La banalità del canaleQuelli che su La7 dicono che i russi si impegnano «a non spaventare la gente»

Enormità in diretta televisiva che, più del negazionismo e della contraffazione storica, dimostrano come i danni maggiori arrivino dalle chiacchiere da bar televisivo

Il fatto che certe cose si dicano in un programma di intrattenimento popolare, in favore di un’audience in bigodini nell’incombenza del soffritto, anziché dal palco di un convegno accademicamente impettito, non solo non scrimina ma semmai aggrava lo sproposito.

E così se a Tele5Stelle (La7 è dicitura ormai decettiva), in faccia a un’impassibile conduttora, l’influencer Andrea Purgatori dicesse che in Ucraina i russi si stanno impegnando «a non spaventare la gente», gravemente sbaglierebbe chi facesse spallucce pensando che dopotutto è soltanto roba da trivio, modestamente oscena ma incapace di male duraturo come lo scaracchio nell’acquasantiera.

La raffinata contraffazione storica, l’articolato esperimento negazionista, il sapiente bianchetto sul reportage altrimenti impresentabile, sono gli strumenti invalsi con cui si cancellano le colpe e si offende la verità: ma non sono nulla, per efficacia, rispetto alla rimasticatura da bar, nulla rispetto alla potenza consensuale della proverbialità plebea, nulla rispetto alla pensosa balordaggine trasfigurata in realtà per via di reiterazione presso i ranghi più sprovveduti, giusto come certe delicatezze novecentesche si accreditarono tra i rutti di una birreria bavarese più che grazie agli slogan propagandistici di un letterato zoppo.

Vista l’aria che tira, sarebbe troppo facile e insieme sovradimensionato giustapporre all’immagine delle premurosità russe, vagheggiate durante una chiacchiera tra un blocco pubblicitario e l’altro, quella del corpo del bambino esausto di sangue in una via di Kiev, un soggetto probabilmente inetto a comprendere appieno gli intendimenti in realtà moderati degli aggressori.

E infatti non stiamo discutendo di queste miserie – ciò che a sua volta sarebbe troppo semplice e inutilmente sproporzionato – per addebitarle alla responsabilità di chi, con ogni evidenza, non si rende conto di quel che dice: ma per non essere guardati dall’abisso in cui esse sprofondano alla rinfusa con tutte le parole sbagliate e quelle mancate, con tutte le leggerezze che hanno aggravato il conto di tante tragedie, con tutte le bellurie di cui si è incipriato il profilo identico degli aguzzini di tutti i colori, con tutto il sofisticato bene adibito a dissimulare la semplicità del male.