Altro che dittatura sanitariaGli insegnanti che sostituiscono i prof no vax sono senza stipendio da quattro mesi

Dal primo aprile, i circa 3.800 docenti non vaccinati sospesi rientreranno a scuola, saranno retribuiti, ma non potranno fare lezione. Le “supplenze Covid” serviranno ancora e il governo ha prorogato i contratti fino al 15 giugno. Ma dalla Ragioneria dicono di non aver ricevuto i fondi dal Miur per pagarli

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Dal primo aprile i circa 3.800 insegnanti no vax rientreranno a scuola. Non potranno entrare in contatto con gli studenti, per cui bisognerà capire come impiegarli. Ma torneranno a percepire lo stipendio. Il tutto, mentre docenti e bidelli del cosiddetto “personale Covid”, chiamati in emergenza per coprire le cattedre dei prof contagiati e soprattutto di quelli che si sono rifiutati di vaccinarsi, non vengono pagati da quattro mesi. Da dicembre, le buste paga per loro sono a zero.

Il ministero dell’Istruzione da poco ha chiarito in una circolare che le “supplenze Covid” saranno prorogate fino al 15 giugno e, solo per le maestre della scuola dell’infanzia, fino al 30. La legge di bilancio 2022 aveva stanziato i fondi fino al 31 marzo. Il decreto Ucraina, poi, ha stanziato ulteriori risorse per altri tre mesi: per le retribuzioni di supplenti e personale Ata – circa 55mila contratti – sono previsti altri 170 milioni di euro e il Fondo per l’emergenza Covid per la scuola viene incrementato nel limite di spesa di 30 milioni.

Ma i soldi, appunto, al momento non si vedono. E le migliaia di insegnanti e bidelli che finora hanno fatto da tappabuchi ai colleghi no vax, sospesi per via dell’obbligo vaccinale previsto dal governo per il personale scolastico, da dicembre non percepiscono nulla in busta paga.

Dalla Ragioneria dello Stato hanno spiegato che «l’insufficiente stanziamento di fondi da parte del Miur impedisce al Noipa di pagare». Il Noipa è la piattaforma del ministero dell’Economia usata per la gestione degli stipendi dei dipendenti pubblici. I fondi devono arrivare dal Miur. E se non arrivano, insomma, il sistema non può erogare gli stipendi. Il processo per il pagamento risulta poi macchinoso e articolato e questo aveva provocato ritardi già in passato.

Sulla questione, la deputata del Partito democratico Chiara Gribaudo ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e al ministero dell’Economia Daniele Franco, che ora dovranno rispondere in aula.

Anche perché le “supplenze Covid”, nonostante la fine dello stato d’emergenza del 31 marzo, serviranno ancora fino alla fine dell’anno scolastico. Le nuove misure di allentamento che scatteranno dal 1 aprile prevedono comunque l’obbligo vaccinale per gli insegnanti fino al 15 giugno. Dopo il 31 marzo, però, i presidi non potranno più impedire ai docenti no vax sospesi l’ingresso a scuola, ma dovranno destinarli ad altre mansioni. Di fatto, non potranno insegnare, ma potranno partecipare alla programmazione o alle riunioni dei docenti. E quindi torneranno a percepire lo stipendio. Tuttavia i sostituti in aula serviranno ancora, anche dopo il suono dell’ultima campanella di metà giugno, visto che per molte classi ci saranno gli esami da organizzare.

Dalla relazione tecnica che ha accompagnato il decreto legge del 24 marzo sulla fine dello stato d’emergenza, emerge che gli insegnanti no vax sospesi sono 3.812. Di questi, 2.677 sono di ruolo e 1.135 no. Prendendo come base questa platea, sono stati stanziati anche altri 29,2 milioni per la loro sostituzione. Risorse che però arrivano, per metà, dal Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, che è stato aumentato con la manovra 2022 con l’obiettivo di accrescere la dote finanziaria a disposizione per il rinnovo del contratto della scuola.

In pratica, non solo dal 1 aprile i prof no vax torneranno a percepire lo stipendio senza insegnare, mentre chi li sostituisce non vede un euro da dicembre. Ma a pagare il prezzo della loro sostituzione rischiano pure di essere i prof regolarmente vaccinati.