Fake fregnacceLo vedo solo io che il Novecento sopravvive nella pazienza dell’amante (presunta) di Totti?

Il matrimonio del Pupone e dell’ex Letterina, addirittura trasmesso in televisione, sembra un reperto del secolo scorso se messo a confronto con le nozze instagrammate dei Ferragnez. Ma crisi o non crisi qualcosa di quegli anni sopravvive ancora e dà speranza

Alfredo Falcone / LaPresse

Sul mercato del prosciutto, quant’è quotata una voce di separazione su Instagram? Il 12 gennaio, quando nelle loro storie è comparsa una foto di mani unite su cuscini del letto, una smentita muta dopo giorni di illazioni e piccole signore in giallo che notavano la mancanza della fede al dito di lui, Chiara Ferragni ha guadagnato 6418 follower: meno del giorno prima, meno della metà del giorno dopo (le storie smettono d’essere visibili dopo un giorno); suo marito ne ha guadagnati 1562: in montagna, nella vacanza che avrebbe causato la crisi, ne acquisiva ogni giorno cinque volte tanti.

L’altroieri, Ilary Blasi ha messo nelle storie un video di lei a tavola col marito e i bambini, con tag al ristoratore (nella cui pagina, dopo la foto con gli ancora coniugi, ce n’è una con Conte – il segnaposto, no il cantante); il suo ancora marito, Francesco Totti, ha messo nelle storie quattro video in cui, con l’aria serena di Bellini e Cocciolone, diceva d’essere stufo di smentire «fake news» (in romano antico: fregnacce). Quel giorno i follower di Ilary Blasi sono aumentati di 31360, quelli del suo ancora marito di 31126.

Se c’è una cosa che ci ha insegnato la pandemia, è che niente è meno oggettivo dei numeri. Da quelli che vi ho appena trascritto possiamo, a seconda della disposizione d’animo, dedurre: che gli italiani sono più interessati al matrimonio Blasi che a quello Ferragni; che tra Ilary e il marito ci sia più equilibrio numerico che tra Chiara e il marito; che la vita dei Ferragni sia meno incarnata nel loro matrimonio di quanto lo sia quella di Ilary e Francesco (e questo nonostante Chiara e il marito abbiano messo in onda un documentario di coppia, mentre il marito di Ilary il documentario se l’è fatto da solo); che i documentari bisogna sbrigarsi a farli prima che crolli tutto; che a non smentire non è rimasta neanche la regina d’Inghilterra, figuriamoci le celebrità locali; che è finito il Novecento.

Io dei Totti non volevo occuparmi. Non avevo – non ho – niente da dire: non ho mai seguito lo sport cui gioca lui, né i programmi che conduce lei. L’unica ragione per cui li tenevo presenti era che mi pareva rappresentassero, appunto, la fine del Novecento: la cerimonia di nozze in diretta televisiva invece che frammentata in storie Instagram da quindici secondi.

Era il 2005, le nozze del calciatore e di quella che per tutta la vita sarà «l’ex Letterina» (puoi condurre tutti i Grande Fratello del mondo senza che ce li ricordiamo quanto gli stacchetti di Passaparola) le trasmise Sky. Ieri vi ho ricopiato Chuck Klosterman sulla durata dei decenni che ha a che vedere con la percezione culturale e non col calendario: il Novecento, un secolo che si è svolto in tv, è finito nel 2005.

Quando, nel 2018, si sono sposati i Ferragni, non conosco nessuno che non abbia passato la giornata a cliccare «segui» sugli Instagram di tizi che non sapevamo chi fossero ma erano lì, col loro prezioso telefono e un pacchetto dati benedettamente gratuito, a farci i filmini degli sposi emozionati, del bambino biondo, della suocera tatuata, delle decorazioni identiche a tutte le altre decorazioni di banchetti di nozze che da allora in poi abbiamo visto precise identiche in ogni matrimonio instagrammatico. Nel 2018 la televisione era già morta, lunga vita alla televisione.

Adesso, però, i giornali si buttano sulla vociferata crisi tra i coniugi Blasi con la brama di chi dice «di questi sì che possiamo occuparci a tutta pagina, questi hanno un mestiere, a questi sappiamo cosa scrivere nelle didascalie». Sottinteso: mica come i Ferragni. Sottinteso: questi sono del nostro mondo (quello delle edicole e dei maniscalchi: che nostalgia).

Avendo Ilary instagrammato una linguaccia in un autoscatto su Frecciarossa (stava sempre nelle storie, se ve la siete persa ormai è andata, come nel Novecento quando i programmi televisivi andavano guardati mentr’erano in onda), i segugi della notizia hanno addirittura scovato una foto analoga del personaggio più interessante di questa soap, tale Noemi Bocchi (non mi lamenterò mai più di quanto alle medie fosse impegnativo chiamarsi «Guia»).

Non so se sia vero che la signora Bocchi ha una relazione clandestina con Francesco Totti, ma dell’ampia copertura a lei fornita dai giornali mi sembrano notevoli due dettagli.

Uno è il lessico del marito (ovviamente anche lei ne ha uno, separando), che al Messaggero si dice «sgomento», e precisa che «il suo agire disinvolto non mi stupisce»: se avete mai sentito parlare Totti, converrete che la signora è discontinua nella tipologia di uomini con cui conversare.

L’altra è la foto che tutti i giornali pubblicano a presunta riprova della relazione. Totti seduto in tribuna allo stadio che saluta la folla; e lei, due file più indietro, che gli guarda il profilo (quello del volto, no quello Instagram). Quindi, nel ventunesimo secolo, ci sono ancora donne che pur di dividere uno spazio pubblico con l’amante sono disposte a sedersi in disparte e ad aspettarlo devote, a scrutargli amorevoli un orecchio finché qualcuno non svelerà la loro presenza ai giornali. Quindi, forse c’è una sola ragione per sperare che questa faccenda sia vera, ed è la possibilità di trarne una flebile speranza: almeno nel ruolo dell’amante che pazienta a lungo, il Novecento non è finito.