discussione pubblica più minuta e puntuale, vuol dire che di un’idea forte si tratta. Magari sbagliata, ma forte.

Nelle scorse settimane Liberlibri, benemerita casa editrice di Macerata che tanto ha fatto per dare a questo Paese una cultura liberale degna del sostantivo, ha pubblicato in traduzione “Nationalism” di Elie Kedourie. È un libro del 1960, forse quello dopo il quale si riaccende la discussione sul tema, riferimento per Ernest Gellner (il cui “Nazioni e nazionalismo”, con la sua interpretazione funzionalista e, in realtà, para-marxista del nazionalismo, fu invece prontamente tradotto da Editori Riuniti). Il libro prende il nazionalismo sul serio, lo inquadra nell’idealismo tedesco dell’Ottocento, lo interpreta (per usare una felice espressione di Alberto Mingardi, che ha tradotto e introdotto il volume) come “romanticismo in politica”.

I romantici sono schiavi di alcuni assunti, come il primato dell’autenticità. E l’autentico, in politica come nella vita, è totalizzante, fa piazza pulita degli artifici e di quanto di più artificiale ci sia: cioè le regole complesse di quell’impresa complessa che è il vivere civile.

Abbiamo ospitato una presentazione del libro al Centro Brera (potete rivederla su Radio Radicale) e ospitiamo su Linkiesta gli interventi, bellissimi, di Sergio Belardinelli, Antonella Besussi e Fiona Diwan.

Si capisce che rispetto ai nazionalisti noi stiamo sull’altra barricata. Ma qualsiasi cultura politica che si rispetti studia e cerca di comprendere il suo avversario. Così dobbiamo fare. Il libro di Kedourie è uno strumento potente e speriamo lo sia anche il dibattito di cui come Linkiesta abbiamo dato conto e che speriamo prosegua.

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