L’inganno della disintermediazioneIl reality sui Ferragnez e l’illusione della vita in diretta

Il prossimo stick su cui pisciare i propri ormoni dovremo dunque abbonarci a Prime per vederlo? Altro che acqua pubblica: Ferragni bene comune. Abbiamo diritto di vedere i fatti suoi a tutte le ore senza abbonamento

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La discrezione, diceva Philip Roth, non fa per i romanzieri. Cioè: per quelli che commerciano in prodotti dell’ingegno. Per quelli che commerciano in schegge del sé, invece, la discrezione è più necessaria di quanto si crede.

Quando Chiara Ferragni era incinta, ogni tanto pubblicava messaggi ricevuti dal suo pubblico. Erano perlopiù tizie che le dicevano d’aver attivato le notifiche, dimodoché Instagram le avvisasse di qualunque alito di vita ferragnesco: se stanotte alle quattro l’idola partorisce, la fedele non si vuol perdere l’evento, non vuole che lo sappia TgCom prima di lei.

Nell’epoca della disintermediazione percepita, i fan si convincono di sapere tutto del loro beniamino. Poiché se i commercianti del sé partoriscono, o s’innamorano, o mettono in vendita una nuova scheggia di sé, non mandano un comunicato ai giornali ma usano i loro social per dirlo, allora chi li segue s’illude di sapere cose di loro. Di saperne quanto la famiglia, quanto gli amici, quanto il diario col lucchetto.

C’è un intero filone di giornalismo, fatto da gente cui i genitori hanno pagato gli studi e alla quale l’ordine ha fornito un tesserino che certifica un certo tipo di doti intellettuali, c’è un intero filone addetto a riportare ai propri lettori cos’ha twittato il tal attore, cos’ha risposto la tal scrittrice, quale soubrette ha smesso di seguire su Instagram il tal cantante. Il tutto nell’illusione che queste mosse pubbliche ci svelino di chi le compie più di quel che il personaggio pubblico intendesse svelarci.

Un paio di settimane fa Chi ha pubblicato delle foto di Chiara Ferragni che, sul ponte di una barca, gesticolava apparentemente litigando col marito. L’idea era: su Instagram fanno tanto i piccioncini, ma ve la mostriamo noi la verità delle loro scene da un matrimonio.

Adesso, che Chiara Ferragni ha annunciato che tra un paio di mesi un programma televisivo – in onda su Prime – racconterà la sua vita coniugale; adesso, che Chiara Ferragni con parecchi anni di ritardo su Kim Kardashian s’è messa le telecamere in casa; adesso, io sto per scrivere una lettera ad Alfonso Signorini protestando vibratamente per le lacune informative del settimanale da lui diretto: perché sul ponte della barca non si vedeva la troupe televisiva che chissà da quanto segue i coniugi Ferragni? (Domenica notte Kate Winslet ha ringraziato per l’Emmy dicendo che la sua principale fortuna è che sarà sposata a vita col suo terzo marito. Il terzo marito della signora Winslet è il nipote di Richard Branson, tuttavia è molto più povero di lei in quella valuta che è la celebrità. Winslet, donna saggia, sa che queste situazioni vanno compensate dicendo al coniuge meno noto che egli è il nostro modo di misurare il tempo. Ferragni, altrettanto saggia, si storpia il cognome per fare una crasi col nome d’arte del marito, e quindi la trasmissione si chiamerà I Ferragnez).

L’illusione della vita in diretta era già un’illusione fragile. Quando una che apparentemente non ha vita privata annuncia la propria gravidanza quando lo sa già da mesi (come la sua vita appartenesse a lei e non a noi che le mettiamo i cuoricini: come si permette), e nel farlo tira fuori un filmato girato mesi prima ma mai pubblicato, noi pubblico medio siamo costretti a prendere atto della truffa: filma tutto, anche il test di gravidanza, ma non tutto ci fa vedere. Non subito. Forse, in alcuni casi, addirittura mai. Forse osa tenere qualcosa per sé. Forse – e questo è un abisso che non osiamo contemplare – decide cosa concederci di sé. Lo decide lei. Ma cos’è, delirio d’onnipotenza? Noi siamo il pubblico del televoto, si sa che decidiamo noi.

Poi, addirittura, la sua vita la vende a una multinazionale. Non quella che usa per trasmetterci in diretta la propria vita, no. Non la multinazionale di Zuckerberg: quella di Bezos. La sua vita avrà il montaggio. La sua vita verrà messa via per esserci raccontata più avanti, quando sceneggiatura lo prevede. Oddio, ma io la guardavo perché fosse sé stessa sestessamente, se è solo un personaggio da reality cosa me ne faccio?

La fan media aveva già vacillato ai tempi del matrimonio. Quando Chiara Ferragni aveva ceduto a Vogue America i filmini nella gita con le donne di famiglia nell’atelier di Dior, dove le avevano cucito addosso pizzi sofisticatissimi. Li aveva messi su Vogue dopo il matrimonio, mica il giorno in cui ci era andata. E che ne era di noi? Del nostro diritto a sapere i fatti suoi prima che li sappiano i suoi parenti più stretti, che credevamo tutelato dalla costituzione, che ne è? Della nostra identità se il nostro genere è quello di cuoricinatrici della Ferragni?

Quali leggi ci difendono?

Già lì ci era venuto il sospetto d’essere clientela d’un commercio, mica migliori amiche di Chiara.

E ora questo affronto. Il prossimo stick su cui pisciare i propri ormoni dovremo dunque abbonarci a Prime per vederlo? Altro che acqua pubblica: Ferragni bene comune. Abbiamo diritto di vedere i fatti suoi a tutte le ore senza abbonamento.

Solo un’eventualità troppo bella per essere vera potrebbe risarcirci del diritto di cui Chiara Ferragni ci priva firmando un contratto con Jeff Bezos. Solo una cosa, ci aspettiamo da Prime.

Che, con la discrezione da romanziere che lo caratterizza, il marito della Ferragni abbia concesso al nuovo reality il dietro le quinte della telefonata Rai durante la quale ci era sembrato solo un fesso, e invece era un teatrante che imbastiva un nuovo genere d’iperrealismo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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