Scardinare il dispotismo I referendum sulla giustizia sono fondamentali perché mettono in discussione un potere abusivo

Più che per il merito, che non è da poco, conta il fatto che vanno a colpire un accumulo di potere usurpato nel tempo ed esercitato grazie al timore di chi non osa più rivendicare i diritti originari del nostro sistema costituzionale

di Tingey Injury Law Firm, da Unsplash

I referendum sulla giustizia che dovrebbero tenersi in primavera sono i più importanti della storia repubblicana.

Non per il merito dei quesiti, che pure riguarda questioni molto rilevanti, a cominciare dalla separazione delle funzioni e dalla responsabilità civile dei magistrati: sono tanto importanti perché sulle norme di cui si chiede l’abrogazione per via popolare giganteggia ormai un accumulo di potere usurpato, la risalente concrezione di istanze reazionarie che rende altrimenti impassibile quel potere e irrevocabile la stortura su cui esso si regge.

Non si tratta solo di abrogare norme ingiuste: si tratta di abrogare norme sulla cui ingiustizia ha prosperato un sistema abusivo, e non è un caso che ad opporsi all’abrogazione non sia una rivendicazione di giustizia di quelle norme ma, addirittura sfacciatamente, la reazione innominata ma ferrea del potere che se ne avvantaggia.

Ma se, per un verso, mai prima quel potere, e cioè il potere giudiziario costituito in perenne contro-governo, è stato così forte e pervasivo in Italia, mai così evidente, per altro verso, è stata l’impunita tracotanza per cui esso si caratterizza e, infine, mai così manifesta è stata la plateale incompatibilità civile e costituzionale e democratica del portamento togato che lo esercita con pretesa di incensurabilità.

C’è una differenza tra il dispotismo tollerato perché se ne fraintende la natura e quello omaggiato perché se ne teme l’arbitrio: ed è la differenza tra la norma cui ci si uniforma perché se ne riconosce, pur sbagliando, l’adeguatezza, e quella cui si sta soggetti unicamente per il timore di sottrarvisi.

Questi referendum, ben oltre il contenuto dei quesiti, sono l’occasione per misurare la capacità del Paese di riconoscersi nei diritti originari del nostro sistema costituzionale o invece di arrendersi al potere che li ha violentati.

Non sono referendum per una giustizia da rifare: sono referendum per abrogare il potere di chi l’ha rifatta sul proprio interesse spacciato per interesse generale.